Ristorante Tevere, la Regione: "E' in area a rischio esondazione"

L'assessore regionale alla sicurezza territoriale, difesa del suolo e della costa Paola Gazzolo interviene sulla vicenda del ristorante situato "a cavallo" del tratto iniziale del fiume Tevere, nel comune di Verghereto

Il ristorante Tevere foto Angeli

“Dal punto di vista umano è comprensibile la posizione del signor Ceredi, ma è necessario riconoscere che in questi anni la vicenda è stata approfondita con particolare attenzione e che atti, studi e sentenze hanno dimostrato che la struttura è collocata in un’area a grave rischio esondazione". Così l’assessore regionale alla sicurezza territoriale, difesa del suolo e della costa Paola Gazzolo interviene sulla vicenda del ristorante situato “a cavallo” del tratto iniziale del fiume Tevere, nel comune di Verghereto, per la cui demolizione, in attuazione di un’ordinanza della stessa Regione, è iniziata la predisposizione del cantiere.

"Dobbiamo ricordare che compito delle istituzioni è quello di agire per garantire la sicurezza del territorio e dei cittadini, cercando ove possibile di prevenire il verificarsi di incidenti. Un compito che questa Regione ritiene prioritario e inderogabile - aggiunge Gazzolo -. Si conclude così una lunga e complessa vicenda, iniziata nel 1999, che riguarda un’area di notevole pregio naturalistico, prossima alle sorgenti del Tevere, dichiarata a rischio idraulico molto elevato dall’Autorità di bacino del fiume Tevere e come tale inserita nella pianificazione di bacino (prima, nel Piano Straordinario del 1999, riconfermata nel 2006 nel Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico)".

In una nota dell'amministrazione regionale viene ricordato che, "considerato il livello di rischio esistente e le eventuali gravi conseguenze per la pubblica incolumità, nel 2005 la Regione non aveva rinnovato la concessione per l’occupazione dei terreni di pertinenza demaniale, in essere dal 1984 e aveva richiesto al proprietario sig.Ceredi, di eseguire la demolizione del fabbricato e il ripristino dei luoghi, come previsto specificamente dagli atti sottoscritti dallo stesso Ceredi. A questa decisione il proprietario del fabbricato si è sempre opposto, rifiutando nel 2007 anche una proposta di delocalizzazione per la quale l’Autorità di bacino e la Regione avevano messo a disposizione del Comune di Verghereto 60.000 euro".

"L’operato della Regione non è tuttavia finito qui - si legge in una nota -. A seguito anche di dubbi espressi dalle Amministrazioni locali sul reale rischio idraulico dell’area interessata, la Regione nel 2010 ha sospeso il procedimento amministrativo di demolizione al fine di effettuare ulteriori approfondimenti tecnici, che hanno comunque confermato le condizioni di rischio idraulico previste nel Piano di bacino. La vicenda è stata caratterizzata da numerose azioni giudiziarie (TAR, Consiglio di Stato, Tribunale di Forlì) intentate dal proprietario del fabbricato: tutte si sono concluse dando ragione del corretto operato della Regione".

La demolizione è stata al centro di un question time presentato in Aula da Luca Bartolini del Pdl. Il consigliere ha chiesto alla Giunta regionale di considerare la sospensione del provvedimento in quanto, a suo parere, il rischio di esondazione non sussisterebbe ma ci sarebbe stata una “errata” valutazione da parte di tecnici “romani” dell’Autorità di bacino del Tevere. “Se anziché chiamarsi Tevere si fosse chiamato in altro modo quello che di fatto, in quella zona, è un piccolo torrente largo 20 centimetri che anche in questa stagione di piogge abbondanti si può attraversare tranquillamente senza bagnarsi i piedi, il problema non sussisterebbe”, ha detto Bartolini, sollecitando la Regione a fare ulteriori accertamenti con i propri tecnici del posto per verificare l’insussistenza dell’alto rischio.

Netta la risposta dell’assessore regionale alla Sicurezza territoriale, Paola Gazzolo, che nel ripercorrere in modo dettagliato le varie tappe che hanno portato al provvedimento di demolizione del fabbricato da parte della Regione ha tenuto a precisare che la questione “è stata approfondita con particolare attenzione”, anche in considerazione dei “rilevanti risvolti umani della vicenda”. Tuttavia – ha chiarito -“atti, studi e sentenze dimostrano che la struttura è collocata in un’area a grave rischio di esondazione e legittimano l’operato della Regione a rimuovere il fabbricato e a non utilizzare fondi pubblici per il mantenimento in essere di un bene privato in area a rischio. Compito delle istituzioni – ha poi sottolineato – è quello di agire per una crescente sicurezza del territorio e delle popolazioni che lo abitano: un ruolo che la Regione ritiene prioritario”. Gazzolo in proposito ha ricordato che tutti i procedimenti giudiziari esperiti dal proprietari del ristorante davanti al giudice amministrativo si sono tutti conclusi “dando ragione del corretto operato della Regione”.

Non soddisfatto della risposta Luca Bartolini. A difesa di quello che – ha detto – “è ormai diventato un caso nazionale", il consigliere ha commentato che “in Italia gli ecomostri sulla costiera amalfitana e le baracche dei Rom sul lungotevere romano non vengono abbattuti, ma in questo caso non si trova un cavillo per salvaguardare una struttura che lì dal 1950”. Eppure, a suo avviso, “basterebbe costruire una briglia a 50 metri sopra al ristorante” per evitare anche le peggiori ipotesi di rischio.

Mercoledì mattina sono dunque arrivate le ruspe, accompagnate da un nutrito numero di forze dell’ordine. "Purtroppo dobbiamo constatare come non si sia voluto applicare il buon senso e come la macchina burocratica abbia deciso di procedere comunque verso la demolizione a discapito di tutto - esordisce Stefano Angeli del Pli -. Da subito ci eravamo detti contrari a questa soluzione di cui non vedevamo, e continuiamo a non vedere, la necessità né riteniamo che le motivazioni addotte siano minimamente giustificate. Constatiamo che, nonostante gli interventi di molte parti politiche, di diversi schieramenti, nonostante l’appoggio di tanta gente e nonostante la coraggiosa opposizione del proprietario non si sia voluto nemmeno dare il tempo per valutare meglio la situazione".

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Mercoledì mattina "infatti i funzionari dell’autorità di bacino, guidati da quell’Ingegner Vannoni  assunto alle cronache perché firmatario come progettista del progetto di riqualificazione nell’alveo del Savio a Cesena nota come “Savio Beach”, hanno impiantato il cantiere per la demolizione dell’immobile - aggiunge Angeli -. Una curiosità che ci ha sorpreso non poco dato che troviamo la stessa autorità pubblica che qui, su un corso d’acqua delle dimensioni di un fossato, revoca una concessione demaniale, per un presunto rischio esondazione, ma nello stesso tempo si appresta invece a concederne un’altra nell’alveo del fiume Savio, che a Cesena un fiume lo è per davvero. Siamo estremamente contrariati dalla decisione presa dalla Regione, la giudichiamo una ingiustizia crudele, e siamo profondamente dispiaciuti di aver dovuto assistere impotenti alle lacrime di sconforto di Ceredi, a cui va la nostra piena solidarietà, nel vedere l’attività di 60 anni della sua famiglia, portata sempre avanti nel rispetto delle regole e delle leggi, annientata dal una decisione ottusa di ordinaria burocrazia".

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