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Martedì, 29 Novembre 2022
Cronaca

Docenti stabilmente incentivati? Da Cesena parte un no: "Si tagliano le cattedre e la carta del docente per premiare pochi a danno di tutti"

I prof di Cesena prendono la parola per criticare in maniera aspra la figura e la logica del "docente stabilmente incentivato". In questi giorni un gruppo di scuole cesenati ha promosso una raccolta di firme per segnalare il proprio dissenso nei confronti della legge

I prof di Cesena prendono la parola per criticare in maniera aspra la figura e la logica del "docente stabilmente incentivato". In questi giorni un gruppo di scuole cesenati ha promosso una raccolta di firme, che vede in prima linea il liceo classico Monti, per segnalare il proprio dissenso nei confronti di una legge, la 79/22 , che introduce questa figura e in generale "un meccanismo di differenziazione di tipo premiale all'interno della classe docente in base a criteri giudicati discutibili".

"I docenti firmatari hanno voluto prendere la parola per criticare il modello di scuola in cui il provvedimento si inquadra e in cui non si riconoscono, quando ancora il nuovo governo non si era insediato; questa posizione assume oggi altro rilievo alla luce della nuova denominazione che è stata attribuita al Ministero dell'Istruzione". Questo il numero delle firme raccolte: Liceo Monti 44, Liceo Alpi 41, Liceo Righi 35. In altre scuole la raccolta è ancora in corso.

No al docente “stabimente incentivato”: le ragioni dei prof

Noi sottoscritti, docenti del liceo Monti di Cesena, ma anzitutto docenti della scuola della Repubblica italiana, intendiamo esprimere il nostro dissenso nei confronti della legge 79/22 e della visione stessa della scuola nella quale il provvedimento si inquadra.  Questi i punti salienti del provvedimento: dal 2023/24 i docenti che vorranno aumentare il proprio stipendio al di là degli scatti di anzianità avranno la possibilità di intraprendere un percorso di aggiornamento triennale, reiterabile fino a 2 volte. Al termine dei primi due trienni, superata una prova di valutazione, i vincitori riceveranno una retribuzione una tantum (definita dalla contrattazione, che va dal 10% al 20% dello stipendio); al termine del terzo, un assegno annuale di 5.650 euro lordi aggiuntivi allo stipendio (circa 400 euro al mese), diventando così docenti “stabilmente incentivati”. Dal 2032-33, per 4 anni gli incentivati potranno essere solo 8mila all’anno (in media 1 per scuola)". 

"Questo nuovo percorso formativo sarà finanziato non con stanziamenti di fondi ad hoc,  ma con il taglio della Carta del Docente e di quasi 11300 cattedre (quest’ultimo giustificato con la diminuzione della natalità e l’invecchiamento della popolazione). Inoltre, stando al Def approvato agli inizi di aprile 2022, la spesa per l’istruzione calerà dal 4 per cento del Pil al 3,5 per cento nel 2025.  Tale provvedimento non fa, a nostro parere, l’interesse della comunità scolastica, e ciò per una serie di motivi:  col pretesto di introdurre una forma di carrierismo nella professione docente che prescinda dall’anzianità, di fatto si premiano pochi a danno di tutti. In primo luogo con l’eliminazione della Carta Docente, l’unico incentivo di reale valore ricevuto dalla nostra categoria negli ultimi anni (in mancanza di un rinnovamento del CCNL)".

Rilevano ancora gli insegnanti: "Dare per scontato che i docenti “bravi” siano pochi (non più di uno per scuola) non fa che avvilire la professionalità della classe docente. Da ultimo, incentivare pochi togliendo a molti non significa premiare il merito: significa introdurre un fattore discriminante all’interno di una comunità, quella educante, che si nutre di collegialità e collaborazione.   Il taglio di 11300 cattedre denuncia la non volontà di affrontare il problema del sovrannumero di allievi nelle classi, che è uno dei principali ostacoli all’efficacia delle attività didattiche. I criteri con i quali dovrebbe essere erogata e poi valutata la formazione “stabilmente incentivante” afferiscono ad attività esterne rispetto a quelle svolte in classe. Ci chiediamo: davvero frequentare un percorso di formazione è un parametro adeguato per misurare la competenza di un docente? In conclusione, questo provvedimento ci sembra molto più ispirato ad un efficientismo di stampo aziendale che ai valori di inclusività e democrazia propri del nostro sistema scolastico: una scuola che rispetti i ritmi di apprendimento di ognuno, che nutra le competenze di base e il pensiero critico dei futuri cittadini, rimuovendo gli ostacoli che impediscono loro di partecipare alla vita del Paese".

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