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Lunedì, 16 Maggio 2022
Coronavirus

Il ciclone Omicron si attenua, giù la curva dei contagi: ma Forlì-Cesena resta al secondo posto in Italia

Questo è quanto emerge dal monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe relativo alla settimana 26 gennaio - 1 febbraio

La provincia di Forlì-Cesena resta al secondo posto in Italia per numero di nuovi contagi in sette giorni, ma facendo un confronto con la settimana precedente vi è stato un calo significativo dei contagi, da 3.441 a 2.524. Questo è quanto emerge dal monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe relativo alla settimana 26 gennaio - 1 febbraio. Forlì-Cesena è al secondo posto dietro alla provincia di Bolzano, che conta 2.644 casi.

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Nell'ultima settimana i nuovi casi in Italia sono passati da 1.197.970 a 900.027, con una flessione del 24,9%, mentre resta stabile il numero dei decessi (2.581 contro 2.519, pari a +2,5%, di cui 187 riferiti a periodi precedenti). In calo anche i casi attualmente positivi (2.476.514 contro 2.689.262, -212.748, pari a -7,9%), le persone in isolamento domiciliare (2.455.092 contro 2.667.534, -212.442, pari a -8%) e le terapie intensive (1.549 contro 1.691, -142, pari a -8,4%) sostanzialmente stabili i ricoveri con sintomi (19.873 contro 20.037, -164, pari a -0,8%).

Scendono da 51 a 20 le province con incidenza superiore ai 2.000 casi per 100.000 abitanti: dietro Bolzano e Forlì-Cesena (2.524) ci sono le provincie di Vicenza (2.443), Pordenone (2.402), Macerata (2.401), Ravenna (2.345), Rimini (2.306), Fermo (2.258), Gorizia (2.216), Bologna (2.214), Ascoli Piceno (2.188), Ancona (2.131), Pesaro e Urbino (2.127), Reggio nell’Emilia (2.123), Verona (2.109), Trieste (2.051), Treviso (2.042), Ferrara (2.038), Livorno (2.037) e Padova (2.031). 

Per il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta, invita alla cautela e si mostra sostanzialmente contrario alla durata illimitata del super green pass, tra le nuove norme disposte mercoledì dal Governo, in quanto "è impossibile allinearla all’efficacia della terza dose, perché quella sul contagio ha una durata troppo breve e quella sulla malattia grave a lungo termine non è nota. D’altro canto, come già ribadito dall’Ema, a oggi non ci sono evidenze scientifiche per supportare la somministrazione di una quarta dose nella popolazione generale, che andrebbe a definire la nuova scadenza del certificato verde, ma non si può nemmeno escludere che possa essere necessaria in futuro. Ecco perché l’utilità del green pass va oggi rivalutato secondo una prospettiva differente".

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