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Martedì, 31 Gennaio 2023
Cronaca San Mauro Pascoli

Femminicidio-suicidio, la psicologa: "La violenza un problema culturale. Mix letale con problemi psicopatologici"

San Mauro Pascoli è ancora sotto choc per una tragedia che sabato pomeriggio ha lasciato tutti senza parole. Un femminicidio-suicidio che riaccende prepotentemente i riflettori sulla violenza sulle donne

San Mauro Pascoli è ancora sotto choc per una tragedia che sabato pomeriggio ha lasciato tutti senza parole. Un femminicidio-suicidio che riaccende prepotentemente i riflettori sulla violenza sulle donne. Si moltiplicano le iniziative di sensibilizzazione, le 'panchine rosse', l'impegno dei centri anti-violenza, ma il fenomeno sembra (dati alla mano) in preoccupante ascesa. Negli ultimi giorni una vera e propria escalation di tragedie: un'avvocata romana è stata uccisa dal suo ex davanti a un ristorante, perchè il 61enne (poi arrestato), non accettava la fine della relazione. L'episodio più fresco a Trani, in Puglia, dove un uomo di 52 anni ha ucciso la moglie a coltellate al culmine di una lite, per poi suicidarsi. Episodi intervellati dalla tragedia di San Mauro, anche se accaduta pochi chilometri più in là, a Bellaria. In un parcheggio l'82enne Vittorio Capuccini ha ucciso a colpi di pistola la 70enne Oriana Brunelli, per poi togliersi la vita con la stessa arma. 

 "E credimi, se io un giorno io ti dovessi davvero perdere / Te lo confesso e te lo giuro, amore, preferirei morire". Lo scriveva il 'vigile poeta' nel 1995, ma la poesia era stata in maniera inquietante rilanciata pochi giorni prima del delitto su Facebook dallo stesso Capuccini. Un post evidentemente premonitore, in casi del genere si apre sempre il dibattito sui comportamenti 'sentinella' della tragedia. Entrambi sposati, la relazione extra-coniugale non era a quanto pare un mistero nella cittadina. La 'follia' dell'82enne scattata presumibilmente per la volontà della donna di troncare la frequentazione. Sul preoccupante aumento dei femminicidi, ed in generale degli atti di violenza sulle donne, interviene la dottoressa Pina Li Petri, psicologa e psicoterapeuta, esperta della mente umana (nella foto sotto).

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La psicologa Pina Li Petri

Dottoressa, cosa scatta in questi casi nella mente dell'uomo?

La violenza è qualcosa che ormai sembra fare parte della nostra quotidianità. È difficile parlare di uno profilo psicologico specifico: in letteratura abbiamo diversi studi, ma nonostante tutto non possiamo ancora definire e individuare un profilo specifico di chi compie atti di violenza. Forse sarebbe più corretto parlare di fattori di rischio e di quello che un soggetto vive nel corso della sua vita, a partire fin dall'educazione primaria, in quanto sono proprio gli eventi vissuti nel corso della sviluppo, misti ad un profilo psicopatologico, o con sintomatologie di tipo ansioso, o con problematiche relative alla capacità di adattamento e di organizzazione della personalità, a portare poi la presenza di atti violenti.

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Cosa va 'insegnato' agli uomini? Forse a superare il concetto di possesso sulla donna?

È un problema culturale. Siamo ancora figli di una società piuttosto patriarcale dove non si è riusciti ad accettare il ruolo della donna come qualcosa di diverso o altro rispetto all'essere solo moglie o madre. Per educare alla non violenza è necessario intervenire fin dall'infanzia, al fine di creare relazioni uomo-donna che siano paritarie e che abbiano alla base elementi come l'ascolto reciproco e partecipe, la condivisione, l’empatia, il riconoscimento dell'altro nella sua totalità, con rispetto e accettazione delle differenze che inevitabilmente fanno parte del nostro essere umani. Questo è importante perchè significa promuovere fin dall'infanzia un contesto che sia accogliente e privo di discriminazioni e, probabilmente, la presenza di un clima come questo favorisce anche la creazione di relazioni più positive, dove la forza non si trasforma in una forma di prevaricazione e potere sull'altro

I femminicidi sono in preoccupante aumento. In questo caso si tratta di un femminicidio-suicidio, cosa cambia?

Credo che non ci sia alcuna differenza se non per il fatto che di base stiamo sempre parlando di soggetti che presentano di base una personalità psicopatologica e come dicevamo prima a seconda degli eventi, vissuti ed esperienza di vita e soprattutto sulla base delle capacita sociali e affettive, si presentano scenari diversi . Il fatto che siano violenti non significa che siano persone forti, al contrario molto spesso non hanno strumenti e capacità di gestire le frustrazioni e di fronte ad un soggetto percepito come più debole, agiscono atti violenti, ma di base ci si trova di fronte a persone tendenzialmente incapaci di gestire in maniera funzionale la propria vita

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