A Calbano di Sarsina si celebra la Festa di Sant'Antonio

Calbano vanta radici molto antiche, iniziando la storia con gli Umbri e i Romani, delle cui costruzioni rimangono resti e pietre

A Calbano di Sarsina, soleggiato colle che sovrasta la città Viciniana, l’Epifania tutte le feste non porta via. Infatti, domenica gli abitanti della città Viciniana e delle parrocchie circostanti si ritroveranno a celebrare la festa di Sant’Antonio Abate. Alle 15 ci sarà la messa solenne cantata e durante il canto del locale e particolarissimo Inno del Santo Abate verranno distribuiti i panini benedetti e ci sarà il bacio alla reliquia di Sant’Antonio. Nel borgo si continuerà col rinfresco per tutti, accompagnato dalla musica dello storico impianto a valvole “Geloso”, udibile nelle valli sottostanti.

Calbano vanta radici molto antiche, iniziando la storia con gli Umbri e i Romani, delle cui costruzioni rimangono resti e pietre. Nel X secolo vede l’erezione del Castello, che nel 1220 andrà in possesso della chiesa sarsinate, la quale vi celebrerà l’importante Sinodo Diocesano del 1380. Nella prima metà del ‘400 fu occupato dai Malatesta di Cesena, che vennero scacciati nel 1463 dalle truppe del Papa e del Duca di Montefeltro. Il castello è rimasto pressochè intatto, con il “maschio” adiacente l’oratorio e sul retro, verso Montalto, i tre torrioni. Nel 1657 viene costruito l’attuale oratorio pubblico che viene utilizzato saltuariamente. La campana, collocata in un supporto ferreo al culmine della facciata, venne fusa nel 1711 a Cesena da Gaspare Landi. Il piccolo oratorio è un piccolo scrigno di opere d’arte, tanto da poter far invidia ad una chiesa parrocchiale. Spiccano due mobili da sacrestia del ‘500, un dipinto, che fino al 1907 era la pala d’altare, raffigurante Sant’Antonio da Padova del ‘600, e un piccolo dipinto rettangolare raffigurante Sant’Antonio Abate, sempre del ‘600. Del ‘600 è anche una cassapanca e il turibolo con navicella. Le lanterne processionali e il crocifisso astile sono, invece, del ‘700, insieme ad un bell’inginocchiatoio e all’ostensorio.

Ogni arredo è rimasto sul luogo grazie anche alla cura della famiglia Castellucci che, dal dopoguerra, si occupa della pulizia e della manutenzione dell’oratorio. Nell’ottocento è stato spostato l’ingresso della chiesa, che prima era dove ora c’è la parete sinistra, verso l’interno del castello. L’altare era infatti posto ad est, ora è a nord, e nel 1907 viene montata la grande ancona in legno intagliato, arrivata a Calbano su dorso di muli, come raccontò una testimone oculare ora scomparsa. I calbanesi, oltre cento di persone suddivise in 55 famiglie, sono eredi di tanti tesori: il castello medioevale, la chiesa di Sant’Antonio, l’Arena Plautina, le fondamenta di epoca etrusca. Nel 1984 importanti lavori di manutenzione a tutto l’edificio. Calbano ha visto negli ultimi anni un aumento considerevole di persone, dopo la costruzione di diverse ville. Da sempre i fedeli si recano nella basilica cittadina per i servizi religiosi e in Quaresima e Avvento anche a Calbano viene tenuto, nelle famiglie, l’incontro sulla Parola di Dio con buona partecipazione. A Calbano si rivivono tempi lontani, grazie al calore ospitale e l’accoglienza genuina.

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