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L'annuncio del direttore generale dell'Ausl Romagna Carradori: "In Romagna vaccini anti-covid dal 27 dicembre"

Un'importante accelerata nella lotta contro il virus, che vedrà la somministrazione delle prime dosi a medici, operatori sanitari e ospiti delle strutture residenziali

Il v-day anti-covid in Romagna sarà il 27 dicembre. Lo ha annunciato il direttore generale dell'Ausl Romagna Tiziano Carradori nel consueto appuntamento di pubblica utilità del sabato pomeriggio su Facebook con il parlamentare forlivese Marco Di Maio e con il professor Claudio Vicini, direttore di Dipartimento dell'Ausl Romagna e otorino di fama internazionale. Un'importante accellerata nella lotta contro il virus, che vedrà la somministrazione delle prime dosi a medici, operatori sanitari e ospiti delle strutture residenziali.

Così Carradori: "L'ente autorizzatorio europeo approverà il 21 dicembre l'emmissione del vaccino e già il 27 dicembre dovremmo iniziare con la somministrazione delle prime dosi in tutta l'Emilia Romagna. Il condizionale è d'obbligo, perchè stiamo correndo contro il tempo. Dieci giorni fa pensavamo di iniziare nella seconda metà di gennaio, mentre siamo arrivati a subito dopo Natale".

L'organizzazione della campagna vaccinale

Il direttore generale dell'Ausl Romagna ha illustrato l'organzzazione operativa: "La Regione, con la collaborazione delle Ausl, ha determinato la popolazione da vaccinare in prima istanza, partendo da operatori sanitari pubblici e privati e dagli ospiti delle strutture residenziali. Contestuamente abbiamo definito gli aspetti di carattere operatore-logistico all'interno delle aziende sanitarie, individuando i luoghi dove si effettueranno materialmente le vaccinazioni".

Ecco dove si procederà alla vaccinazione

In Romagna, al momento, ne sono stati stabiliti uno per provincia: per Ravenna al Pala De Andrè, per Forlì-Cesena alla Fiera di Cesena e anche per Rimini alla Fiera. Questo, ha spiegato Carradori, "per essere il più possibile vicino ai luoghi di stoccaggio dei vaccini". Nelle aree individuate saranno posizionati i frigoriferi necessari per conservare il vaccino alla temperatura di circa -80°C. "Gli ultimi arriveranno poco prima di Natale", ha annunciato il direttore dell'Ausl Romagna. 

Le squadre

Ma chi eseguirà materialmente il vaccino? "Abbiamo definito quelle che sono le squadre vaccinali, che avranno più postazioni di vaccinazioni, perchè la quantità di persone sarà considerevole - ha chiarito Carradori -. I primi a vaccinarsi saranno i vaccinatori stessi, che saranno i soggetti esposti alle condizioni di maggior rischio. Ugualmente ci siamo attivati per una campagna di sensibilizzazione interna, con ospite ad inizio anno l'immunologo Alberto Mantovani".

Strutture residenziali

Per quanto concerne le strutture residenziali pubbliche e private, “ci saranno dei “team mobili”, con quattro-cinque persone che vanno nelle strutture di grandi dimensione, oppure le Usca, con medico-infermiere, laddove le strutture sono di piccole dimensioni. Nei primi 18 giorni saranno coinvolte circa 23-24mila persone tra medici, operatori socio-sanitari ed ospiti delle cra”. Si conta di “terminare il primo ciclo tra il 15  il 20 gennaio. Poi ci sarà una seconda tornata per il richiamo”. 

Il resto della popolazione

L'Ausl, per accelerare i tempi, sta portando avanti, sulla base anche delle indicazioni regionali, un'organizzazione parallela che guarda anche al resto della popolazione, che dovrebbe vedere l'inizio della campagna di vaccinazione dalla prossima primavera alla fine dell'estate. Secondo anche processi di prioritazzione “che allo stato attuale non sono stati definiti”. E per questa nuova fase “se tutto andrà come dovrà andare saranno aumentati i punti per le vaccinazioni, anche per limitare la mobilità. Sviluppare altri punti erogativi è una cosa auspicabile. L'obiettivo è quello di raggiungere la massima copertura”. “Una sfida senza precedenti”, ha evidenziato Di Maio.

Un invito a non abbassare la guardia

Vaccinarsi non vuol dire dismettere la mascherina: “Ci vorrà del tempo - ha richiamato Carradori - anche in relazione al grado di copertura e circolazione del virus. Allo stato attuale abbiamo costantemente circa 2500 nuovi contagiati alla settimana in Romagna, nonostante il trend sia in lento calo dopo l'apice raggiunto a novembre. Serviranno comportamenti sempre più sani, come ad esempio il lavarsi le mani, cose che possiamo che possiamo considerare pochi rilevanti, ma che dal punto di vista delle malattie trasmissive sono fondamentali”. “Non è il tema da pensare in questo momento - ha sottolineato Vicini -. La mascherina verrà rimossa quando sarà l'Istituto Superiore di Sanità a dircelo. Ma passerà molto tempo”. 

L'andamento dell'epidemia

Circa l'andamento dell'epidemia, Carradori ha definito la situazione di questi giorni “severa e di grande attenzione, anche se nella provincia di Forlì-Cesena ci sono indici migliori rispetto alla media regionale. L'attenzione sarà sempre massima fino a quando non riusciremo a raggiungere, anche con l'arrivo del vaccino, un grado di copertura adeguato”.  

Dopo una settimana di luci ed ombre “il virus si rimpicciolisce, ma non di tanto”, ha fotografato Vicini. “A fronte di un numero minore di tamponi, si mantiene alta la percentuale di positività”, ha proseguito il professore, ricordando anche l'aumento del numero di operatori sanitari contagiati. La situazione è delicata, ma la pressione negli ospedali è gestibile. La stanchezza affiora, ma stiamo tutti vivendo questa seconda sfida nella normalità e nell'anormalità. La contrazione dell'attività chirurgica è stata dell'1%. Ed è' merito di un'organizzazione che ha dato il meglio”.

Ma come cambierà la sanità dopo l'epidemia? "E' una riflessione che ci impegnerà tutti quanti, in campo professionale e non solo - ha evidenziato Carradori -. Dobbiamo mettere in memoria per il futuro quello che abbiamo toccato con mano con questa emergenza-tragedia. Dobbiamo pensare per il futuro ad un sistema che non si può permettere di interrompere l'attività ordinaria per rispondere ad un'emergenza. Il territorio va potenziato e lo diciamo dagli '70. Vanno resi disponibili gli strumenti per valorizzare tutte le risorse del territorio stesso e trovare condivisione su come solidare la sanità, che qui in Emilia Romagna ha un sistema di alta qualità”. 

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