Razzie continue nei negozi di biciclette, ecco il sistema criminale che c'è dietro

Dozzine di furti subiti dalle imprese del settore, sia di produzione che di commercializzazione di bici. Questi i numeri per indicare che piaga possano essere i ladri. Bande specializzate e a tal punto ramificate che dissanguano interi comparti produttivi e che minacciano di distruggerli.

E con quello dell’altra notte sono 37, ben 37 furti che in cinque anni si trova ad aver subito il cesenate Andrea Chiarini, per un totale di valore della refurtiva per un milione e mezzo di euro. E questo solo alla sua azienda, la Gruppo Bici Srl e la collegata Albero delle Ruote (che ha cinque punti vendita: Cesena, Forlì, Ravenna, Modena e Torino). Ci sono poi da aggiungere tutti i furti, a dozzine, subiti dalle altre imprese del settore, sia di produzione che di commercializzazione. Questi i numeri per indicare che piaga possano essere i ladri. Bande specializzate e a tal punto ramificate che dissanguano interi comparti produttivi e che minacciano di distruggerli.


Il furto alla Gruppo Bici, l’ennesimo, avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì, non è che la punta dell’iceberg. Quando la razzia è stata scoperta ed è intervenuta la Polizia ormai avevano preso il volo bici e componenti per un valore di 75.000 euro. Dietro a questi furti esiste una rete capillare di ricettazione, vale a dire di smercio di una così consistente refurtiva. Stanchi dei furti a raffica Chiarini, titolare della  Gruppo Bici, ha fatto le sue “indagini” e riesce ad indicare tutti gli stratagemmi utilizzati dai malviventi per “riciclare” le bici rubate. Anche le forze dell’ordine lo sanno, ma purtroppo ci si schianta contro buchi normativi e difficoltà tra legislazioni diverse di Paesi diversi. Col risultato che le bici rubate si ritrovano belle e fotografate in spudorata vendita, su siti internet stranieri.


Quindi, Chiarini, lei dice che sa dove vanno a finire le bici che le vengono rubate, tanto che se le ritrova in vendita sui siti internet?
“Sì, le bici che vengono rubate non lasciano l’Italia, per non incorrere nei pericoli dei controlli alle frontiere. Vengono depositate in qualche capannone o casolare abbandonato. Quindi vengono accuratamente fotografate e messe in vendita su uno specifico sito internet ucraino”.


Come fa a dire che sono proprio le sue quelle che deve su internet?
“A volte sono finiti in vendita prototipi o modelli personalizzati, pezzi unici insomma. Altre volte sono state fotografate con l’etichetta ‘Albero delle ruote’ o con i cartellini. In un furto avvenuto a Udine, i ladri hanno portato via una bici che si trovava in riparazione, che recava il nome del proprietario, che se l’è ritrovata su internet con la stessa etichetta riportante il suo nome”.


Quanto costano queste bici in vendita?
“Il 30-40% del costo medio che si può avere in un negozio. Un ribasso talmente forte che dovrebbe insospettire chi compra. Anche perché dopo tale acquisto non si ha garanzia o indicazioni per l’assistenza”.


E voi cosa avete fatto poi?
“Abbiamo anche provato a ricomprarci le nostre bici rubate, per capire come funziona il sistema. E abbiamo scoperto le ‘falle’: la bici viene spedita tramite Poste Italiane, che non ha un sistema di tracciamento del mittente. Abbiamo scoperto, infatti, che non è obbligatorio per legge. Invece per i siti internet, essendo domini ucraini, rispondono ad una legislazione che non è allineata a quella europea e sostanzialmente anche tramite Interpol non si può fare niente. L’illecito lo fanno e te lo sventolano pure sotto il naso”.


Lo scorso anno, dopo una raffica insostenibile di furti al comparto delle bici, il sindaco Paolo Lucchi organizzò tavoli per la sicurezza, interessando prefetto e questore, anche con interrogazioni parlamentari. Che n’è stato di quell’interessamento?
“E’ stata un’azione importante e abbiamo realmente visto uno sforzo straordinario delle forze dell’ordine. Devo ringraziare in particolare il sindaco Lucchi e il questore Sanna. Ci si scontra con difficoltà normative, ma bisogna intervenire, anche perché il fenomeno è in rapido peggioramento…”


Perché?
“Non ci sono più solo i furti nei magazzini o nei punti vendita. Sta capitando che queste organizzazioni, sempre più articolate, vanno in collina, trovano un ciclista quando magari è da solo, lo fermano e gli rapinano la bici caricandola in un furgone e lasciandolo in calzini. Altre persone hanno visto sparire bici di grande valore perché molto probabilmente sono stati pedinate fino a casa, e una volta scoperta l’abitazione, i ladri sono tornati la notte per prendersela in un garage. E’ inquietante sapere di non essere tranquillo se giri in bici, col timore di essere pedinato e derubato”.

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