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Sabato, 22 Gennaio 2022
Cronaca

Incubo siccità, arriva sempre meno acqua da Ridracoli

Nel mese di marzo, su 569.658 metri cubi d’acqua distribuiti a Cesena, solo il 34% è arrivata dall’invaso, mentre la parte restante (pari a 373.144 metri cubi d’acqua) è stata fornita dalle fonti locali

Piove poco o quasi per nulla. Perciò continua a essere limitato l’apporto di Ridracoli alle forniture idriche di Cesena. Nel mese di marzo, su 569.658 metri cubi d’acqua distribuiti a Cesena, solo il 34% (pari a 196.514 metri cubi d’acqua) è arrivata dall’invaso, mentre la parte restante (pari a 373.144 metri cubi d’acqua) è stata fornita dalle fonti locali. E’ quanto emerge dai dati sulle forniture idriche comunicati mensilmente da Romagna Acque.

A completare l’informazione, viene sottolineato che, per migliorare la qualità idrica a Cesena, nel periodo gennaio-marzo 2012 una quota di acqua prelevata dai pozzi (circa 452mila metri cubi) è stata immessa nella rete dell'Acquedotto della Romagna, mediante apposito by - pass, miscelandolo con la risorsa proveniente da Ridracoli. La situazione attuale è completamente capovolta rispetto a quello che avveniva nel marzo di un anno fa, quando la fornitura da Ridracoli costituiva ben il 92% dell’intero consumo cesenate.

“Purtroppo, - sottolinea il Sindaco Paolo Lucchi - nonostante le nevicate eccezionali che hanno colpito il nostro territorio, durante l’inverno  non si sono registrate precipitazioni sufficienti per rimpinguare adeguatamente il livello d’acqua nella diga, che rimane ancora molto basso. Questo costituisce un elemento di forte preoccupazione, specialmente per i mesi futuri. Se si riproporrà l’andamento climatico degli anni scorsi, caratterizzato da un’accentuata siccità estiva, e con la diga che non è riuscita a immagazzinare scorte d’acqua durante l’inverno, rischiamo di dover far fronte a una situazione molto difficile. Non voglio essere allarmista, però credo importante che fin da ora ognuno cerchi di risparmiare l’acqua, evitando sprechi di questa risorsa preziosa”.

"SERVE INVASO DI RISERVA" - Sulla questione è intervenuto anche Stefano Angeli, segretario provinciale del Partito Liberale Italiano: “Da anni sosteniamo con insistenza come l’invaso di Ridracoli sia ormai insufficiente per servire l’intero territorio romagnolo, a cui si è estesa ormai la rete distributiva, compreso il milione e mezzo di presenze estive in riviera e che sarebbe stato necessario già da tempo realizzare almeno un secondo invaso montano di riserva, soprattutto in previsione di periodi di scarse precipitazioni come avviene quest’anno”.

“Temiamo – prosegue Angeli - che le nostre tesi vengano drammaticamente confermate non solo da un ritorno massiccio all’uso di acqua di falda, di scadente qualità, ma anche da un possibile razionamento dell’ acqua già a partire dalla fine della prossima estate. Già nel mese di Marzo i prelievi da Ridracoli hanno infatti toccato il loro minimo storico con 0.82 milioni di metri cubi, contro i 5,25 milioni dello stesso mese del 2011, oltre cinque volte meno. Un tentativo disperato di non restare a secco già a metà stagione turistica”.

“L’immissione di acqua di qualità di Ridracoli era già scesa drammaticamente nei mesi scorsi, ad esempio l’acqua erogata a Cesena lo scorso febbraio è stata pari a 217 mila metri cubi, contro i 481 mila dell’anno scorso, ma ora si è praticamente chiuso il rubinetto. Questo significa che la stragrande quantità di acqua che esce dai nostri rubinetti oggi proviene dai vecchi pozzi di falda che notoriamente producono un’acqua molto dura e con contenuti di Nitrati, Solfati e Cloruri elevati”.


“A fronte di ciò le tariffe – aggiunte l'esponente del PLI - restano tra le più care d’Italia ed anzi subiscono regolari aumenti che non tengono in alcun conto la qualità del prodotto erogato. Inoltre gli investimenti pubblici vengono indirizzati solo verso assai costosi e poco redditizi impianti di potabilizzazione che dovrebbero sfruttare la solita acqua di falda di cattiva qualità ed anch’essa esposta a carenza in caso di siccità, o l’acqua del CER, ovvero l’acqua di provenienza dal Po, certamente di non grande qualità in partenza e che sarebbe dovuta servire per l’agricoltura e l’ industria, e non certo da bere. Il risultato di politiche di gestione della risorsa così poco accorte e previdenti possono portare a breve l’intera Romagna verso una crisi idrica senza precedenti e questo nell’assoluto silenzio dei sindaci”.

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