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Incidenti post-lockdown, in provincia triplicano quelli mortali: l'Osservatorio preoccupato

"Il governo ha attuato misure giustamente drastiche per evitare morti per l’emergenza sanitaria. Chiediamo la stessa severità per combattere le stragi sulle strade"

Il confronto dei dati provvisori degli incidenti mortali nel territorio regionale nei mesi di aprile 2020 (lockdown) e di maggio 2020 (inizio fase 2) attestano che i decessi sono quintuplicati. L'allarme arriva da Mauro Sorbi, presidente dell'Osservatorio per l'educazione alla sicurezza stradale.

In regione nel mese di aprile gli incidenti mortali sono stati 2, mentre nel mese di maggio 10. Nella nostra provincia, uno ad aprile quando nel Forlivese il 25 aprile un giovane scooterista ha perso la vita a Forlì. A maggio la provincia ne conta 3,  tutti nel Cesenate: il 9 maggio un pedone investito sull'Adriatica a Cesenatico,  il 21 maggio in A14 un tragico incidente che ha coinvolto un mezzo pesante e poi il 24 maggio il poliziotto Antonio Zanelli, investito mentre era in bicicletta.

L'osservatorio sottolinea come gli utenti deboli (pedoni, ciclisti, motociclisti) sono sempre presenti tra le vittime, confermando la loro vulnerabilità sulla strada. Il territorio di Forlì-Cesena è l’unico territorio presente in entrambi i mesi con una vittima in aprile e ben 3 in maggio. La riapertura e la ripartenza delle attività ha comportato anche una ripresa dell’incidentalità grave e mortale sulle nostre strade. Con la fine del mese di maggio è iniziata e si è conclusa in pratica la fase 2 dell’emergenza sanitaria. 

"Nel rispetto delle norme vigenti, è stato possibile ritornare ad essere utenti della strada, ma era ipotizzabile ed i dati purtroppo lo confermano che la chiusura forzata lasciasse strascichi nel comportamento alla guida.  E non poteva essere diversamente, perché la guida è un’attività complessa che implica coordinazione senso-motoria (cambio marce, pressione sui pedali di acceleratore e frizione), attenzione, giudizio psico-fisiologico (per prevedere anche le mosse di chi ci precede). Gli psicologi hanno dimostrato che la guida è influenzata dai nostri stati emotivi e in special modo dallo stress, dall’ansia con l’aggravante dell’inattività di questo periodo di chiusura.  È documentato che la distrazione è causa-concausa di oltre l’80% degli incidenti ed ora forma un binomio esplosivo e potenzialmente pericoloso con l’ansia.  I problemi legati al lavoro, o perso o da riavviare o da finanziare, sono costantemente presenti in molti e producono un’estraneazione temporanea della mente rispetto alla necessaria attenzione alla guida. Un’aggravante è il meccanismo più o meno conscio di riguadagnare il tempo perduto che porta ad essere insofferenti e poco attenti alle norme del Codice della Strada, in primis il rispetto dei limiti di velocità e il mantenimento della distanza di sicurezza". 

"Il distanziamento sociale - l'appello dell'osservatorio - che abbiamo imparato a conoscere e ad applicare costante-mente, venga utilizzato anche sulla strada per permettere ai nostri riflessi “appannati“ di riabituarsi a interagire nel complesso sistema della mobilità stradale.  Siamo preoccupati perché, pur in presenza di un traffico ancora limitato, sono stati rilevati, in percentuale, troppi comportamenti scorretti.  Segnaliamo che gli indici di mobilità attestano una costante crescita nelle province della regione con un aumento del 239% rispetto al periodo marzo/aprile.  Il governo ha attuato misure giustamente drastiche e senza precedenti per evitare morti per l’emergenza sanitaria. Chiediamo la stessa severità per combattere le stragi sulle strade".
 

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