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Cronaca

Didattica a distanza e studio dell’informatica, parte un nuovo percorso per le materie del futuro

“In questi giorni – commenta l’Assessora all’Università e alla Ricerca Francesca Lucchi – termina un percorso didattico di fondamentale importanza per i nostri ragazzi e per le nostre ragazze e finalizzato ad avvicinare gli studenti alla scienza informatica"

Anche se la presenza di donne nelle materie scientifiche (Science, Technology, Engineering and Mathematics) è in aumento, nell’ambito informatico siamo di fronte a una sottorappresentanza considerevole di studentesse, ricercatrici, docenti e informatiche. Per far fronte a questo bisogno e per fornire risposte efficaci, Comune, Corso di Laurea in Ingegneria e Scienze informatiche del Campus universitario di Cesena e la Scuola secondaria di Viale della Resistenza hanno avviato un percorso di promozione di educazione nelle materie del futuro per avvicinare gli studenti delle scuole medie all’informatica e per creare le giuste condizioni perché le studentesse approccino maggiormente alla disciplina. Si stima infatti che i posti di lavoro legati all’informatica saranno sempre di più, grazie anche alla versatilità di questa materia che si adatta all’utilizzo in più aree di lavoro. Provvedere a questo bisogno coinvolge anche la questione di genere: in Europa infatti il numero delle studentesse iscritte varia di anno in anno, non mantenendo una costanza utile a garantire avanti il cambiamento. Per quanto riguarda il Campus di Cesena, su 249 iscritti le quote rosa coprono solo il 12% delle iscrizioni. Pertanto, con la finalità di colmare questo divario e per diffondere le competenze informatiche tra gli studenti, l’Amministrazione comunale di Cesena, insieme all’UniBo e al Dirigente della scuola “Viale della Resistenza” Marco Ruscelli, ha coinvolto 10 classi terze nel progetto “Ti vedo digital: Intelligenza Artificiale e didattica a distanza”, finanziato da un contributo di 15 mila euro del Ministero delle Pari Opportunità.

“In questi giorni – commenta l’Assessora all’Università e alla Ricerca Francesca Lucchi – termina un percorso didattico di fondamentale importanza per i nostri ragazzi e per le nostre ragazze e finalizzato ad avvicinare gli studenti alla scienza informatica. Stando all’ultimo report della Commissione europea l’Italia è al 28esimo posto per competenze digitali della popolazione. La fotografia del Digital Economy and Society Index  riserva al nostro Paese una posizione poco incoraggiante ma il dato che più ci preoccupa riguarda il grave ritardo cognitivo descritto dall’indicatore ‘Capitale umano’, secondo cui, rispetto alla media europea, in Italia i livelli di competenze digitali di base e avanzate molto bassi, risultano ulteriormente aggravati da un numero pressoché esiguo di specialisti e laureati nel settore ICT molto al di sotto della media UE, con ripercussioni negative sull’uso effettivo delle tecnologie. Inoltre, gli iscritti ai corsi di informatica sono più uomini che donne, un gap a cui cerchiamo di rispondere con questo corso”. Nella scuola media di Viale della Resistenza e nelle sue succursali di Villarco e di San Carlo si sono svolti laboratori formativi gestiti dai docenti universitari con il coinvolgimento diretto e il supporto di almeno un insegnante per plesso. Ai corsi – blocchi settimanali di 15 ore ciascuno – hanno preso parte oltre 200 studenti tra i 13 e i 14 anni.

“L’ingresso nell’intangibile e nel virtuale – commenta il Dirigente Ruscelli – non è un gioco, come per molti bambini della Scuola primaria, e non è solo uno strumento di indagine, come per molti ragazzi delle Superiori. Talvolta è anche, e spesso in maniera dirompente, uno strumento di fuga abbinato alla fisiologica ricerca di spazi e di autonomia personale.  Anche per questo, forse, sono state aggiunte le Arts, ciò che ha cambiato l’acronimo in Steam, quasi a stigmatizzare che il tecnologicismo tout cour di certi corsi di informatica, poi di utilizzo della rete, e quindi  di multimedialità, non sempre si  prestano alle esigenze dei preadolescenti. Il percorso con il Campus, allora, intorno alla possibilità di stabilire una relazione umana con il mezzo, grazie al software chatobot, ha aiutato a dare senso a un campo di indagine inedito per i ragazzi, un valore aggiunto all’esigenza di concentrazione personale di fronte ad un obiettivo, un’arma imprescindibile per dare vigore ai percorsi scolastici di project-based learning. Apprendere insieme all’Università ha impreziosito l’approccio dei preadolescenti, garantendo stimoli motivazionali, di fascinazione e di competenza e rappresentando, nel complesso, un impatto dirompente sulla didattica ordinaria. Un modo avvincente, senza dubbio, per prepararsi anche ad un nuovo ipotetico periodo di sospensione delle lezioni in presenza e di ripristino della didattica a distanza, o didattica digitale, che la scuola, davvero, non vorrebbe riaffrontare”. 

“Ancora, oggi stiamo parlando di un salto digitale necessario, ma l’emergenza in corso richiederebbe risultati già acquisiti in tal senso – commenta la professoressa Antonella Carbonaro, docente del Corso di Laurea in Ingegneria e Scienze Informatiche del Campus di Cesena –. È evidente come anche la gestione dell’emergenza si stia scontrando con il ritardo digitale del nostro Paese, spesso suddiviso in molti sottosistemi che in larga parte non si parlano tra loro se non tramite cartelle (e non solo cliniche) cartacee. Considerata la situazione, è facile capire quanto sia importante per un Paese moderno disporre di un sistema di gestione efficiente, semplice, trasparente e accessibile dei propri dati, della propria conoscenza, dei propri servizi, e quanto sia importante il proprio capitale umano. Ma l’informatica non è solo l’infrastruttura tramite la quale certi processi, ora più che mai, vengono realizzati. È la scienza che offre un contributo imprescindibile in ogni campo del fare e del sapere e caratterizza il cammino per uscire dalle secche del ritardo digitale del Paese. Senza queste professionalità non si fa trasformazione digitale e non c’è piano di sviluppo che tenga”.

Il progetto mira a rendere esplicita sia alle/agli studentesse/ti che agli insegnanti una parte delle esperienze che sono state portate avanti e delle conoscenze emerse durante il primo periodo della pandemia utilizzando come banco di prova la progettazione e la realizzazione di un chatobot, una delle nuove frontiere dell'intelligenza artificiale e probabilmente il miglior esempio di intelligenza artificiale nella didattica a distanza, intersecando obiettivi di divario digitale e divario di genere nell’approccio alle materie matematico/scientifiche, in particolare informatici, necessari alla vita quotidiana e professionale. Il chatbot è un software progettato per simulare una conversazione con un essere umano. Lo scopo principale di questi software è quello di simulare un comportamento umano e sono a volte definiti anche agenti intelligenti e vengono usati per vari scopi come la guida in linea oppure per rispondere alle FAQ degli utenti che accedono a un sito.

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