Il mosaico romano in via Strinati? E' una pantera, anzi due

Il mistero è risolto, tante congetture ed ora la verità dopo che il materiale di scarto che nascondeva il resto della parte mosaicale è stato asportato

Appartengono ad una nera pantera nell'atto di spiccare un balzo le zampe apparse per la prima volta nel mosaico, di probabile età romana, venuto alla luce il 19 ottobre scorso a circa un metro e venti centimetri di profondità nello scavo di Hera in via Strinati a Cesena. Il mistero è risolto, tante congetture ed ora la verità dopo che il materiale di scarto che nascondeva il resto della parte mosaicale è stato asportato. Sorpresa, soddisfazione, ma anche grande rammarico per gli archeologi e quanti assistevano al ritrovamento nel vedere che accanto alla fiera ce ne era un'altra della quale rimarranno per sempre solo le zampe posteriori perchè il resto dell'opera è stato distrutto probabilmente nello scavo di una tomba, oppure durante altri lavori realizzati in epoche lontane.

Al di là di tutto si va a delineare nella sua completezza se non avvengono ulteriori ampliamenti del cantiere, il valore storico ed archeologico del ritrovamento dei frammenti di una pavimentazione a mosaico di quasi certa epoca romana nella centrale e stretta via cittadina. Ricco il bottino: quattro pozzi granari o per la conservazione di alimenti, i resti di una pavimentazione in cotto pesto di epoca romana o tardo medievale intorno alla imboccatura di uno di questi, i lembi di un'antica pavimentazione di quella che sembra una abitazione romana. Pavimentazione mosaicale che anche con il ritrovamento completo della figura animale, resta ancora tutta da decifrare e si spera che il sito archeologico abbia ancora qualcosa da dare visto che le palette degli archeologi sono tutt'ora in azione. Uno degli aspetti di fondo è capire se il mosaico fosse la parte calpestabile  dell'interno una civile abitazione, come tutto lascia supporre, oppure collocato all'esterno della medesima.

La grande opera purtroppo è stata spezzata in due dal posizionamento di una conduttura fognaria nel corso dei primi anni dello scorso secolo, inoltre i lavori che si sono susseguiti nelle epoche precedenti hanno fatto il resto. A favore della pavimentazione interna di una villa gioca il frammento policromo rinvenuto dall'altro lato del rinvenimento primario dopo la tubatura. Qui il lembo, oltre a presentare alcune tessere colorate poste per raffigurare  qualcosa di floreale, è lateralmente composto  da mattonelle di dimensioni più grandi e questo lascia supporre che fosse limitrofo ad un muro considerando che i mosaici vicino alle pareti venivano composti dai costruttori romani con tasselli di misura più grande rispetto al corpo centrale. Inoltre restano ancora da chiarire il perchè di varie tessere, in un pavimento quasi tutto in bianco e nero, collocate qua e là di dimensioni e  colore differente come il rosso Verona, il giallo e il verde. Tutto lascia pensare, ma ci vorranno approfondite indagini archeologiche e storiche, che sostituissero parti  logorate e restaurate con materiali differenti.

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Tutto questo indica che il luogo fu frequentato per moltissimi anni e forse non è escluso che il mosaico fosse parte di un complesso pubblico e non di una villa padronale. Resta però evidente l'importanza del ritrovamento  fatto che sta ad indicare come Cesena sia abitata da millenni. Una parte quindi del passato dei cesenati è emerso prepotente dal sottosuolo come la grande pavimentazione, sempre a mosaico, praticamente intatta  e di epoca romana scoperta una ventina di anni fa durante gli scavi per il  parcheggio sotterraneo  di piazza Fabbri, a un centinaio di metri da via Strinati, ed ora conservato nella grande sala di palazzo Albornoz. Ancora una volta si trova conferma che la città malatestiana necessiti di un luogo unico per collocare tutti i suoi tesori d'arte e d'epoca tramandati dai padri oppure emersi dalle sue viscere.

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