menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Il lockdown non ferma la violenza sulle donne, la Cisl: "Una cultura sbagliata da correggere"

"Purtroppo - esordisce il segretario generale della Cisl Romagna, Francesco Marinelli - come certificato dall’Istat nel suo ultimo Rapporto, anche in Emilia Romagna la pandemia ha notevolmente aumentato i casi di violenza"

Il 25 novembre si celebra la Giornata mondiale contro la violenza sulle Donne. Su iniziativa del Coordinamento Donne Cisl Romagna in tutte le sedi del sindacato le operatrici e gli operatori indosseranno un fiocco rosso e saranno presenti delle scarpe rosse, simboli contro il femminicidio e la violenza sulle donne. "Purtroppo - esordisce il segretario generale della Cisl Romagna, Francesco Marinelli - come certificato dall’Istat nel suo ultimo Rapporto, anche in Emilia Romagna la pandemia ha notevolmente aumentato i casi di violenza, soprattutto in famiglia". In Italia, secondo i dati forniti dal Viminale, negli 87 giorni di lockdown sono stati 58 gli omicidi in ambito familiare-affettivo, il 76% dei quali (quindi 44) delle vittime sono donne. "Ciò significa - sottolinea il segretario cislino - che ogni due giorni una donna è stata uccisa in famiglia. I diritti delle donne sono una responsabilità di tutti e dobbiamo lottare contro ogni forma di violenza".

Lockdown e violenza sulle donne

In base alI’analisi svolta da Istat sulle chiamate al numero verde 1522 durante il periodo del lockdown, dal 1marzo al 16 aprile 2020, in Emilia-Romagna sono state 282 le telefonate al 1522, tra le quali quelle motivate da una richiesta di aiuto per violenza subita sono state 125, quasi il doppio rispetto alle 64 rilevate nello stesso periodo del 2019. Nel periodo tra marzo e giugno nella nostra Regione sono state infatti 804 le chiamate al numero verde 1522, per chiedere protezione o aiuto per difendersi da casi di violenza o stalking. Fra queste, le chiamate riconducibili a vittime di violenza sono 377, oltre il doppio delle 171 del periodo marzo-giugno 2019, oltre il triplo di quelle riferite al 2017. "Possiamo quindi dire - prosegue Marinelli - che il lockdown, che per alcuni è stato un periodo di riscoperta degli affetti e di un ambiente familiare diverso rispetto alla frenesia quotidiana, per alcune donne è stato un vero e prioprio incubo perché ha amplificato situazioni di violenza familiare già presenti o ancora latenti".

Dati Istat

Secondo il Rapporto Istat in Italia la violenza riportata durante il periodo del lockdown è soprattutto domestica, agita prevalentemente da coniugi/conviventi o da altri familiari. La forma di violenza più frequente è quella fisica, segue la forma di violenza psicologica in un numero di casi molto alto. Sempre secondo Istat in Italia le vittime sono quasi esclusivamente donne, in tre quarti dei casi coniugate o single, prevalentemente di nazionalità italiana e l’età più a rischio è quella tra i 25 e i 54 anni. Nella maggioranza dei casi rilevati, oltre un terzo, le vittime hanno un'occupazione, ma molte sono anche disoccupate (circa 25%), casalinghe o ritirate dal lavoro (circa 10% entrambe le categorie).

"Questa cultura repressiva nei confronti delle Donne in quanto “donne” è ancora estremamente presente - conclude -. Come Sindacato possiamo intervenire, tramite la contrattazione, per prevenire ogni forma di discriminazione sessuale e tutelare le donne anche sul posto di lavoro contro mobbing e molestie. Ma molto c’è ancora da fare. Dobbiamo tutti insieme, Istituzioni, scuola e società civile insieme, intervenire per correggere questa cultura sbagliata il prima possibile".

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Salute

Un importante alleato in tempi di Coronavirus: il saturimetro

Salute

Le mascherine per proteggere la salute dei bambini

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

CesenaToday è in caricamento