Cronaca

Il cantiere Trevi a Mosul sfiorato dall'avanzata contro l'Isis: "Nessun pericolo immediato"

E un elogio all'azione italiana a Mosul arriva anche dal ministro della Difesa Pinotti, "Gli Usa sono soddisfatti per quanto l'Italia sta facendo"

I lavori della Trevi alla diga di Mosul sono per ora al riparo dal vicino fronte di guerra in cui si registra l'avanzata delle forze alleate contro l'Isis, l'esercito islamico che controlla il territorio nord iracheno e nella cui zona si trova appunto la grande diga irachena che è sotto la manutenzione urgente del colosso cesenate delle costruzioni Trevi, un cantiere difeso da 500 militari italiani dell'operazione “Presidium”.

Né i militari, né i tecnici specializzati di Trevi, sono in immediato pericolo. Lo spiega il generale di corpo d’armata Marco Bertolini, fino a poco tempo fa alla guida delle missioni italiane all’estero, in un'intervista alla “Stampa”: “Il presidio dei nostri militari alla diga irachena di Mosul, a tutela dei lavoratori italiani della ditta Trevi»di Cesena, è un grande impegno sul fronte della sicurezza a causa dell’obiettivo strategico rappresentato dalla città simbolo dell’Isis. Ma i nostri uomini non dovrebbero correre seri rischi di attacchi strutturati e complessi”. In ogni caso l'attenzione resta alta,  perché si tratta pur sempre di un fronte di avanzata che si trova vicinissimo e che potrebbe essere “tentato”, per qualche azione diversiva, proprio dalla simbolicità di questa struttura. 

E un elogio all'azione italiana a Mosul arriva anche dal ministro della Difesa Pinotti, “Gli Usa sono soddisfatti per quanto l'Italia sta facendo. Intanto occorre un riavvicinamento a Putin per un fronte comune contro il terrorismo. Non ho sentito ancora il presidente Renzi, ma ho contatti frequenti con i nostri alleati: posso quindi dire che gli Stati Uniti non hanno mai chiesto all'Italia più di quanto l'Italia stia facendo. Anzi, sono molto riconoscenti per il nostro impegno in Iraq e altrove". Lo dice in un'intervista a Il Mattino il ministro della Difesa, Roberta Pinotti. Il ruolo dei militari italiani, spiega, consiste "in addestramenti a Erbil e Bagdad e nel garantire le condizioni di sicurezza al lavoro che viene fatto nella diga di Mosul dalla ditta italiana Trevi”. Inoltre, spiega il ministro, "siamo subentrati agli Stati Uniti nel Personnel Recovery ad Erbil. Di fatto, 130 unità dell'Esercito, assicurano, in caso di necessità, assistenza ai feriti degli scontri sia militari della coalizione sia civili. È un'assistenza a persone in difficoltà in un contesto di conflitto, assicurata con otto elicotteri. Abbiamo dato la disponibilità a questo impegno importante, utile alla coalizione nel suo complesso".

Alla fine quindi sono impiegati in Iraq "circa 1400 soldati, che rappresentano il numero più elevato nelle nostre attuali missioni all'estero. È superiore a quelli presenti in Libano, in Afghanistan e in Kossovo. Un ulteriore aumento di forze e impegno? Non credo", conclude Pinotti. In particolare la task force "Praesidium" a Mosul è stata creata dopo che la ditta italiana Trevi si è aggiudicata i lavori di messa in sicurezza della diga di quella città, infrastruttura di rilievo strategico per l'Iraq e che approvvigiona di acqua centinaia di migliaia di abitanti nelle regioni circostanti. La task force è costituita da circa 500 uomini a protezione della diga e del personale della ditta italiana. Non è quindi una missione di combattimento e agisce in accordo con le autorità irachene. I primi uomini della task force "Praesidium" sono arrivati in aprile del 2016 per compiere ricognizioni ed attività tecnico-logistiche e l'immissione del contingente si concluderà entro questo mese di ottobre. Attualmente i militari presenti sono circa 470. Gli elicotteri "Mangusta" a supporto della task force in questi giorni stanno collaborando anche all'evacuazione dei feriti nell'offensiva scatenata per espugnare Mosul.

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