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"In grave crisi dal 2008", il settore delle costruzioni incrocia le braccia

Circa 150 lavoratori partiranno dal cesenate verso Roma per manifestare in Piazza del Popolo, a sostegno delle proposte dei sindacati di categoria

Anche nel cesenate l’intera filiera delle costruzioni è pronta a fermarsi il 15 marzo.  Circa 150 lavoratori del settore edile, lapideo, laterizio, del legno di imprese industriali, medio piccole imprese e artigianali del territorio, partiranno con i pullman per  manifestare a Roma in piazza del Popolo, a sostegno delle proposte dei sindacati di categoria delle costruzioni di Feneal Uil Filca Cisl Fillea Cgil.

"Occorrono investimenti nelle infrastrutture, - sottolineano i sindacati - opere di messa in sicurezza e di recupero del patrimonio idrogeologico, promuovere politiche abitative anche di tipo popolare, credito per le imprese in difficoltà e incentivi per la competitività".

"La crisi del settore dal 2008 - spiega il sindacati - ha comportato la perdita di 600 mila posti di lavoro in tutta Italia e il nostro territorio non è stato risparmiato. Dalla scomparsa di aziende come Aldini, la Scot e di tutte le Cooperative edili, passando dalla ristrutturazione della Trevi alla non ultima procedura concorsuale della Ged trascinata nella crisi dalla controllante CMC di Ravenna , senza tralasciare le sofferenze di importanti imprese e cooperative del settore legno porte e infissi, il nostro territorio necessita l'immediata adozione di misure atte al contrasto di tali fenomeni che rischiano seriamente di compromettere in modo irreparabile l'economia di un settore  fino a poco tempo fa fiorente".

"Le Casse edili locali fanno registrare perdite da capogiro. Negli ultimi 10 anni abbiamo perso decine di aziende e di conseguenza centinaia di posti di lavoro, raggiungendo numeri impietosi che non ammettono più indugi, in quanto il   settore è ormai ridotto  al minimo  e soprattutto è molto frammentato".

Simone Pagliarani, Roberto Casanova e Giuseppe Meglio, segretari generali di Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal UIL territoriali, dichiarano: “Far ripartire subito i cantieri, a cominciare dalla E45 che sta mettendo in ginocchio un’intera economia locale fatta di piccole imprese e famiglie e che ha ripercussioni su tutta la Romagna dal confine con la Toscana al Porto commerciale di Ravenna” .

"Vanno trovate soluzioni alternative - proseguono - come la Statale 3 bis abbandonata da anni , dopo un’ordinanza del Comune di Pieve Santo Stefano .La decisione di ritardare o fermare opere che si era già deciso di realizzare, blocca di fatto la crescita e l’occupazione e non permette la modernizzazione di un territorio importante sia per numero di imprese quanto per il fattore turistico. E’ inoltre necessario promuovere un grande piano di messa in sicurezza del territorio dal rischio sismico a partire dalla Valle del Savio, fino alla costa adriatica. Un emergenza che ci riguarda molto da vicino essendo classificati come area sismica".

"Per questi e per altri motivi, i tanti lavoratori delle aziende del territorio saranno 'in trasferta' a Roma per chiedere lavoro e sviluppo, con la consapevolezza che se non ripartirà il settore delle costruzioni non ripartirà il Paese".

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