Il finto funerale di Forza Nuova alla coppia gay, in aula i due 'pentiti': "Eravamo lì come controllori"

Si va verso la fase finale del processo, e per la prossima udienza del 21 ottobre è prevista la testimonianza dell'ex vice sindaco di Cesena Carlo Battistini

Un altra puntata in tribunale della vicenda del finto corteo funebre, inscenato nel febbraio 2017, da alcuni militanti di Forza Nuova, che sfilarono per le vie del centro di Cesena. Un gesto fatto in concomitanza di un'unione civile tra due uomini che stavano ufficializzando la loro relazione in Comune. Alla sbarra ci sono 12 tra militanti ed ex del movimento di estrema destra, l'imputazione è istigazione e propaganda all'odio (articolo 604 bis del codice penale).

Mercoledì in tribunale a Forlì un'udienza importante perché hanno sfilato due imputati chiave, "pentiti" che hanno ribadito di aver preso, già al tempo del finto funerale, le distanze dal gesto e dal movimento Forza Nuova. Andrea Barlocco e Sabrina Saccomanni sono stati sentiti in aula dove hanno fornito un resoconto di quella giornata. "Non ero parte del corteo - mette in chiaro Barlocco - ero a Cesena come responsabile della comunicazione, mandato dal partito nazionale. Il mio compito era vigilare che il corteo non prendesse una piega sbagliata. Ho sempre considerato la manifestazione fuori luogo, e non c'era stata neanche la richiesta di autorizzazione alla Questura". A deporre anche la compagna Sabrina: "Lei era con me quel giorno come accompagnatrice, la nostra preoccupazione è che non ci fossero momenti di tensione". Si va verso la fase finale del processo, e per la prossima udienza del 21 ottobre è prevista la testimonianza dell'ex vice sindaco di Cesena Carlo Battistini.

La vicenda

Il 5 febbraio 2017 alcuni esponenti del movimento di estrema destra Forza Nuova, avevano inscenato per le vie del centro un finto "funerale d'italia". Un gesto fatto contro e proprio in concomitanza di un'unione civile tra due uomini celebrata in Comune. I militanti di Forza Nuova avevano 'sfilato' con una bara coperta da un tricolore proprio davanti alla macchina degli sposi.

Dopo la querela per diffamazione aggravata presentata dai due uomini, dodici persone sono state rinviate a giudizio. Per la prima voltà l'imputazione riqualificata dal gip è stata istigazione e propaganda all'odio (articolo 604 bis del codice penale). Nel procedimento si sono costituiti parte civile il Comune di Cesena, l’Arcigay di Rimini, e l’associazione Rete Lenford-Avvocatura per i diritti Lgbt.

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