Il degrado esteriore del ponte della Tangenziale, costruito solo 25 anni fa

La struttura, relativamente recente, presenta un "invecchiamento" esteriore che potrebbe essere il primo campanello d'allarme

Foto Piero Pasini

Il viadotto della tangenziale (SS 726) di Cesena parallelo al ponte della ferrovia sul fiume Savio nonostante i limiti di velocità siano fissati in non più di novanta chilometri spesso e volentieri viene affrontato a velocità superiori tanto dalle vetture quanto dai tir. Complice, provenendo da Forlì, di un avvallamento che favorisce la velocità. Un viadotto importante che porta ogni giorno migliaia di veicoli e  persone. Venne costruito – per quella che allora si chiamava “secante” - circa venticinque anni fa e  col tempo si è dimostrato fondamentale per il traffico cesenate.

In velocità lo si percorre, ma lo si conosce veramente nella sua struttura intima, anche alla luce dei recenti avvenimenti che hanno portato a sequestrare il viadotto “Puleto” sell'E45 e di conseguenza creare una frattura viaria su una struttura stradale fondamentale italiana? Andare sotto il ponte non è facile, praticamente esiste solo l'argine del fiume che in inverno è  impraticabile a causa del fango, mentre in altri periodi è frequentato solo da ciclisti amatoriali e podisti che non sempre hanno tempo per osservare. Le immagini che andiamo a mostrare sono il frutto di una attento controllo del manufatto che, almeno esteriormente, dimostra tutti gli anni che ha e forse si ravvisa la necessità, considerando l'importanza che riveste, di un restyling.

La prima cosa che si nota sono i graticci interni di metallo che ormai sono a vista con i tondini che sporgono senza alcun supporto. Continuando ad osservare si vedono tracce di scoli, un po' dappertutto, di acque piovane provenienti dal manto stradale  e certamente senza controllo e canalizzazioni. I piloni, in particolare i sette centrali, che poggiano direttamente sulla sponda destra del fiume Savio, si presentano tutti spessorati nei vari anelli con piccoli cunei di legno, sicuramente posti volontariamente, dei quali non si capisce bene l'utilità. Forse per controllare eventuali cedimenti o movimenti delle strutture? Complessivamente, quindi, il manufatto risulta, a vista, solido, tuttavia presenta delle criticità che forse sarebbe meglio controllare ed eliminare. Di solito i piloni in cemento armato, come tutte le strutture composte negli stessi materiali, hanno un arco di vita di circa cinquantanni, il viadotto ha superato abbondantemente la metà di questi anni, meriterebbe onde evitare problematiche più complesse che fosse accuratamente “revisionato”.
 

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