Estorsione ad un professionista cesenate per creare i fondi della corruzione: terremoto su Conscoop

L'estorsione è il reato ipotizzato nei confronti dell'ingegnere di Cesena che ha segnalato infine le continue e immotivate richieste di denaro in contante

I professionisti che lavoravano per Conscoop, il consorzio di cooperative ramificato in tutt'Italia con sede centrale a Forlì, sarebbero stati costretti a fornire del denaro in contante, tirato fuori dal loro conti correnti personali, sotto la minaccia di non vedersi pagate le fatture già emesse o di non essere più considerati in successive commesse. In questo modo si sarebbero formati dei fondi neri, con denaro non tracciato e destinato a usi su cui gli inquirenti stanno ancora indagando. Quanto denaro?  Circa 200mila euro, quello versato da un solo professionista in circa un quinquennio, secondo quanto ricostruito dalle indagini.

Uno di questi usi, sempre secondo le accuse, sarebbe stato quello corruttivo, per oliare delle pratiche al Ministero per lo Sviluppo economico. In tale ambito la Procura della Repubblica di Forlì ha accertato il pagamento di una tangente di 25mila euro per sbloccare una proroga nel progetto di metanizzazione del comune di Terzigno, in provincia di Napoli. Un secondo filone d'indagine punta invece a Salerno, dove si sospetta una turbativa d'asta all'interno della holding di proprietà del Comune di Salerno, la Salerno Energia Holding (Seh), sempre in vista di lavori di ampliamento dei servizi del gas.

L'indagine

E' il caso scoperchiato da una lunga indagine dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Forlì, coordinati dalla Procura della Repubblica di Forlì (pm Francesca Rago e Lucia Spirito). L'inchiesta è stata presentata in Procura mercoledì mattina dal procuratore capo Maria Teresa Cameli. Importante l'apporto anche del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Milano, che ha tracciato i movimenti bancari, che assieme alle intercettazioni telefoniche e ambientali, le testimonianze e i riscontri documentali sostanziano l'indagine. Martedì mattina sono state eseguite le tre misure cautelari emesse dal gip di Forlì Monica Galassi e le cinque notifiche agli indagati a piede libero, a Forlì, Cesenatico, Roma e Salerno.

E' finito in carcere a Forlì Flavio Aldini, ex dirigente e ora libero professionista ma, secondo le accuse, comunque incardinato strutturalmente in Conscoop. Ai domiciliari, nella sua abitazione di Cesenatico, è finito il presidente del consorzio Mauro Pasolini. A Roma, sempre ai domiciliari, è stato posto Giuseppe Caligione, funzionario dell'ufficio nazionale referente per la metanizzazione del Mezzogiorno, nella sede di viale Boston del Ministero dello Sviluppo Economico. Indagati a piede libero, infine, ci sono l'amministratore unico di Seh, consulenti di Roma e la dirigente amministrativa di Conscoop.

Per l'estorsione, il reato ipotizzato nei confronti dell'ingegnere di Cesena che ha segnalato infine le continue e immotivate richieste di denaro in contante sotto la minaccia di non vedersi pagati lavori già fatturati e di sparire dall'elenco dei professionisti di cui si serviva Conscoop, sono indagati Aldini e Pasolini. Gli stessi due, assieme a Caligione, sono invece gli indagati per la mazzetta che sarebbe stata pagata in due tranche a fine 2016 – inizio 2017 a Roma per la concessione di una proroga di lavori. Il filone della turbativa d'asta, con indagati a piede libero, riguarda invece l'attività svolta a Salerno. Nel blitz sono stati impiegati circa 50 militari e sono stati perquisiti gli uffici della sede centrale della Conscoop a Forlì e del ministero dello Sviluppo economico a Roma, con l'acquisizione di documenti ora al vaglio degli inquirenti.

L'estorsione a 5 professionisti

L'indagine nasce nel gennaio dello scorso anno quando i militari del Rono del Comando provinciale di Forlì, sulla scorta di alcuni elementi di indagine ancora embrionali  riescono a focalizzarsi su un professionista di Cesena che, secondo le accuse, subiva da anni il ricatto di dover consegnare dei soldi in contanti, in piccole e frequenti tranche da alcune migliaia di euro l'una, negli uffici della Conscoop. In cinque anni questo professionista avrebbe mobilitato circa 200mila euro in contanti. Solo questo, secondo la Procura, avrebbe permesso di sbloccare dei pagamenti “in chiaro” per lavori già fatturati dall'ingegnere in questione. Sempre secondo le accuse chi non si piegava al “sistema” rimaneva fuori dalle future commesse. Altri 4 professionisti avrebbero sostanzialmente confermato di avere anche loro consegnato somme importanti in contanti di cui non conoscevano lo scopo. Secondo la Procura il destino di questo denaro in contante e non tracciato sarebbe stato essenzialmente illecito, per pagare tangenti in primis.

La mazzetta pagata al funzionario ministeriale

E' seguendo la traccia di questi soldi che gli inquirenti si sono focalizzati in particolare su una presunta tangente, pagata in due tranche, una prima e l'altra successiva alla concessione di una proroga. Una società della galassia di Conscoop, infatti, dal 2009 era vincitrice di un appalto da 4 milioni di euro, finanziato con fondi statali, per la metanizzazione del comune di Terzigno, in provincia di Napoli. Lavori che da allora procedevano in grande ritardo, tanto che dall'ufficio ministeriale preposto alla fine del 2016 sarebbe partita una lettera in cui si avvisava che non sarebbero state concesse proroghe e che sarebbero partite delle procedure per un recupero forzoso dei finanziamenti già erogati. Eppure, secondo quanto ipotizzato dai carabinieri, appena una settimana dopo dal pagamento della prima tranche della tangente tale proroga sarebbe arrivata, nel dicembre 2016. La seconda tranche, per un totale di 25mila euro, sarebbe quindi stata erogata un paio di mesi dopo, a mo' di saldo.

Turbativa d'asta a Salerno

Altri soggetti sono indagati a piede libero per un terzo troncone d'inchiesta: una presunta turbativa d'asta avvenuta a Salerno. In questo caso nel mirino dei carabinieri è finito un appalto indetto nel 2015 da parte di Salerno Energia Holding - una società totalmente pubblica che deve affidare quindi appalti con bandi ad evidenza pubblica - per trovare un partner industriale e irrobustire una sua controllata per poter allargare il proprio mercato sempre nell'ambito dei lavori della distribuzione del gas. Secondo le indagini il bando indetto dalla municipalizzata salernitana, poi aggiudicato da una società controllata da Conscoop, è stato attagliato a misura di quest'ultima società, con la consulenza di un professionista romano, attraverso la formazione di un bando di gara ad hoc. I militari nel corso di precedenti perquisizioni avrebbero trovato una copia del bando con una serie di annotazioni che configurerebbero, secondo le accuse, la turbativa.

Il comunicato di Conscoop

In una stringata nota Conscoop comunica che "il Consorzio ha totale fiducia nella magistratura e continuerà a svolgere la sua attività imprenditoriale nel pieno rispetto della legge come sempre ha fatto nei suoi 70 anni di vita". 

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