Incidenti sul lavoro, agricoltura e costruzioni maglia nera

Focalizzandosi sulle province romagnole emerge che queste non siano certo un'isola felice: 15 morti bianche nel triennio nella provincia di Forlì-Cesena (45° posizione nella graduatoria nazionale)

Tre anni di morti sul lavoro: 1588 le vittime in un dramma che va da Nord a Sud del Paese. Di queste morti ben 37 sono qle morti avvenute in Romagna nel triennio 2010-2012. Nell’ultimo anno il decremento è stato pari all’8 per cento. “Ma si tratta di una flessione apparente - spiega Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Sicurezza Sul Lavoro di Vega Engineering - che deve fare i conti anche con la diminuzione dell’occupazione”.

Insomma, la strage continua ed in particolare in Emilia-Romagna. La seconda regione più colpita dopo la Lombardia, con 144 vittime in numeri assoluti. Focalizzandosi sulle province romagnole emerge che queste non siano certo un'isola felice: 15 morti bianche nel triennio nella provincia di Forlì-Cesena (45° posizione nella graduatoria nazionale), 13 a Ravenna (57°) e 9 a Rimini (60°). La graduatoria è ordinata in base all'incidenza sulla popolazione realmente impiegata e quindi misura di fatto la “densità di infortuni mortali” rispetto al numero dei lavoratori.

I settori maggiormente colpiti e le cause che conducono al decesso i lavoratori sono sempre tragicamente le stesse: agricoltura, settore tradizionalmente forte del Cesenate e costruzioni (settore che coinvolge molto la Riviera). Caduta dall’alto e ribaltamento di un veicolo o mezzo in movimento le situazioni più rischiose. In tre anni nel settore agricolo hanno perso la vita 580 lavoratori pari al 36,5 per cento del totale. (179 nel 2012, 219 nel 2011, 182 nel 2010).

“Intanto in edilizia la diminuzione costante dei casi di morte – dai 148 del 2010 ai 122 del 2011 ai 120 del 2012 - non può che fare i conti con la crisi del settore – precisano gli esperti dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre – meno cantieri aperti, quindi anche meno vittime”. Risultato: in tre anni il 24,6 per cento delle morti sul lavoro è stato registrato proprio in edilizia.

Il trattore invece è il mezzo killer per eccellenza quando si parla di morte dovuta al ribaltamento di un veicolo in movimento. In molti casi si tratta di macchine agricole piuttosto datate e non a norma. La percentuale di morti sul lavoro per il ribaltamento di un mezzo o veicolo in movimento tra il 2010 e il 2012 è stata del 20 per cento.

Nella narrazione geografica dell’emergenza, poi, si scopre come l’emergenza morti bianche non conosca davvero confini, perché se l’area in cui l’incidenza della mortalità rispetto alla popolazione lavorativa è stata più elevata nell’arco del triennio è quella del Sud del Paese (indice pari a 26,9 contro una media nazionale di 23,1), il risultato peggiore nella graduatoria regionale del ‘rischio’ spetta invece all’Abruzzo (48,4), seguito dal Trentino Alto Adige (48,1) e dalla Valle D’Aosta (46,9).

“Gli indici di incidenza – sottolinea l’ingegner Federico Maritan, direttore dell’Osservatorio Vega Engineering – dovrebbero indirizzare le politiche nazionali e regionali ad adottare ulteriori provvedimenti soprattutto nelle zone che presentano valori elevati”. Numericamente il maggior numero di vittime dal 2010 al 2012 viene registrato in Lombardia (215 morti bianche), seguita dall’Emilia Romagna (144) e dal Veneto (142).

“La poca esperienza e la precarietà, che costringe i giovani lavoratori a cambiare spesso occupazione senza venire adeguatamente formati e informati sui rischi connessi – osserva l’ingegner Rossato – sono elementi che contribuiscono a produrre condizioni gravose per la salute e per la sicurezza di ragazzi e ragazze”. Una ‘spiegazione’ alla morte che potrebbe essere adattata anche alle vittime straniere del lavoro e pari all’11,9 del totale dei decessi sul lavoro tra il 2010 e il 2012. Romeni, albanesi e marocchini i lavoratori più colpiti. Sono infine 44 le donne che hanno perso la vita nel nostro Paese nel periodo di tempo considerato dall’Osservatorio Vega Engineering, pari al 2,8 per cento del totale.

“C’è da augurarsi che il prossimo governo adotti, sin da subito, azioni concrete e diverse dai suoi predecessori – dice il Presidente dell’Osservatorio mestrino - come quella di prevedere la detassazione degli utili sui costi sostenuti dalle aziende in materia di sicurezza come dovrebbe fare ogni paese civile in cui si muore troppo per lavoro”.

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“Tali incentivi costituirebbero sì un costo per lo Stato – conclude Rossato - ma comunque si tratterebbe di un investimento minore rispetto ai costi che la collettività sostiene a causa delle morti bianche”.

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