I 'camici grigi' in piazza: "Ogni anno 10mila medici fuori dalla specializzazione, stanchi di tappare i 'buchi'"

La protesta di una cinquantina di "camici grigi" provenienti da tutta la Romagna, giovani medici in formazione che, dopo la laurea e l'anno di abilitazione, aspettano di entrare nelle scuole di specializzazione

Camice bianco, mascherina su naso e bocca e cartelli di protesta in mano. Qualche passante venerdì mattina si è addirittura spaventato a vedere in piazza del Popolo un folto gruppo di medici, tutti rigidamente distanziati, ma intenti a manifestare un dissenso. C'è chi ha pensato subito, con terrore, a una novità legata al Covid o a qualcosa che avesse a che fare con l'emergenza sanitaria. E in effetti è così, ma da un altro punto di vista.

A protestare sono stati una cinquantina di "camici grigi" provenienti da tutta la Romagna, ovvero giovani medici in formazione che, dopo la laurea e l'anno di abilitazione, aspettano di entrare nelle scuole di specializzazione.

A volte è un'attesa di uno o due anni, ma a volte anche di cinque anni. E in questa attesa non tutti possono permettersi di studiare e basta, molti iniziano a lavorare, tappando buchi nei Pronti Soccorsi, sostituendo i medici di base là dove serve, o facendo la guardia medica per brevi periodi. "E quando arriva il concorso nazionale per entrare nelle scuole di specializzazioni - spiega Anastasia Zoffoli, una dei portavoce della protesta - chi ha lavorato fa più fatica a essere lucido e magari gli passa avanti chi è uscito dall'università o chi non ha lavorato. Tutti gli anni restano fuori 10,12 mila medici dalla possibilità di entrare in specializzazione perché i posti che lo Stato concede sono sempre molto meno della richiesta".

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E cosa fanno questi giovani con tanta voglia di specializzarsi? "Lavorano di qua e di là come detto - continua Anastasia - oppure se ne vanno dall'Italia. In Germania, per esempio, i medici italiani li assumono solo con un colloquio".  

Ed è, infatti, quello che ha fatto Giacomo, 28 anni, di Rimini, ma poi la nostalgia dell'Italia e la voglia di provarci sono state troppo forti ed è tornato. "Io dopo essermi laureato, visto che conoscevo bene il tedesco, ho provato ad andare in Germania - spiega Giacomo - e lì mi hanno preso subito, tra l'altro, nella specializzazione che volevo io, cardiologia. Mi hanno dato una casa, uno stipendio, ed erano molto felici di avermi. Ma dopo un anno ho iniziato a sentire la mancanza dell'Italia e mi sono detto che non era giusto dover andar via per lavorare e sono tornato per provarci. E ora sono qui".

Dopo l'emergenza Covid per i giovani "camici grigi", osannati da tutti e di cui si è sentita la mancanza proprio durante la pandemia, la situazione non sembra però molto migliorata. Anzi. Proprio durante l'emergenza il Governo ha deciso di abolire l'anno di abilitazione per accorciare il percorso dei medici alla specializzazione, ha anche detto che aumenterà i posti per cui si concorre alle specializzazioni, ma il numero dei partecipanti al concorso questa volta sarà ancora maggiore. Si parla di 24,26 mila medici in corsa per entrare a fronte di 14 mila posti circa. E molti di questi saranno freschi di università. Alla fine a restar fuori saranno sempre 10 mila medici che dovranno ricorrere a lavori saltuari oppure scegliere di andarsene.

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Alla fine della protesta il gruppo dei medici è stato ricevuto dal sindaco Enzo Lattuca che, dopo aver ascoltato le richieste dei giovani laureati, ha preso l'impegno di occuparsi, per quanto possibile, della loro situazione, facendosi portavoce all'interno degli organi preposti di ampliare l'area formativa per i giovani laureati negli ospedali della Romagna, Forlì, Rimini, Cesena e Ravenna.

“La condizione di migliaia di giovani medici abilitati – ha commentato il Sindaco – va affrontata con serietà al fine di non creare due pericolose serie di professionisti della sanità, medici di serie A e medici di serie B. Questi ultimi potrebbero perdere professionalità in nome di un adattamento, foriero di problematiche gravi per la salute, e poi perché nel prossimo futuro non avremo più disponibilità di medici specialisti che lavorino nel SSN. In questo modo la sanità pubblica rischia di trovarsi a corto di medici specialisti per la mancata sostituzione dei pensionamenti. Si tratta di un capitale che non possiamo perdere. L’emergenza COVID-19 ce lo ha insegnato. Una volta di più. Per i giovani manifestanti - ha concluso Lattuca - oggi, più che mai, è necessario rivedere la programmazione del personale sanitario revisionando la riforma dei percorsi formativi, dai corsi di laurea, alla formazione specialistica e generalista, all’assunzione nel SSN, al ruolo del medico del territorio. Quello che chiedono è ciò di cui abbiamo bisogno, ovvero che questo ‘imbuto formativo’ venga annullato, dando la possibilità a tutti i medici di accedere al percorso post laurea permettendo, di conseguenza, di rispondere concretamente alla richiesta di personale sanitario negli ospedali e sul territorio. Infine richiedono una revisione della figura dello specializzando che ancora oggi viene visto come un semplice studente quando in realtà è un medico in formazione”.

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