Un commerciante su 4 ha subìto crimini, Patrignani: "Leggi inefficaci, servono risposte"

"Nella nostra indagine condotta a livello cesenate e forlivese dall’Unione provinciale Confcommercio - afferma Partigiani - è emerso che su 320 imprese intervistate un commerciante su 4 ha subìto crimini"

"La sicurezza è la madre delle priorità cittadine e per assicurarla servono risposte a vasto raggio in un contesto preoccupante per cittadini e imprese". Lo rimarca il presidente della Confcommercio cesenate Corrado Augusto Patrignani. "Nella nostra indagine condotta a livello cesenate e forlivese dall’Unione provinciale Confcommercio - afferma Partigiani - è emerso che su 320 imprese intervistate un commerciante su 4 ha subìto crimini".

"Per quanto concerne le tipologie, il 43% è stato vittima di spaccate, vandalismi, danneggiamenti, il 41% di urti e taccheggi, il 6% di rapine o aggressioni, mentre il 4% ha subìto truffe o raggiri. Il 53% ha risposto di aver subìto un reato, il 24,5% almeno due e il 22,5% più di due volte - viene aggiunto -. Non si tratta dunque di un problema di sicurezza percepita ma sperimentata direttamente. Ogni giorno presso la nostra associazione raccogliamo sfoghi, scoramento per furti e rapine e spaccate subite o di cui l’imprenditore è venuto a conoscenza. Alcune categorie sono veramente bersagliate. Confcommercio cesenate continua a tenere monitorato il problema e lo reputa fondamentale per assicurare ad una comunità qualità della vita urbana e coesione sociale”

”Da una indagine svolta a livello confederale - prosegue Patrignani -  emerge che la quasi totalità degli imprenditori (92%) ritiene inefficaci le leggi che contrastano i fenomeni criminali ed esprime parere favorevole all'inasprimento della pena, per il 91%. 4 imprenditori su 5 ritengono che non si scontino realmente le pene per i reati commessi. Questo è il punto: servono leggi mirate che garantiscano la certezza della pena e questo è uno dei temi che sarà al centro del nostro confronto con i parlamentari del territorio, ai quali chiediamo di farsi portavoci e promotori delle legittime istanze di sicurezza che provengono da cittadini e imprese".

"Sicurezza e legalità sono il prerequisito fondamentale per la crescita e lo sviluppo di un'economia moderna; la presenza di esercizi commerciali, peraltro, costituisce già di per sé un presidio di legalità del territorio - conclude Patrignani -. La prima richiesta per la sicurezza da parte degli imprenditori rimane la certezza della pena, a cui si deve accompagnare un rinfoltimento delle risorse umane per le forze dell’ordine che nel nostro territorio svolgono in maniera encomiabile il loro lavoro, ma hanno bisogno di essere potenziate nel personale. Ogni intervento o proposta operativa che vada in questa duplice direzione ha l'appoggio di Confcommercio".

Il commento di Forza Italia

"Condivido pienamente le dichiarazioni di Augusto Patrignani sulla mancanza di sicurezza - commenta l'esponente di Forza Italia, Enrico Sirotti Gaudenzi -. Il presidente di Confcommercio ha colto nel segno sottolineando quanto grave sia la mancanza di sicurezza non solo per la nostra città, ma anche per il comprensorio provinciale I dati che il presidente ci riporta sono preoccupanti ma non solo: dal dettagliato esame che ci viene offerto da Confcommercio si evince, infatti, che "la quasi totalità degli imprenditori ritiene inefficaci le leggi che contrastano i fenomeni criminali".

"Ritengo che sia difficile oggi affermare che "La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo", come recita la nostra Carta costituzionale all'articolo 2, quando non siamo nemmeno più liberi di girare tranquillamente per strada o di esercitare la nostra attività senza incorrere nel rischio di essere derubati - aggiunge -. Sì, perchè è questo che succede oggi giorno ai cittadini italiani, sempre più spaventati da una delinquenza che va aumentando nelle varie città del nostro territorio. In pieno giorno e sotto gli occhi di tutti, senza temere nemmeno l'occhio delle telecamere, discutibili personaggi di cui si sono riempiete le nostre città, assalgono senza nessuna remora negozi, edicole, bar, addirittura banche; derubano le persone per strade; e, nei peggiori dei casi, lasciano anche segni di violenza indelebili sui corpi e sulle anime delle loro vittime".

"Il perpetrarsi di questa situazione non è più tollerabile: i cittadini si sentono abbandonati a loro stessi e non più tutelati da uno Stato, le cui pene inflitte a chi delinque non sono più di fatto un deterrente. Come si può pretendere che il sistema penale italiano trovi concreta applicazione quando queste persone non temono affatto la punizione inflitta dalle leggi dello Stato che le ospita. Purtroppo si parla di "certezza della pena" già dai tempi in cui il Beccaria sosteneva che "la legge dovesse stabilire una pena la cui durezza fosse la minima necessaria al raggiungimento dello scopo" - chiosa -. Oggi sposerei le parole contenute nel "Dei delitti e delle pene" per far comprendere come la finalità della pena debba essere quella di prevenzione sociale; proprio per questo è necessario che essa sia proporzionata al delitto, poiché "se una pena uguale è destinata a due delitti che disugualmente offendono la società, gli uomini non troveranno più un forte ostacolo per commettere il maggior delitto, se con esso vi trovino unito un maggior vantaggio"".

"La "rieducazione" della pena, poi, così come prevede l'art. 27 della nostra Costituzione non ha trovato, ancora oggi, di fatto concreta applicazione - prosegue l'esponente berlusconiano -. Relativamente ai commercianti, sarebbe ipotizzabile, come invocano in tanti, l'introduzione di una norma che contemplasse una aggravante a qualsiasi illecito commesso a loro danno, in quanto questi, nello svolgimento delle loro attività che offrono ai cittadini utili ed importanti servizi, fanno i conti ogni giorno con una criminalità sempre più spietata. È indispensabile quindi che i nostri parlamentari si adoperino nel rivedere alcune norme del nostro codice penale, inasprendo le pene per alcuni illeciti che oggi vengono commessi quotidianamente, e che vengano destinate maggiori risorse alla sicurezza; forse così ci potremmo sentire ancora cittadini italiani liberi e tutelati dallo Stato al quale con orgoglio apparteniamo".

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