La sua storia diventa un appuntamento social: Fiorenzo Barzanti ricorda il mondo contadino alla fine degli anni Cinquanta

"Tutto quello che scrivo sono i miei ricordi di bambino - spiega Fiorenzo Barzanti - storie vissute direttamente o sentite raccontare con le mie orecchie"

Pirro della banchetta delle scarpe, Bagnulin il contadino inventore di Carpineta, la piazzetta di Lindo, Rosetta e i suoi amori: sono tutti personaggi esistiti che, con tutta probabilità, finirebbero nel dimenticatoio se Fiorenzo Barzanti, con la sua penna schietta e autentica, non scrivesse di loro e di tanti altri ricordi del mondo contadino alla fine degli anni Cinquanta e inizio anni Sessanta sopra le colline cesenati, più precisamente a San Tommaso.

Ogni giovedì, da oltre sette anni, infatti, Barzanti, ingegnere e dirigente aziendale in pensione, pubblica sul suo profilo Facebook una storia di vita contadina ambientata sulle colline romagnole di Cesena. Sino a oggi ha scritto oltre 390 storie, tutte seguitissime e apprezzate dagli oltre 1200 followers che non si limitano a leggere ma ogni settimana gli scrivono una cinquantina di mail condividendo con lui i loro ricordi e commentando i cambiamenti delle tradizioni e del mondo.

"Tutto quello che scrivo sono i miei ricordi di bambino - spiega Fiorenzo Barzanti - storie vissute direttamente o sentite raccontare con le mie orecchie. Sono figlio di contadini, mezzadri, e ho ricordi nitidi del periodo in cui ero un bambino. La mia era una famiglia normale, come ce n'erano tante. Il mio babbo era soprannominato Ferruccio, mia mamma Lucia, poi c'eravamo io e mio sorella Anna. Mio padre morì presto come molti contadini falcidiati dai pesticidi nelle nostre colline, io mi trasferii con la mia mamma in città in un appartamento in affitto. Lei faceva l'operaia nel magazzino della frutta, io frequentavo l'Università (Ingegneria). Non sono uno scrittore, ma amo moltissimo scrivere e da quando ho avuto più tempo ho iniziato a mettere giù i miei ricordi: amori, gelosie, tradizioni, solidarietà, usanze, matrimoni, aneddoti raccontati con un sano umorismo. In fondo la vita di campagna era simile in tutta l’Italia e, infatti, da quando pubblico i miei racconti mi arrivano mail dalla Liguria, da Caltanisetta, dal Piemonte. La vita a quei tempi era accomunata da valori semplici, i modi in cui ci divertiva erano uguali in tutta Italia. La gente che ha la mia età ci si ritrova, i più giovani sono incuriositi perché magari sono racconti che hanno sentito dai loro nonni".

Fiorenzo non rimpiange il mondo contadino e non vuole tornare indietro, ma gli piace ricordare da dove proviene, le sue radici. "Non amo la retorica del 'come si stava meglio quando si stava peggio' - spiega ancora Barzanti - La retorica del mondo contadino è tipica di chi non lo ha vissuto e ne parla bene guardando le figure nei libri. Amo il dialetto (che non considero una lingua). Lo parlo con le poche persone che ancora lo parlano. Spesso penso in dialetto. Anche nel mio lavoro quando dovevo trovare la soluzione ad un problema complesso pensavo in dialetto, mi viene più facile. Nel 2001 l’avvocato Chiesa di Cesena teneva una rubrica su un quotidiano locale su quel mondo contadino che vedeva nelle sue scampagnate domenicali. Mi venne da rispondergli con un racconto 'la vera storia ad Franzchin' che fu pubblicato e molto apprezzato e che raccontava la vita reale. Poi nel 2010 iniziai a pubblicare la mia rubrica su un inserto settimanale di un altro quotidiano locale e, ridendo e scherzando, per oltre 100 settimane ho scritto storie andando a scavare nei miei ricordi. All'inizio del 2011 ho aperto la mia pagina facebook e, ogni settimana, pubblico i miei racconti con le fotografie, alcune d'epoca. Quando smetterò di scrivere? Ho pensato più volte di smettere ma i tantissimi lettori e le email che ricevo mi spingono a continuare per il momento. In verità mi diverto molto. Mi rendo conto di essere a volte ripetitivo ma in ogni storia ci sono sempre un paio di fatti inediti".

Ma perché non farne un libro? "Beh, il materiale ci sarebbe, ma per ora non è ancora andato in porta nessun progetto. Magari in futuro". Gli argomenti che attirano di più i lettori? "Non nascondo che a volte aggiungo molti particolari agli argomenti che interessano di più - conclude Barzanti - Per esempio i doppi sensi contadini che non sono mai volgari ma che erano molto diffusi. In fondo come dice il titolo di un libro sulla Romagna che ho letto recentemente 'Sotto le lenzuola non c’è miseria'. Non c’era la televisione, nessuno leggeva i giornali, in inverno si cenava prestissimo e si andava a letto presto 'come le galline' ed un sano divertimento non si toglieva a nessuno".

Da sinistra: Ferruccio ad Sarafen, Fiorenzo Barzanti, ka sorella Anna e mamma Lucia. Particolarità: pantofole consumate con il buco davanti, il gatto sullo sfondo che guarda incuriosito, la parete della casa che risente ancora del passaggio del fronte (sono passati 15 anni) e il grembiule di lavoro di mia mamma

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