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Il presepe nel centro residenziale: la natività è una zattera al centro del mondo: si combatte l'isolamento

E' stato rappresentato anche ciò che più ha preoccupato e costretto gli utenti della struttura a ridurre all’osso e poi chiudere completamente i rapporti sociali con l’esterno: il Coronavirus

Si rinnova, come da tradizione, l’appuntamento con il presepe che gli ospiti della comunità residenziale “Fabio Abbondanza” di via Boscone allestiscono all’interno della struttura, prendendo il posto dei pastori e scegliendo insieme agli operatori un nuovo paesaggio per rappresentare la natività.

Quest’anno, visto il valore ancora più importante e simbolico, non poteva esimersi dal rappresentare anche ciò che più ha preoccupato e costretto gli utenti della struttura a ridurre all’osso e poi chiudere completamente i rapporti sociali con l’esterno: il Coronavirus.

Nel difficile periodo in cui la casa colonica è stata il loro unico punto di riferimento, i ragazzi e gli operatori della comunità hanno fatto fronte al Covid-19 portandoci dentro loro stessi perché “chi conosce bene la sofferenza – afferma con convinzione il direttore, e uno degli operatori socio sanitari della struttura, Luigi Bray - è più pronto ad affrontarla a muso duro, come recitava una canzone di Pierangelo Bertoli”. 

Nel presepe sono riprodotti tutti i continenti, ogni ragazzo è in uno di loro, e al centro una zattera con sopra la natività. “Una chiatta – prosegue Bray - fatta di canne per tutti i diseredati del mondo, per gli ultimi, per quelli che hanno le soglie chiuse, per quelli che non si arrendono e lottano, perché questo virus ci sta rubando il tempo ma non la speranza. Nessuno al momento può sapere come sarà il mondo dopo questa pandemia, se migliore o peggiore. Però sicuramente tra le parole del futuro ci saranno fiducia, custodia e affidamento. Chi è in mare aperto sa bene che si deve affidare ad un Dio, alle forze della natura o ad un altro essere umano. Nessuno di noi può farcela da solo”. 

La burrasca non è finita e per la prima volta il centro residenziale Cils “Fabio Abbondanza”, sempre aperto a chiunque, ha dovuto serrare le proprie porte per ridurre al minimo la possibilità di contrarre il virus. E finora così è stato, però il prezzo a livello emotivo e psicologico è stato altissimo e, come per tutto il resto, ci si salva soltanto se si resta uniti nella fede e nella speranza, anche e nonostante il distanziamento. 

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