Istituti comprensivi, la Regione frena sui numeri minimi

L'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna ha approvato a larga maggioranza (contrari Pdl, Lega Nord) i nuovi indirizzi per la programmazione territoriale dell'offerta di istruzione

L’Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna ha approvato a larga maggioranza (contrari Pdl, Lega Nord) i nuovi indirizzi per la programmazione territoriale dell’offerta di istruzione e formazione professionale e organizzazione della rete scolastica per gli anni scolastici 2012/13, 2013/14 e 2014/2015.

Tra i principali contenuti del provvedimento c'è l’introduzione di una flessibilità del 20% sul parametro dimensionale introdotto nel luglio scorso dalla manovra finanziaria (L.111/2011) che impone la creazione di istituti scolastici comprensivi costituiti da un numero minimo di mille alunni, 500 nelle scuole di montagna. La Regione Emilia-Romagna – ha spiegato l’assessore alla Scuola, Patrizio Bianchi - ha fatto ricorso alla Corte costituzionale contro le disposizioni in questione in quanto ritiene che la materia dell’organizzazione scolastica sia oggetto di potestà normativa concorrente e che allo Stato spetti la sola emanazione delle norme di principio, mentre alle Regioni competono le disposizioni di dettaglio.

In attesa che sia fatta chiarezza, gli indirizzi si adeguano alla normativa vigente prevedendo che, nel caso di istituzione di istituti comprensivi risultanti dall’aggregazione di direzioni didattiche e scuole secondarie di primo grado attive in maniera autonoma nell’anno scolastico 2011/2012, il parametro in questione possa essere utilizzato con flessibilità all’interno di una oscillazione del 20% (ossia tra gli 800 e i 1200 alunni e in montagna tra i 400 e i 600); questo, “qualora ciò sia indispensabile” per assicurare il raggiungimento degli obiettivi fissati dalla legge e dagli stessi indirizzi.

Per quanto poi riguarda la programmazione territoriale dell’offerta di istruzione secondaria superiore viene confermata, come nel triennio precedente, la possibilità di istituire nuovi indirizzi di studio a fronte di almeno due classi e comunque solo per eccezionali e motivate esigenze dell’istituto scolastico e del territorio condivise dalle Province e secondo criteri dati. Rimane infine confermato il numero delle autonomie scolastiche (scuole autonome con a capo un preside) nell’ambito di una stessa provincia e qualora si dovessero “liberare” delle autonomie, a seguito di accorpamenti o riorganizzazioni, e dalle verifiche non risultasse possibile il reimpiego, la disponibilità sarà comunicata alla Regione che provvederà alla rassegnazione secondo criteri che verranno determinati in seguito.

A sostegno della delibera di programmazione, l’Aula ha anche approvato a maggioranza (contrari Pdl e Lega nord) un ordine del giorno, sottoscritto da Luciano Vecchi (primo firmatario) assieme ai colleghi del Pd Thomas Casadei e Beppe Pagani e ai capigruppo Roberto Sconciaforni (Fds), Liana Barbati (Idv) e Gian Guido Naldi, (Sel-Verdi), nel quale, in particolare, si sottolinea l’utilità “di specificare tra gli indirizzi per i comuni – come correttamente rileva la Giunta – che i parametri introdotti nella norma nazionale sono da applicarsi in maniera flessibile”. Nel testo si chiede pertanto alla Giunta regionale di accompagnare l’estensione agli stessi comuni della delibera approvata con l’invito ad utilizzare con flessibilità i nuovi parametri”.

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Respinti due emendamenti presentati da Andrea Pollastri del Pdl (favorevoli: Pdl e Ln) per introdurre la possibilità di istituire nuovi indirizzi di studio a fronte di una sola classe (e non due come stabilisce la delibera) e per consentire alle Province di prevedere nella programmazione dell’offerta di istruzione e formazione professionale (IeFP) nuovi corsi in sostituzione di quelli non attivati nell’anno precedente a causa della mancanza del numero minimo di iscritti.

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