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Mercoledì, 6 Luglio 2022
Cronaca

Un figlio morto in guerra, il dramma ucraino di Sarsina visto da Cesena: "Voglio far scappare mia figlia e i nipotini"

Lo choc, poi il malore, fortunatamente la donna si è ripresa e ha potuto lasciare l'ospedale, ma gli ultimi aggiornamenti la danno ancora in un forte stato di sofferenza emotiva

Il dramma di Lyuba ha colpito tutti rimbalzando su tanti giornali nazionali come simbolo del dolore e della crudeltà della guerra. Stava passeggiando in piazza a Sarsina, quando la signora di origine ucraina, che dal 2016 vive nel comune plautino e lavorava come badante, è stata raggiunta da una telefonata che mai avrebbe voluto ricevere. Un figlio di 36 anni morto in guerra colpito da un cecchino russo mentre stava andando a lavorare in fabbrica.

In 1000 ai Giardini Savelli per dire no alla guerra

Lo choc, poi il malore, fortunatamente la donna si è ripresa e ha potuto lasciare l'ospedale, ma gli ultimi aggiornamenti la danno ancora in un forte stato di sofferenza emotiva, a tentare di consolarla l'affetto di un gruppo di amiche, tutto il paese si è stretto attorno al dolore di Lyuba che da tanti anni si trova in Romagna (prima Mercato Saraceno, poi Sarsina), ed ha anche acquisito la cittadinanza italiana. Una notizia che è arrivata come un macigno anche a Cesena dove la comunità ucraina in queste ore vive col fiato sospeso. Le comunicazioni che arrivano dal paese dell'Est-Europa dicono che la situazione sta peggiorando, si parla di una intensificazione dei bombardamenti e degli attacchi russi, a cui si contrappone la coraggiosa resistenza degli ucraini, che coinvolge anche i civili.

Il dramma di Lyuba a Sarsina

"La notizia di Sarsina ci ha sconvolto - spiega Alina, la voce è rotta ad intermittenza dal pianto - io in Ucraina in questo momento ho mia figlia e tre nipotini di 10, 6 e 3 anni. Vivono a Ternopil, dormono in cantina, i bombardamenti si fanno sempre più frequenti. Io lavoro a Cesena come badante, ma in queste ore ho un unico pensiero, mettere su un pulmino mia figlia e i bambini e farli venire qui. Ai confini del Paese ci sono file chilometriche di persone che vogliono scappare passando per la Romania o la Polonia, gli uomini non possono fuggire perché sono chiamati a combattere. Io da giorni non riesco a dormire. In tanti scapperanno per mettere al sicuro figli e nipoti".

"Abbiamo in programma un incontro con il Comune - spiega Alina - c'è bisogno di sostegno, dal cibo ai medicinali, noi siamo una comunità che vive a Cesena da 10 anni, chiediamo in questo momento di emergenza di poter avere un luogo, anche una piccola stanza con un bagno, dove possiamo riunirci e parlare, anche semplicemente per consolarci a vicenda".

La macchina della solidarietà a Cesena

Anna invece è continuamente al telefono in attesa delle notizie che arrivano da Kamianets Podilskyi, ovest dell'Ucraina, non lontano dalla Moldavia: "Ho lì mia mamma, la sento più volte al giorno, essendo una città relativamente più tranquilla in questo momento, mi racconta che tanta gente si rifugia proprio lì scappando dalle città più grandi, letteralmente bersagliate dai russi, come Kiev o Odessa". Anna racconta l'incredibile capacità di resistenza e solidarietà scattata nel popolo ucraino: "Tutti collaborano, gli uomini combattono, le donne cucinano per i soldati, anche i bambini aiutano. Tutti oppongono resistenza con coraggio, preparano le molotov, di notte quando non c'è il coprifuoco si radunano per organizzare ed aiutare i soldati". La paura è tanta: "Cosa può succedere ancora di peggio? I russi bombardano gli ospedali, i palazzi di civili. Per adesso mia madre non vuole fuggire, vuole rimanere lì, ma io ho tanta paura".

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