Cronaca

Il Vescovo Douglas Regattieri a tutto campo, dalle armi al Ddl Zan: "Forti perplessità e dubbi"

Il Vescovo di Cesena-Sarsina Douglas Regattieri, ha scritto una lettera alla comunità diocesana, nel quale affronta diversi temi di attualità

Il Vescovo di Cesena-Sarsina Douglas Regattieri ha scritto una lunga lettera alla comunità diocesana. Nel testo affronta in particolare quattro argomenti di estrema attualità: vaccini, Ddl Zan, denatalità e armi.

"Siamo ancora dentro al dramma della pandemia - scrive il Vescovo nella missiva -con il suo carico di paure, di incertezze e di morte, essa, da quando è scoppiato il primo focolaio, continua a segnare la nostra vita sociale ed ecclesiale. Lockdown e coprifuoco, restrizioni e limitazioni si sono succeduti con alti e bassi. I dati sono allarmanti: a tutt’oggi, nel mondo 160 milioni di contagi, 3 milioni e 300.000 vittime; in Italia 4 milioni e 100.000 contagiati, circa 124.000 decessi. In queste settimane la virulenza dell’infezione sembra rallentare la morsa. Quasi tutto il Paese è in zona gialla. Bisogna tuttavia essere prudenti e osservare ancora alcune limitazioni, per il bene nostro personale e per la salute dei nostri fratelli. Procede la vaccinazione della popolazione. Come ci dicono gli esperti, essa è l’unica efficace misura contro il diffondersi del virus. Dopo la lunga riduzione -prosegue il Vescovo - più o meno accentuata, dell’attività pastorale e dell’azione sacramentale, ora è tempo di riprendere con lena. Richiamando le ultime indicazioni, invito tutti, giovani e anziani, a riappropriarsi della vita ordinaria pastorale, naturalmente con le dovute attenzioni. Non dobbiamo avere paura. Ci attendono eventi ecclesiali importanti come la veglia di Pentecoste (22 maggio), il pellegrinaggio mariano al Monte (31 maggio), la festa del Corpus Domini (3 giugno) e la festa di san Giovanni Battista (24 giugno)".

 La dignità della persona e della famiglia

"Il primo tema su cui desidero intervenire si riferisce al disegno di legge sulla omotransfobia in materia di violenza e discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere (il cosiddetto ddl Zan), in discussione in questi giorni al Senato, dopo aver ricevuto l’approvazione della Camera. Non si tratta solo di opporsi alla violenza nei confronti delle persone in ragione del loro orientamento sessuale: questo già è previsto dalla Costituzione (vedi art. 3 e Codice penale). Il testo va oltre e induce a ritenere che il solo pensare ed esprimersi diversamente rispetto alle definizioni contenute nel disegno di legge potrebbero apparire come una istigazione e una discriminazione, quindi possano esporre all’accusa di omotransfobia. Nella definizione dei termini pare ci sia, inoltre, una pericolosa sovrapposizione della dimensione soggettiva con quella oggettiva. Questo è evidente soprattutto quando il ddl definisce l’identità di genere: cioè, 'identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrisponde al sesso, indipendentemente dall’aver concluso il percorso di transizione'. Si chiedeva sulle pagine di Avvenire Francesca Izzo: 'È progresso consentire di dichiararsi donna o uomo in base alla propria percezione soggettiva annullando il sesso? O è progresso agire perché donne e uomini, i due sessi che costituiscono l’umanità, siano riconosciuti entrambi pari e liberi?'. L’espressione ‘identità di genere’ mira chiaramente ad annullare la differenza, il dualismo uomo-donna, a vantaggio di un’autopercezione individuale, tesa a cancellare la differenza sessuale, a creare una confusione antropologica che confonde e sicuramente lede il principio di condivisione, reciprocità uomo-donna, su cui si fondano la famiglia e l’educazione. Anche solo a partire da queste poche osservazioni sul ddl Zan non possiamo esprimere che forti perplessità e dubbi".

La denatalità

"Un altro tema legato alla vita e alla famiglia, alla dignità della persona e al nostro futuro demografico è quello dell’allarmante calo della natalità. È il secondo problema che desidero mettere a fuoco. Ha scritto il nostro quotidiano Avvenire in questi giorni: 'Il calo delle nascite è, in tutto il mondo, un effetto collaterale della pandemia. Anche la Cina ne è stata interessata con una drastica riduzione demografica, soprattutto a partire dal 2021'. Venerdì scorso, il 14 maggio, si sono aperti gli Stati generali della natalità. Papa Francesco era presente e ha rivolto la sua parola invitando tutti ad approfondire la sfida dell’inverno demografico e sollecitare una nuova narrazione sul tema della natalità. Il direttore del nostro settimanale diocesano Corriere Cesenate, a questo proposito, ha scritto, sul numero scorso, che l’Italia, assieme al Giappone, è uno degli Stati più vecchi del mondo e ha auspicato «robustissime politiche demografiche a sostegno delle famiglie con figli. Da noi, un retaggio ideologico frena legislazioni in favore della famiglia in quanto soggetto unico nei confronti dello Stato. Condivido il suo appello: Ora tocca a noi. Non si può fare finta di non sapere. L’anno di lockdown ha fatto affossare ancora di più, se era ancora possibile, il tasso di natalità, con un - 4 per cento in Emilia-Romagna".
 

Le armi

"Il conflitto arabo-israeliano è riemerso proprio in questi giorni in tutta la sua drammaticità. E con esso ritorna con prepotenza il problema del riarmo. Mentre da una parte si parla di disarmo, dall’altra assistiamo a una corsa dissennata alle armi. È un problema che non ci tocca? È lontano da noi, dai nostri interessi personali, familiari, locali? In verità, in un mondo globalizzato dove tutto è connesso e niente è più isolato, tutto ci riguarda, anche se avviene nell’altro emisfero del pianeta. Nel 2020, le spese militari mondiali sono aumentate del 2,6% rispetto al 2019, anno record di esborsi, mai così iperbolici dalla fine della guerra fredda. L’anno scorso eserciti e armi hanno fagocitato quasi due trilioni di dollari (1.981 miliardi), a dispetto del crollo della ricchezza mondiale, prevista dal fmi intorno al - 4,4%. Siamo tra i primi dieci Paesi esportatori di armi; è vero che in questa triste graduatoria siamo gli ultimi (al decimo posto), ma sempre tra i primi su scala mondiale. Il sipri  rileva che la pandemia non ha inciso significativamente sulle spese militari mondiali. Ci sarebbe da pensare alla pace, agli investimenti colossali del post-pandemia e invece i grandi del Pianeta si stanno ri-preparando a scontri fra titani. Fra il 2019 e il 2021, la nostra funzione difesa si è arricchita di 2,8 miliardi di euro: 64 miliardi in più del 2019. Di fatto la realtà è che il nostro Paese non ha firmato il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari. Come non condividere perciò l’appello di alti esponenti del mondo cattolico italiano al Governo e al Parlamento perché ratifichino il Trattato".

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