Cronaca

Gomme sfregiate alla prof, ma anche eccellenze: "Non siamo di serie B, basta pregiudizi. Gli studenti vanno a ruba nelle aziende"

Dopo il 'fattaccio' sono gli stessi prof del Comandini  a prendere la parola per raccontare la parte migliore dell'istituto professionale di Cesena

Un episodio negativo non può e non deve cancellare tanti esempi positivi per una scuola che prova con forza a scrollarsi di dosso una serie di pregiudizi. Sono gli stessi prof del Comandini  a prendere la parola per raccontare la parte migliore dell'istituto professionale di Cesena che nella scorsa settimana è finito al centro dell'attenzione per il caso dello studente che ha sfregiato le gomme dell'auto di una prof, colpevole solo di averlo rimproverato. Un fatto che risale a circa un mese fa con il ragazzo che ha anche sbagliato 'bersaglio'.

"Veniamo da una settimana difficile - esordisce la prof Annachiara Ferriero - anche i genitori si sono mostrati preoccupati per questo episodio che sicuramente non ha fatto bene al nostro istituto in termini di immagine. Il ragazzo è stato punito perchè la scuola deve educare. Noi vogliamo affermare con forza che il Comandini non è una scuola di serie B, è un istituto professionale che insegna un lavoro, ma che può anche portare i ragazzi verso l'università. Vogliamo che ci sia un cambio di mentalità verso la nostra scuola che da anni si porta dietro una cattiva fama".

Un episodio quello del dispetto ad una insegnante che ha lasciato inevitabilmente degli strascichi, ma "la scuola ha deciso di dare allo studente una seconda possibilità - sottolinea la prof Gabriella Montemurro - la famiglia dell'alunno sospeso si è mostrata molto collaborativa, e non sempre questo accade. Il ragazzo ha già iniziato un percorso con lo psicologo, ha capito che la scuola non gli ha chiuso la porta in faccia. Noi non siamo un tribunale, siamo prima di tutto degli educatori". Il ragazzo dopo il "fattaccio" era stato sospeso fino a fine anno scolastico dal consiglio d'istituto, ma poi l'organo di garanzia, su appello della famiglia, ha mitigato la sanzione e l'alunno dall'inizio del secondo quadrimestre potrà tornare con i suoi compagni.

albero di natale al comandini-2

I prof ci tengono a sottolineare la funzione sociale svolta dalla scuola e  il bel rapporto che si mantiene intatto con i ragazzi anche dopo la fine del percorso scolastico: "Lavoriamo con le aziende più importanti del territorio che faticano a trovare personale. I nostri studenti hanno intelligenza pratica che sfruttano quando vanno a fare gli stage nelle aziende, non vedono l'ora di 'rubarceli'".

Daniele Sbrighi, responsabile dell'orientamento sottolinea un dato importante: "Il 79% dei nostri alunni nei primi 6 mesi post-diploma trova un lavoro con un contratto adeguato".

Il prof Vincenzo Morrone mette in chiaro: "Non vogliamo più pregiudizi dell'opinione pubblica verso questa scuola. Lavoriamo tanto, tanti ragazzi vengono contattati e iniziano a lavorare. Svolgiamo una importante funzione sociale, nel nostro istituto non mancano i casi difficili, ma non vogliamo che questo ci porti a perdere le eccellenze".

E gli esempi positivi ci sono, Martina Foschi dopo il Comandini sta studiando all'Accademia di belle arti di Milano continuando a coltivare la sua passione per la moda. "Il Comandini è una scuola molto pratica e molti pensano che questo significhi non studiare. In realtà è una scuola che ti apre molte possibilità come quelle degli stage, ma anche di proseguire a studiare come sto facendo io".

Luca Bissoni dopo il diploma al Comandini ha già iniziato a lavorare nell'ambito dell'insegnamento: "A scuola si è creato un rapporto di fiducia che è cresciuto con il tempo, ma all'inizio ho trovato degli ostacoli perchè questo istituto professionale si porta dietro una brutta nomea".

A tirare le somme è la professoressa Ferriero: "Vorremmo che passasse il messaggio che questa scuola ha tanti aspetti positivi. C'è stato l'episodio delle gomme tagliate ma io posso raccontare di alunni che mi hanno sistemato lo specchietto della macchina che si era rotto. C'è chi sbaglia, ma c'è anche chi aiuta i prof con le proprie competenze".

"Non nascondiamo di dover gestire anche casi difficili - conclude la professoressa - soprattutto gli alunni più giovani che faticano ad entrare nell'ottica del nostro istituto. Ma sia chiaro che nessuna scuola può sostituirsi alla famiglia, la prima educazione spetta ai genitori, noi possiamo dare una possibilità di riscatto, come abbiamo fatto anche dopo questo brutto episodio".

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