Fabbri (Verdi): "Un molino storico coperto dal cemento"

"Questo patrimonio andava tutelato, sia per il suo valore scientifico e storico-testimoniale, sia per dimensioni e localizzazione dei manufatti"

In data 3 luglio 2008 venne emesso dal Tribunale di Forlì un decreto di sequestro preventivo - con la collaborazione del Corpo Forestale dello Stato - di un importante cantiere di Cesena: il Comparto Ex Essiccatoio ed ex Molino di Palazzo Malatesta, posto di fronte all’ingresso dell’Istituto Lugaresi, in via Canonico Lugaresi.
 
"La proprietà intestataria della lottizzazione - scrive Davide Fabbri - è la società Carducci srl del legale rappresentante Franco Dall’Ara (società che costruisce e vende appartamenti), società legata all’impresa edile “La Collina” dello stesso imprenditore Dall’Ara, società legata - a sua volta - allo studio Beta dell’ing. Ninfo Bellavia. I Verdi di Cesena (attraverso il lavoro prezioso di segnalazione dell'ex consigliere di Quartiere Gabriele Valentini e attraverso le interpellanze in passato del sottoscritto in Consiglio Comunale) avevano segnalato presunti abusi edilizi commessi nel suddetto cantiere, i cui lavori erano iniziati il 10 luglio del 2006 (Permesso di Costruire n. 132 del 2006)".
 
"Il progetto edificatorio - continua - approvato dal Comune di Cesena ha previsto l’ingiustificata e deprecabile demolizione sia dell’ex Essiccatoio che del limitrofo Molino di Palazzo Malatesta (demolizioni avvenute nell’estate del 2006), l’assenza di salvaguardia e valorizzazione dei reperti e ritrovamenti archeologici facilmente ipotizzabili in loco, la realizzazione al posto dell’ex Essiccatoio ed ex Molino di un brutto fabbricato – ora realizzato - di 28 alloggi residenziali da vendere a prezzo di mercato: pertanto il Comune di Cesena ha autorizzato una modifica irreversibile dell’aspetto architettonico e ambientale di un importante angolo di città, consentendo una edificazione a prezzi non calmierati. Ora gli alloggi sono stati costruiti e in parte sono ancora invenduti e pertanto vuoti! Questa è l'ennesima dimostrazione della ingiustificata costruzione di nuovi alloggi in città (osservare le foto dei cartelli indicanti la vendita degli alloggi)".
 
"I Verdi di Cesena hanno segnalato alla Sovrintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Ravenna, alla Sovrintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna con sede a Bologna, i presunti abusi relativi alla demolizione, la possibile asportazione illegittima di rinvenimenti archeologici importanti dell’Ex Molino Palazzo, un Molino Malatestiano che andava tutelato. Tali segnalazioni hanno consentito alla diverse Sovrintendenze di chiedere all'Amministrazione comunale di Cesena la sospensione dei lavori edili e di emettere prescrizioni per la realizzazione di una campagna di scavi archeologici (realizzata poi dalla ditta Akanthos) per ricercare eventuali manufatti collegabili al Molino Malatestiano".
 
"La campagna di scavi - continua fabbri - ha portato al rinvenimento di importanti strutture del Molino Palazzo Malatestiano, sia in laterizio che in legno: resti in muratura riferibili al Molino di Palazzo, gallerie e canalette che portavano l’acqua del canale della “Compagnia dei Molini a Grano” di Cesena, per azionare le pale degli impianti dei diversi molini presenti in città; l’acqua, una volta superate le macine, proseguiva il suo percorso passando sotto il ponte di San Martino verso il Molino di Serravalle, per ricongiungersi al Fiume Savio. Pare inoltre che, a fronte del ritrovamento delle gallerie che introducevano l’acqua al Molino Palazzo, non sia stata ritrovata la galleria di scarico della stessa; secondo alcune fonti storiche, tale galleria si trovava sotto l’Essiccatoio per tutta la sua lunghezza".

"In sostanza - scrive - questo patrimonio andava tutelato, sia per il suo valore scientifico e storico-testimoniale, sia per dimensioni e localizzazione dei manufatti, un sicuro arricchimento culturale della memoria del territorio e del panorama architettonico-archeologico-ambientale della nostra città. Niente di tutto questo".
 
"Ora inoltriamo al Sindaco e all'Assessore all'Urbanistica i seguenti quesiti, nella speranza di ricevere gentile risposta:
1. dato che il Comune di Cesena è il principale attore della vicenda (è sia il soggetto principale nella gestione urbanistico-edilizia del territorio, che l’ente pubblico propositore di servizi culturali alla città), come è stato possibile realizzare il nuovo fabbricato da 28 alloggi, scavalcando i vincoli, le tutele e le prescrizioni delle leggi e delle Soprintendenze?
2. Quale è la valutazione politica del Comune in merito al fatto che si è demolito un bene storico della città, e al suo posto vi sono appartamenti a libero mercato ancora invenduti?
3. L'impresa edile “La Collina” da tanto tempo ha esposto in loco un grande cartelli e cartelloni pubblicitari – vedasi foto allegate - volto alla vendita degli alloggi ancora invenduti: paga almeno al Comune la tassa sulla pubblicità?"

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