Domenica, 21 Luglio 2024
Cronaca

Personale dell'automedica "dirottato" nel pronto soccorso, i dubbi della Cisl

Il progetto di riorganizzazione che l'Ausl della Romagna ha realizzato a livello sperimentale che consiste nell'integrazione dell'equipaggio dell'auto medica (Medico ed Infermiere), con il pronto soccorso dell'Ospedale Bufalini di Cesena, sta sollevando numerose perplessità nei sindacati

Il progetto di riorganizzazione che l’Ausl della Romagna ha realizzato a livello sperimentale che consiste nell'integrazione dell’equipaggio dell’auto medica (Medico ed Infermiere), con il pronto soccorso dell’Ospedale Bufalini di Cesena, sta sollevando numerose perplessità nei sindacati. Ad alzare la protesta è la Funzione Pubblica della Cisl con Maria Antonietta Pedrelli e Marco Limarzi, responsabile della Cisl per i medici. Il progetto prevede che il medico e l’infermiere fino ad oggi esclusivamente dedicati dell’auto medica, nelle fasce orarie pomeridiane e serali, durante l’attesa di chiamata per intervento sui codici rossi che giungono al 118, vengano dirottati in pronto soccorso a svolgere ordinaria attività, condensando così, due funzioni nello stesso turno di lavoro, che nasce come risposta alle possibili emergenze sul territorio.

Rileva la Cisl: "Tutti concordano sul fatto che il vero salto di qualità nella gestione ordinata e tempestiva delle urgenze in Pronto Soccorso si sia realizzata categorizzando le priorità di cura secondo codice colore a gravità crescente dal bianco al verde al giallo al rosso. Ciò è talmente vero che gli stessi sistemi informatici, in utilizzo negli ambulatori, avvisano di default il personale in turno della inapropriatezza della presa in carico di un paziente X se vi è in attesa un paziente Y di maggiore gravità. Tutto ciò verrebbe superato nel caso del medico del 118, che, destinato a visitare solo codici bianchi e verdi, potrebbe potenzialmente trovarsi a trascurare il paziente in attesa con codice di maggiore gravità, finendo così esposto a conflitti deontologici e forse anche a possibili conseguenze legali".

Conclude il sindacato: "Se lo scopo di questa sperimentazione poi è quello di smaltire gli accessi impropri al pronto soccorso, mediante l’ottimizzazione delle risorse e delle competenze del personale del 118, crediamo sia opportuno un approfondimento, anche alla luce dei risultati eventualmente prodotti dalle esperienze già realizzate in altri ambiti territoriali dell’Azienda. Infatti da un lato desta perplessità questa modalità di impiego di risorse altamente specializzate e formate, mentre dall’altro è innegabile che il problema degli accessi impropri necessita di un più ampio approccio, di un maggior coinvolgimento dei medici di base ,dei medici di guardia medica e delle varie strutture sanitarie presenti sul territorio. E’ evidente allora che, più che un confronto a livello locale, è utile e necessario realizzare un percorso di approfondimento a livello aziendale, che consenta di comprendere quale modello organizzativo intende assumere l’AUSL della Romagna in relazione a servizi così importanti per la collettività. Un percorso che superi diversità frutto di precedenti singole scelte aziendali in favore di una risposta ragionata, coerente ed omogenea in termini di appropriatezza, accessibilità e qualità del servizio erogato a tutti i cittadini del territorio romagnolo, nel rispetto di tutte le professionalità coinvolte".

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