L'appello di Confedilizia: “Eliminare il blocco di tutti gli sfratti per fine locazione o morosità”

Il presidente Caselli osserva: “Un intervento così generalizzato è del tutto fuori luogo, poiché non è condizionato dal fatto di aver subito danni dal covid”

Confedilizia Forlì-Cesena si appella ai quattro deputati forlivesi: Marco Di Maio (Italia Viva), Carlo Ugo De Girolamo (Movimento 5 Stelle), Jacopo Morrone (Lega) e Simona Vietina (Forza Italia). La richiesta dell’Associazione dei proprietari di immobili è quella di un loro impegno in Parlamento affinché si possa eliminare l’assurdo blocco di tutti gli sfratti per fine locazione o per morosità fino al 31 dicembre 2020, così come deciso dalla recente approvazione di un emendamento al ‘decreto rilancio’, in sede di Commissione Bilancio della Camera.

La sospensione era già in vigore dal 17 marzo per effetto del decreto ‘cura Italia’, che l’aveva prevista dapprima fino al 30 giugno e poi, in sede di conversione, fino al primo settembre. Ora, con l’ultimo emendamento approvato si va al 31 dicembre. Sono interessati tutti gli affitti, abitativi e non abitativi, e tutte le procedure, sia per morosità sia per finita locazione.

“L’approccio scelto è completamente errato – afferma Carlo Caselli, presidente provinciale di Confedilizia – oltre che gravemente lesivo del diritto di proprietà. Se il Governo e il Parlamento ritengono che vada tutelata l’esigenza di una categoria di cittadini, devono disporre che se ne faccia carico la collettività, non già imporre a un’altra categoria di cittadini di farlo, a proprie spese e senza alcuna forma di risarcimento”. Il presidente Vicario Stefano Senzani aggiunge: “Come ha giustamente sottolineato il nostro Presidente nazionale Giorgio Spaziani Testa, il provvedimento in questione costituisce un vero e proprio attacco al diritto ed un insulto al diritto di proprietà. Gli  italiani cui sono stati richiesti i primi 11 miliardi dell'Imu 2020, che il Governo non si è neppure degnato di rinviare, se ne ricorderanno”.

Caselli e Senzani poi sottolineano: “E’ del tutto fuori luogo un intervento così generalizzato, che non viene neppure condizionato, come invece fatto per altre misure varate in questo periodo, alla circostanza di aver subito danni dal covid. Ad usufruire del blocco, quindi, sarà anche un dipendente pubblico con il suo stipendio garantito, che sarà ‘assistito’ coattivamente da un proprietario che potrebbe avere il canone di locazione quale unica entrata. Il proprietario-locatore potrebbe aver perso il lavoro, trovarsi in cassa integrazione, essere una partita Iva in crisi, può essere titolare di un contratto di mutuo, può avere in corso costosi interventi di ristrutturazione, ma tutto ciò non viene considerato”.

Confedilizia Forlì-Cesena, infine, rilancia l’appello ai parlamentari locali: “Si spendano affinché prevalga il buon senso, chiedendo il ritiro di tale provvedimento che ha conseguenze devastanti sul mercato immobiliare con effetti negativi sulle stesse categorie che si vorrebbe tutelare, vale a dire gli inquilini. Chi mai andrebbe ad avventurarsi in nuovi contratti di locazione, abitativi o commerciali, sapendo che il suo investimento è soggetto ad intromissioni di questo genere da parte dello Stato?”.

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