I genitori dei liceali scrivono alle istituzioni: "Su riapertura scuole comunicazioni schizofreniche"
"I nostri figli, gli insegnanti, i dirigenti e i genitori, non meritano questo trattamento e una gestione della scuola superiore così poco rispettosa del lavoro educativo e didattico e del ruolo di docenti e studenti"
I genitori dei liceali cesenati hanno preso carta e penna per scrivere alle istituzioni, dal premier Giuseppe Conte al presidente della Regione Stefano Bonaccini, per manifestare il loro malcontento sullo slittamento della riapertura delle scuole a causa del proseguire della pandemia di Coronavirus. "Sono passati oltre sessanta giorni dalla nostra ultima missiva in cui chiedevamo il rientro a scuola, con la didattica in presenza almeno al 50% per tutti i 1500 studenti del territorio - spiegano. - Abbiamo atteso con pazienza il rientro a scuola dopo le vacanze natalizie, assistendo nelle ultime due settimane ad una comunicazione a dir poco schizofrenica: si torna al 75% dal 7 gennaio; anzi no, al 50%; anzi no, dall’11 gennaio; anzi no, dal 25 gennaio. Adesso basta! I nostri figli, gli insegnanti, i dirigenti e i genitori, non meritano questo trattamento e una gestione della scuola superiore così poco rispettosa del lavoro educativo e didattico e del ruolo di docenti e studenti".
"I nostri figli - ricordano - non mettono piede in classe da novembre, hanno passato anche metà dell’anno scolastico scorso a casa: non hanno frequentato la scuola per oltre centocinquanta giorni! Trascorrono oltre trenta ore alla settimana di fronte a uno schermo e molti di loro, soprattutto quelli già in difficoltà, non riescono a seguire il programma e stanno abbandonando. Stiamo facendo gravare le conseguenze della pandemia sulle spalle degli adolescenti anche in termini psicologici e le negative ripercussioni sul loro futuro ci preoccupano. Abbiamo visto i dati del contagio in crescita in Emilia Romagna, sappiamo che altre regioni hanno preso decisioni simili, così come altre nazioni d’Europa, ma crediamo ugualmente che la decisione giusta da prendere fosse un’altra: tornare a scuola. Tornare a scuola un giorno ogni due, ogni tre, anche ogni quattro, ma esserci. Dare un segnale di speranza ai ragazzi, un segnale di rispetto, di presa in carico delle loro esigenze e fatiche chiedendo responsabilità anche da parte loro.