Il parroco scrive ai parrocchiani: "In mezzo a questa pandemia un privilegio avervi con me"

Don Mirco Bianchi: "Non siete i miei collaboratori, ma i miei amici in cammino sulla stessa strada verso la santificazione"

Don Mirco Bianchi, il parroco di Gatteo Mare e Villamarina, ha scritto una lettera aperta ai suoi parrocchiani.

"Carissimi, sono un privilegiato, molto privilegiato. Mentre vi scrivo sono nel parco della Chiesa di Villamarina, sulla panchina con a fianco un grande albero.Sono le 13 di Domenica 15 marzo 2020, in piena pandemia di Coronavirus sto cuocendo sulla piastra wurstel che mi arrivano dalla Svizzera. Quasi 10000 metri quadrati di parco con annessa la chiesa e la canonica, campo da calcio, vari scivoli per bambini, compreso anche il castello.Sono solo, a pranzo, davanti alla piadina e il sangiovese.Sono veramente privilegiato.Spronato dai miei parrocchiani sono qui a scrivervi per mostrarvi il mio privilegio. Sono prete (immeritatamente), quasi parroco da 7 anni (pure questo), insegnante di religione da 10 (anche)".

"Una grande parrocchia. Di cosa mi posso lamentare? Di niente: un babbo ed una mamma, sposi da oltre 50 anni (di questi tempi merce rara), 4 fratelli, tre cognati e tre nipoti.Parrocchiani che sono imprenditori, bagnini, albergatori ed anche altri impieghi.Gente semplice e brava, gente con i soldi ed anche meno, gente di mare ma anche di importazione.Insomma: gente a cui voglio bene anche quando non la sopporto.Gente a cui non risparmio quasi nulla ma alla quale sono disposto a dare tutto. Ah, dimenticavo: anche loro ho notato che sono disposti a dare tutto a me.Gente di mare che è impegnata soprattutto nel faticoso e impegnativo lavoro estivo.Gente che si sacrifica pur di dare un futuro migliore ai propri figli.Gente che nei bar ti dice le cose in faccia (anche in parrocchia).Gente che richiama il proprio pastore alla propria responsabilità.Gente che prega ed ha fede “come Dio comanda”. Tutti i giorni davanti al Santissimo Sacramento da quando la Santa Messa è “a porte chiuse”.Gente così non si trova tutti i giorni".

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"Ora posso smettere di chiamarvi "gente".Non siete i miei collaboratori, ma i miei amici in cammino sulla stessa strada verso la santificazione.Ok, vi ho bastonati ma anche voi non siete stati da meno.Ok, vi ho perdonati ma anche voi avete fatto altrettanto.Ok, siamo ancora qui in mezzo a questa pandemia.Io non so fino a quando avrò questo privilegio di avervi come parrocchiani, ma so di certo che vi avrò sempre nel cuore e nella mia preghiera.Ricordiamoci questa cosa: il primo amore non si scorda mai, voi lo siete".

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