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Il Covid alza la media dei morti nel 2020, in provincia 362 vittime del virus. Aprile il mese 'nero'

Sono 4.933, il 12,3% in più rispetto alla media calcolata tra il 2015 e 2019, i decessi avvenuti nel 2020 nella provincia di Forlì-Cesena. Di questi 362, circa il 7,2%, sono riconducibili al covid

Sono 4.933, il 12,3% in più rispetto alla media calcolata tra il 2015 e 2019, i decessi avvenuti nel 2020 nella provincia di Forlì-Cesena. Di questi 362, circa il 7,2%, sono riconducibili al covid. E' quanto emerge dalla fotografia scattata dall'Istat. Secondo il report 'Impatto dell'epidemia Covid-19 sulla mortalità totale della popolazione residente - anno 2020', aprile è stato nettamente il mese peggiore, con ben 112 decessi causati dal virus. Segue dicembre con 96, mentre gli altri mesi hanno numeri decisamente più contenuti: 35 a marzo, 45 a maggio, 4 a giugno, 3 a luglio, 10 a ottobre e 58 a novembre.

Nel 2021, invece, i decessi nella provincia di Forlì-Cesena riconducibili al covid secondo i dati comunicati dalla Prefettura nei consueti bollettini sono già stati 296, con 144 vittime nel mese di gennaio, 126 a febbraio e 26 da inizio marzo. Per quanto riguarda le altre province romagnole, in quella di Ravenna i decessi causati dal Covid nel 2020 secondo il rapporto sono stati 514, mentre Rimini ha un numero più alto, 564.

Così in Italia

Secondo i dati del ministero della Salute, i decessi causati dal Coronavirus in Italia dall'8 marzo sono 100.103. Una soglia tragica quella raggiunta lunedì, che pone l'Italia tra i Paesi peggiori al mondo per mortalità correlata alla pandemia: 1,652 morti ogni 100mila abitanti. Era il 21 febbraio del 2020 quando il pensionato di Vo Euganeo, Adriano Trevisan, 77enne, venne registrato come prima vittima ufficiale del nuovo coronavirus nel nostro Paese.

Seguirono 54mila vittime tra marzo a maggio 2020: la prima ondata che investì un paese assolutamente impreparato dove neppure vi erano dispositivi di protezione per i medici. Poi la tregua estiva con "appena" 1.846 morti tra giugno e settembre 2020, e infine l'autunno che ha spazzato via l'illusione di un virus più buono e di un sistema sanitario finalmente pronto: il tracciamento e il contenimento dei focolai sono stati travolti dallo tsunami della seconda ondata e da ottobre a marzo sono 60mila gli italiani morti.

Prima per numeri assoluti nell'Unione Europea, l'Italia veste la maglia nera per tasso di letalità pari al 3,25% delle vittime rispetto ai contagiati (in Usa è all'1,81%, Regno Unito 2,95%). Erano cinque i Paesi con oltre i centomila decessi: con gli Usa capofila (537mila morti), seguiti da Brasile (265mila), Messico (190mila), India (157mila) e Regno Unito (124mila) cui si aggiunge, da oggi, l'Italia.

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