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Cronaca

Festa all'eremo di Sant'Alberico: "Saliranno in tanti per ritrovare se stessi e Dio"

Lunedì 29 agosto si terrà la Festa all'eremo di Sant'Alberico, in parrocchia di Capanne di Verghereto

Lunedì 29 agosto si terrà la Festa all'eremo di Sant'Alberico, in parrocchia di Capanne di Verghereto. Alle 8, 9.30, 11 (quest'ultima celebrata dal Vescovo Douglas) le messe. Alle 15.30 il Rosario e alle 16 l'ultima messa. Le tre messe del mattino saranno animate nella musica e nel canto da don Daniele Bosi, mentre quella delle 16 dal coro di Riofreddo.  "Migliaia di persone, un numero incredibile, saliranno all'eremo lunedi. E se ti fermi ad ascoltare, ti accorgi dell'incredibile varietà di accenti presenti. Oltre che da Sarsina, Cesena, San Piero in Bagno, gente verrà dalla zona di Pieve Santo Stefano, da Pennabilli, da San Marino, da Casteldelci e da tutta la, valle del marecchia fino a Rimini. Un evento, questo -  spiega don Daniele - davvero originale e curioso. E questa gente cosa salirà a fare all'eremo? Non si mangia, non si balla, non si compra: si va a cercare il silenzio, per ritrovare se stessi e Dio. E sarà un piacere anche rivedersi, magari in quell'unica occasione all'anno, per condividere qualche attimo di cammino comune su questa terra". 

Qualche notizia su S. Alberico e il suo eremo

Fonti accreditate fanno risalire l’origine dell’eremo al IV-V secolo, periodo nel quale la vita eremitica vide il suo massimo sviluppo. Alberico, della cui vita sappiamo pochissimo, visse nella prima metà del sec. XI, secondo la tradizione era di nobile famiglia ravennate. Da giovane si votò ad una vita eremitica fatta di rigorosa penitenza, preghiera e contemplazione, dimorando a Valle Sant’Anastasio presso San Marino; è in questo luogo, si racconta, che fece scaturire una fonte di acque salutari, tuttora esistente. Poi abitò per qualche tempo nell’eremo di Ocri in diocesi di Sarsina eretto da San Pier Damiani; da qui passò a condurre sempre una vita eremitica in una profonda gola a m. 1147 sul Monte Fumaiolo, che dipendeva dal monastero di S. Giovanni Battista della Cella, appartenente all’Ordine Camaldolese, fondato da s. Romualdo. Qui visse in perfetta solitudine per molti anni, finché lo colse la morte verso il 1050, probabilmente il 29 di agosto. La prima memoria certa del suo culto risale al 1300, quando nel timore che i Fiorentini potessero impossessarsi del corpo, questo fu trasferito di nascosto nella chiesa dell’abbazia benedettina di Valle Sant’Anastasio. Qui venne murato e se ne perdettero le tracce, finchè durante i lavori di restauro del 1640 e deposti in un sarcofago in pietra. Nel 1961 venne fatta la ricognizione dal Vescovo Bergamaschi di Montefeltro e da Mons. Bandini, presso la vecchia chiesa. Il corpo venne trasferito nella moderna chiesa costruita nel 1970 appunto. Visitati da anni i ruderi della vecchia chiesa, per due diverse occasioni chiesi di entrare nella nuova chiesa per vedere la tomba ma invano, finchè riuscì ad entrare, essendo una piccola parrocchia con meno di 100 anime dove celebra un frate la domenica. Vidi sotto l’altare il sarcofago del 1640 e potei fotografarla in modo imperfetto a causa del presepio, che cercai un minimo di spostare, nei limiti di cortesia. Durante la citata ricognizione, Bandini prelevò una tibia, ancora presente al nostro eremo. Alberico, che già in vita operava molti prodigi, è invocato contro le malattie addominali e le ernie dei bambini. In questi secoli è continuato l’avvicendarsi degli eremiti, che sia pure a fasi alterne, hanno fatto funzionare l’eremo e la chiesetta, accogliendo ed assistendo i pellegrini devoti del santo, come don Quintino, fratel Vincenzo, fra Michele e l’attuale Gianbattista che risiede nell’Eremo tutto l’anno.

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