"Essere in impresa 2011": come rilanciare il settore edile

Dalla Confartigianato l'analisi della crisi del settore e le proposte per uscire dal pantano. Si pensa ad un "bond locale garantito" e a scommettere sull'housing sociale

L'incontro “Essere in impresa 2011”, pensato dalla Confartigianato Federimpresa per giovedì, ha lo scopo di promuovere l'incontro tra quindici sindaci della provincia e l'imprenditoria edile del territorio. La formula è quella del “Palazzo che va in impresa” con la finalità, dicono dall'associazione di categoria, "di far capire agli amministratori le difficoltà che le imprese devono affrontare ogni giorno".
Sarà anche un momento di verifica per valutare la concretezza degli impegni presi in passato tra categorie e politica.

Sono circa settanta le imprese della filiera coinvolte; la Confartigianato ha deciso di dedicare a questo comparto un focus proprio perchè, si legge in una nota, "è un settore precipitato in una crisi rispetto alla quale diventa difficile intravedere prospettive senza l'adozione di politiche straordinarie di supporto". Una serie di misure che possono trovare risposta o almeno una sponda favorevole nel mondo politico.

Con un 7.5% del Pil provinciale l'edilizia traina anche i settori collaterali e può essere considerata la spina dorsale dell'economia del territorio. Il cattivo tempo del mercato immobiliare, secondo i dati forniti, colpisce in provincia undicimila addetti e 5519 imprese artigiane. A subirne gli effetti non sono solo le attività della filiera ma anche quelle collaterali come, ad esempio, gli arredamenti, l'impiantistica, l'idraulica.

Tante le spine nel fianco che tolgono il sonno agli imprenditori edili. C'è meno domanda di costruzioni a fronte di un'offerta molto ampia, meno appalti pubblici, tempi più lunghi per i pagamenti, – in alcuni casi si passa dai 120 ai 150 giorni - i costi che derivano dalla burocrazie e, non ultimo, il minor credito concesso dalle banche.

"Ai sindaci chiediamo di non guardare solo al ribasso nell'assegnare i lavori ma di cercare un giusto rapporto prezzo-qualità anche se costa qualcosa in più. In questo modo però si crea un volano che mantiene in vita le imprese e riduce la disoccupazione", è questa la posizione della Confartigianato che lancia una provocazione sul tema.
"Perchè il Comune deve mantenere delle quote dell'azionariato di Hera se questa si comporta come un qualsiasi soggetto economico affidando al massimo ribasso commesse che poi sono vinte da ditte di fuori?". Secondo Bernacci, alla presenza pubblica in Hera dovrebbe corrispondere un presidio sociale sul territorio.

Da Confartigianato arrivano anche proposte per sostenere il settore. La prima è quella che ipotizza il coinvolgimento di cittadini sempre più imprenditori. Attraverso dei "bond locali garantiti" investirebbero su specifiche iniziative delle banche del territorio finalizzate a sostenere imprese locali.
L'associazione poi gioca anche la carta dell'housing sociale. Destinando le abitazioni sfitte a questo scopo, gli imprenditori ci guadagnerebbero meno ma eviterebbero di continuare a pagare gli interessi alle banche che li ha finanziati.

Anche la burocrazia vuole la sua parte. «Ci vuole una maggiore semplificazione perchè ora come ora non si muove neanche quello che potrebbe farlo».
Su questo punto è già d'accordo il presidente della Provincia Massimo Bulbi che ha dichiarato: «bisogna cercare di riformare i regolamenti edili comunali con l'obiettivo di anticipare il rilascio delle autorizzazioni».

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