"Ho sconfitto il virus, c'è bisogno di belle notizie: gocce che non fanno rumore nella tempesta"

La lettera di una cittadina savignanese guarita dal Coronavirus, resa pubblica dal sindaco Filippo Giovannini

Sono ufficialmente nove le guarigioni sul territorio cesenate. Da qualche giorno nel parcheggio dell'ospedale Bufalini sono attivi i tamponi "drive through" che servono proprio a certificare la fine dell'incubo col doppio tampone negativo, per coloro che non hanno più sintomi.
C'è bisogno in questo momento anche di notizie positive, il sindaco di Savignano Filippo Giovannini rende pubblica una lettera di una savignanese che ha sconfitto il Coronavirus. 

"Ciao Filippo, scrivo con difficoltà quello che ho in testa ora e tutti i pensieri di queste settimane in isolamento. Non sono molto social. Ma alcune cose mi risuonano importanti. È importante in questi giorni di notizie devastanti, di fiumi di sofferenza che arrivano da più parti, sentire anche il suono di buone notizie. Sono gocce che non fanno rumore in questa tempesta, ma sono musica dolce che fa bene. Fa bene sapere che i numeri di una crescita incessante di contagi sono affiancati anche da numeri silenziosi di persone che guariscono. Ci siamo, ripartiamo pronti a ricostruire. Io sono una ragazza fortunata, ho smaltito il Covid nella mia stanza, a casa mia. Febbre per diversi giorni, respiro pesante, ma tutto sostenibile. La mia famiglia sta bene, sono rimasta fuori dai loro spazi, ed ancora per qualche giorno sarà così, stanno tutti bene". 

"È tutto finito? No, non sarà finito finché non ci comunicheranno che gli ospedali stanno smontando le tende fuori nei parcheggi, che invece di cercare nuovi posti letto stanno riportando al loro posto tutti i reparti. Cosa ho pensato in questi giorni? Che possiamo fare la nostra parte attenendoci alle regole, non come soldatini in guerra, questa non è una guerra, ma come persone di una collettività. Le azioni del singolo, insieme, fanno la differenza, costituiscono il nostro ecosistema, quello che ci dà vita. In guerra si combatte gli uni contro gli altri, qui invece dobbiamo stare tutti dalla stessa parte. Ho smesso di consultare i social, i polemiconi da “te lo dico io come si risolve” mi sono arrivati al cuore. Sono intollerante alle fazioni, sarò bucolica.., ma è arrivato il tempo di cessare le ostilità e lavorare insieme, obiettivo unico, la vita, da riprendere e ricostruire. Soprattutto penso che le regole da rispettare siano poche, ce la possiamo fare tutti. E penso che davvero questo periodo storico lascerà dei solchi molto profondi. Solchi in cui dobbiamo seminare qualcosa di buono per il futuro, per evitare che sia stata solo sofferenza. Ognuno con la propria coscienza. Rallentiamo, riconosciamo la bellezza nelle cose che contano, in realtà in ogni situazione possiamo trovare del buono, non lo vediamo perché non siamo allenati a farlo, siamo più tolleranti con noi stessi e con gli altri, diamo valore concreto a ciò che davvero conta. Riprendiamo meglio di prima, non torniamo indietro, a quello che era. Il senno di poi… quando questa tempesta sarà finita, sarà “poi” e allora dovremo imparare ad usare quel senno. Possiamo cominciare già da ora". 

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"Ringrazio di cuore chi continua a fornirci servizi che ci permettono di stare bene a casa nostra, la cassiera del supermercato, il collega che riempie gli scaffali, il corriere, i piccoli produttori, … non mi vengono in mente tutti, ma anche loro stanno attraversando la tempesta e ci sono sempre, ed ovviamente chi si prende “cura” di noi a casa o in ospedale, sono tantissimi. Ringraziamoli, perché quella nostra espressione di apprezzamento provoca un effetto straordinario, oggi più che mai. Ho sempre pensato che non si dovrebbe attraversare la sofferenza per capire quella altrui. Si dovrebbe semplicemente riconoscere, accettare, evitare di giudicare e, se possibile, aiutare (e se non si può, per lo meno non calpestare). Poi la sofferenza entra in casa tua (qualunque essa sia). Allora non solo la riconosci, quello è il primo step, devi farne tesoro, e cambiare occhiali, il mondo e “gli altri” si guardano e si vivono diversamente. Io ringrazio ogni giorno per la vita dei miei affetti, vicini o lontani. Prendiamoci cura, della vita. Un saluto a tutti".

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