Movida, il punto di vista di Confcommercio: "E' una risorsa per la città"

"Non può esserci confronto utile e propositivo sulla movida, specie dopo il grave episodio verificatosi una settimana fa - scrive Angelo Malossi di Confcommercio - a Cesena"

"Non può esserci confronto utile e propositivo sulla movida, specie dopo il grave episodio verificatosi una settimana fa a Cesena col lancio di una secchiata di acqua con candeggina su avventori di un locale, che non parta da un concetto chiaro: non esiste la buona movida o la cattiva movida. Esiste semplicemente la movida ed è una risorsa per la città. Punto". E' il punto di vista Angelo Malossi di Confcommercio.

"La città buona è la città relazionale, e la movida non può non esserci - continua Malossi -. In un recente convegno nazionale della Fipe si è riflettuto sul fenomeno della movida: sono oltre 29 milioni gli italiani che ogni tanto escono la sera, più di 22 milioni quelli che frequentano i centri storici del proprio comune o dei comuni limitrofi, quasi 19 milioni gli italiani che si recano, le volte in cui escono, nei luoghi della movida. Inoltre, ogni settimana almeno una volta 15,6 milioni di persone escono la sera o la notte, 8,4 milioni frequentano i centri storici del proprio comune o  di comuni limitrofi, 4,3 milioni si recano nei luoghi della movida e 6,1 milioni nelle ore serali e/o notturne escono anche per andare in pub, discoteche, discobar, enoteche".

"Sono numeri da fenomeno di massa - osserva Malossi -.  Il centro storico di Cesena e altre parti della città, negli ultimi anni, sono stati risvegliati nelle ore serali e sono divenuti polo di attrazione di clienti romagnoli anche grazie alla movida promossa da una rete di esercizi pubblici all'avanguardia, con servizi eccellenti che sono un biglietto da visita per Cesena. I professionisti che lavorano nei locali pubblici sono i primi a sapere che il piacere del ritrovarsi nelle ore serali nei locali pubblici va coniugato con il rispetto della quiete pubblica e un locale serio non si esime certo da rispettare e far rispettare le regole, anche se va rimarcato che la movida -che significa non a caso movimento fra locali ravvicinati – si basa sul passaggio affollato dei clienti che consumano e conversano all'aperto e la salvaguardia del silenzio è una pura utopia".

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"Occorrono pertanto comprensione e aiuto reciproci tra residenti, esercenti e clienti. Il nostro sindacato Fipe ha sempre rimarcato che nel repertorio deontologico del barista e dell'esercente di pubblico esercizio deve essere compresa l'istanza etica del rispetto della quiete perché i locali eccessivamente rumorosi danneggiano la città e prima di tutto loro stessi", chiosa Malossi, secondo il quale "non va inibita e neppure messa in discussione la diffusa, radicata e trasversale vitalità dello stare insieme, della convivialità, della voglia di vivere le proprie relazioni e il tempo libero fruendo delle opportunità offerte da spazi ed esercizi pubblici in determinate porzioni del territorio urbano. Non fermiamo dunque la movida, perchè fermeremmo la città - che è già fin troppo ferma in vari altri settori - e anche perché a Cesena essa è una peculiarità e un vanto che contraddistingue felicemente la nostra realtà rispetto anche ad altre limitrofe da cui importiamo visitatori e clienti".

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