Ca' Antonioli, nessuna analisi da 11 anni al carico della "nave dei veleni"

"I riscontri analitici sul percolato che drena il settore che ospita il terriccio di Port Koko non mostravano significativa presenza di inquinamento chimico, a comprova del fatto che nel sito non sono stoccati rifiuti tossici"

Cova sotto la cenere il timore di pesanti inquinamenti intorno alla discarica di Ca' Antonioli, non lontano da Savignano sul Rubicone. Il motivo? Quella discarica, chiusa da oltre vent'anni è ormai caduta nell'oblio generale, ma merita la massima attenzione perché qui sono stati stoccati dei rifiuti approdati dalla Nigeria al porto di Ravenna. Una “nave dei veleni” che il paese africano rispedì nel 1989 in Italia, col suo carico di rifiuti irregolari e a quanto pare mai realmente studiati.

Una parte di questi rifiuti di Port Koko vennero seppelliti nella piccola discarica di Ca'Antonioli, che pure già allora doveva essere chiusa e che invece venne allagata e rimessa in funzione proprio per lo speciale carico. E poi? Sostanzialmente l'oblio. Nell'indifferenza generale c'è chi giura che nessuna autorità si è poi posto il problema di gestire negli anni come si deve questa discarica e soprattutto sorvegliare questi rifiuti che nessun Paese voleva. Per il Comune è tuttavia tutto sotto controllo: la discarica, per il primo cittadino Elena Battistini, non ospita rifiuti tossici ed è stata oggetto recentemente di finanziamenti per la maggiore sicurezza.

L'ACCUSA. Video che girano su internet, in gran parte realizzati da simpatizzanti del M5S locale, documentano la situazione e soprattutto mostrano la documentazione in cui da una parte l'Ausl di Cesena mette nero su bianco di non avere documentazione su questa discarica, mentre analisi fatte in proprio da alcuni cittadini (con un laboratorio di analisi) mostrano un forte inquinamento da metalli pesanti in un laghetto che si trova a pochi metri dalla recinzione della discarica. Il percolato, in sostanza, starebbe filtrando da tempo nel terreno, in un tratto di campagna intensamente coltivato.

LA STORIA. Ca’ Antonioli entrò in attività nel 1972 e proseguì fino al 1992. Questi rifiuti sono stati conservati per decenni in un sito costruito con la conoscenza dell’epoca (1972) e progettata per lo stoccaggio di rifiuti urbani. Per questo motivo il piano d’azione ambientale dell’Emilia Romagna ha considerato Ca’ Antonioli un’area ad elevato rischio d’inquinamento.

LA RISPOSTA. Sentita da CesenaToday.it, il sindaco Elena Battistini spiega di tenere monitorata la situazione, sebbene dal 2002 non ci siano state più verifiche ambientali: “Sono al corrente delle questioni riguardanti la Discarica di Ca' Antonioli da quando sono Sindaco ovvero dal giugno 2004”. Esistono delle analisi sullo stato di questa discarica? “Si, sono stati fatte le analisi che venivano richieste dalla legge regolarmente fino al novembre 2002 e a quella data non risultavano situazioni di potenziale inquinamento ambientale tanto che Arpa non ritenne utile proseguire i campionamenti. In particolare i riscontri analitici sul percolato che drena il settore che ospita il terriccio di Port Koko non mostravano significativa presenza di inquinamento chimico, a comprova del fatto che nel sito non si erano conferiti e stoccati rifiuti tossici ma rifiuti speciali, che è cosa diversa”.

L'INTERVENTO. Quali iniziative ha preso ultimamente il Comune di Savignano? Spiega Battistini: “Nel 2012 il Comune di Savignano sul Rubicone, a seguito di una deliberazione della Regione Emilia Romagna, ha chiesto ed ottenuto l'accesso ad un finanziamento regionale per la riqualificazione di aree ambientali. Il finanziamento è stato utilizzato per la discarica che, benché non attiva, necessitava fisiologicamente di manutenzione. Nell'occasione è stato realizzato un intervento di manutenzione straordinaria del sito, con realizzazione di un “capping” di copertura sull'intera area allo scopo di impedire l'infiltrazione di acque meteoriche e ridurre sensibilmente la produzione di percolato. L'intervento ha ricompreso anche la recinzione perimetrale, la regimazione delle acque, la realizzazione di un fosso di guardia e la viabilità”.

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NUOVE ANALISI? Conclude il sindaco: “Ad oggi stiamo valutando con Arpa e con il Dipartimento di Salute Pubblica di Cesena l'eventuale necessità di riavviare un programma di monitoraggio ambientale del sito, con caratteristiche aggiornate agli attuali criteri applicativi di studio riferiti a siti dismessi. Tutto ciò con l'intento di verificare eventuali scostamenti significativi della qualità ambientale della falda freatica della zona rispetto a quella tipica dell'area pedecollinare, le cui acque sotterranee comunque non presentano – dalle ulteriori analisi condotte durante i suddetti lavori di manutenzione – particolari criticità”.

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