Fusioni Cesenatico-Rubicone, il no del Pri di Cesenatico

"E' chiaro ed evidente che si deve andare in futuro ad una riorganizzazione istituzionale per avere un’amministrazione del territorio più agile, più snella"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CesenaToday

Con la legge del 21/12/2012 la Regione Emilia Romagna obbligava tutti i Comuni, entro il 20/02/2013, a deliberare per scegliere di aderire ad una fusione con altri Comuni o a convenzionarsi per la gestione associata di alcune funzioni e servizi oggi di competenza delle singole Amministrazioni in tre settori: Polizia municipale, Servizi Sociali, Protezione Civile e Urbanistica, mentre il C.E.D. sarà obbligatoriamente condiviso.

La legge Regionale obbliga praticamente a seguire la strada della fusione, perché la incentiva con la possibilità di accesso a finanziamenti previsti per Legge.

Poi esiste una proposta da parte del Presidente della Provincia, fatta già propria da quasi tutti i comuni del forlivese e del cesenate, di fare coincidere gli ambiti territoriali ottimali con i distretti socio sanitari. Nel caso di Cesenatico corrisponde al distretto del Rubicone-Costa comprendente i comuni di Borghi, Gambettola, Sogliano, Roncofreddo, Gatteo, Longiano, Savignano e S. Mauro Pascoli.

E' chiaro ed evidente che si deve andare in futuro ad una riorganizzazione istituzionale per avere un’amministrazione del territorio più agile, più snella, più sostenibile dal punto di vista economico, dove la fusione di alcuni piccoli comuni sarà ineludibile e sarà la sfida da vincere in un immediato futuro.

Ma da questo a metterci con le spalle al muro - della serie “prendere o lasciare” - non è assolutamente condivisibile così come non è condivisibile da parte della Regione E.R. pubblicare una Legge di tale portata e di tale impatto il 21/12/2012 stabilendo di esprimere un voto entro il 20/02/2013.

Mi sembra che si sia data un’accelerazione improvvisa che non tiene conto del momento in cui questa discussione viene a collocarsi: grave crisi economica e campagna elettorale su tutti. Inoltre, a mio parere tutto era nato nel momento della discussione sull’eliminazione delle provincie, cosa che poi è saltata. La domanda quindi è questa: con il mantenimento delle province come sarà possibile ottimizzare i costi e diminuire la spesa pubblica creando un altro ente intermedio?

Poi non viene dato nessun tipo di criterio di come questi servizi verranno gestiti, cosa succederà ai dipendenti dei settori interessati dalla fusione con possibili trasferimenti di personale, non c'è stato nessun studio per verificare l'efficacia di questa riorganizzazione.

Le perplessità sono tante: ad esempio nel caso in cui l'unione coincida con il Distretto socio sanitario del Rubicone-Costa. Nel condividere alcuni servizi, ci dovremo confrontare, e condividere risorse umane, con realtà amministrative che hanno grosse lacune e deficit in alcuni settori, dove non hanno nè risorse umane, nè strumentali. Per una città turistica come Cesenatico, che ha delle peculiarità rispetto ad altri comuni del distretto del Rubicone, questo potrebbe determinare grandi difficoltà col rischio di avere un abbassamento della qualità dei servizi, aggravata dal fatto che ci troviamo a combattere con una grave crisi economica e di ristrettezze nei bilanci comunali.

Poi quando leggo sulla stampa una dichiarazione del Sindaco di S.M. Pascoli che afferma, sulla scia della imminente fusione fra i comuni di Savignano e S.M. Pascoli in un unico comune, che “il nuovo comune si porrà con la forza inconvertibile dei numeri, come guida della nuova unione”. A mio parere così entriamo in una logica di campanilismo, di soppesare il peso politico di ogni comune, che non ci porterà da nessuna parte.

Io credo che il percorso che abbiamo iniziato in questi giorni poteva essere una grande opportunità per costituire un’efficace base per una rete di servizi più vicini ai cittadini, aumentare la qualità e diminuire i costi.

Però le scelte andavano meglio ponderate (il tutto deriva da una Legge Nazionale, e solo poche regioni hanno dato ai Comuni tempi così stretti), il percorso andava meglio costruito, andava più discusso, occorreva togliere alcune rigidità presenti nella legge, come ad esempio quello dell'appartenenza di tutti i comuni dell'ambito alla medesima provincia: ad esempio per Cesenatico esistono affinità, analoghe problematiche rispetto ai comuni rivieraschi contigui come Cervia, Bellaria e non sono convinto che il distretto socio sanitario del Rubicone-Costa, sia l'ambito ottimale per Cesenatico: potevano essere verificate altre opportunità.

Per questo motivo non me la sono sentita di votare una risoluzione già costruita, imposta dall'alto senza margini di manovra, senza un adeguato dibattito, senza il coinvolgimento dei cittadini e di chi li rappresenta.

Non mi assumo questa responsabilità perché alto è il rischio di avere un decadimento del livello della qualità dei servizi offerti e di creare un carrozzone che costa e non fa risparmiare, con la conseguenza di un rischio forte di un ulteriore scollamento fra cittadini e le istituzioni. In questo momento non ce lo possiamo permettere.

M. Gasperini, capogruppo del PRI in Consiglio comunale di Cesenatico

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