Del Priore, il "Forrest Gump" di Cesena: "Correre è la vita, mi ha salvato la vita"

Lui non corre, scappa. E' quello che pensano, in modo simpatico, molti amici di Giuseppe Del Priore, piazzatosi al 109° posto assoluto alla Maratona di New York

Lui non corre, scappa. E' quello che pensano, in modo simpatico, molti amici di Giuseppe Del Priore, piazzatosi al 109° posto assoluto alla Maratona di New York e risultato miglior romagnolo giunto al traguardo nell'edizione 2018. Scappa da qualcosa che nemmeno lui sa cos'è. Forse da pensieri, vecchie preoccupazioni, un modo di vivere che non è più il suo. Un po' come faceva Forrest Gump. Corre, corre, corre, senza curarsi di chi lo guarda...
Se pensate che negli ultimi 7 anni non c'è stato un giorno che non abbia calzato le scarpette da running e sia sceso in strada (domeniche e festivi compresi) eccetto il giorno in cui era sull'Himalaya e quattro settimane in cui è stato a letto per un brutto strappo muscolare, si comprende bene che la corsa per Del Priore, 39 anni originario di Avellino, è qualcosa di intrinseco, di tutt'uno con la sua vita. "E tra l'altro mi sono dovuto imporre di stare a letto - aggiunge il maratoneta - perché appena mi è passato il dolore se fosse stato per me sarei tornato subito in strada, ma il medico mi aveva detto che rischiavo grosso e così l'ho ascoltato". 

Da quando è iniziata questa passione?
"Io sono sempre stato sportivo. Sono stato un calciatore agonistico (mi aveva comprato il Ravenna) quando arrivai qui da Avellino, a 16 anni, con mio padre. Poi il Ravenna fallì e io ho iniziato a lavorare come muratore insieme a mio padre. Ho restaurato le scale della Rocca, mi piaceva molto lavorare di fino. Poi ho aperto il Quick Bar in centro e sono entrato in un tourbillon incredibile. Lavoravo molto, mi ero ingolfato con impegni, gente che mi chiamava a destra e a manca. Perdere la testa era facile. Contemporaneamente mi sono separato da mia moglie e, visto che stavo vivendo un momento pesante psicologicamente e fisicamente, ho mollato tutto. Ho chiuso il bar (nonostante andasse bene) e ho iniziato a correre. Ricominciare a fare fatica fisica ma con tranquillità, nella dimensione che piace a me, mi ha fatto molto bene. Sono rinato. Poi da cosa nasce cosa. Corro forte e quindi ho iniziato a gareggiare". 

Quindi cos'è la corsa per te?
"E' la vita. Anzi mi ha salvato la vita. Ero in un brutto momento e mi ha dato una seconda chance". 

Ma ora, oltre correre, cosa fai?
"Lavoro per Formula Servizi e insieme ad altri gestiamo i prodotti all'interno della farmacia di Area Vasta. Una specie di magazziniere specializzato. Inoltre quattro anni fa ho preso il diploma di massaggiatore sportivo e ora ogni tanto lo pratico. Mi sto preparando anche per massofisioterapista". 

Quante volte corri al giorno?
"Spesso corro due volte, la mattina e la sera. Quello che conta è quanti chilometri si corre. Io solitamente faccio 130 km a settimana. Dopo la fatica di New York, mi sto preparando alla maratona di Valencia, in Spagna, del 2 settembre. Anche lì ho vinto il pettorale lo scorso anno". 

Perché anche per New York avevi vinto il pettorale?
"No. E' andata diversamente. L'anno scorso sono arrivato secondo alla maratona Alzheimer, prima di me è arrivato Smail Charfaoui, un maratoneta di origini marocchine che vive a Cesena. Quindi spettava a lui il pettorale gratis alla Maratone di New York, ma lui mi ha detto che non riusciva ad andare e così ho comprato il suo pettorale e ci sono andato io. E' stata una bellissima esperienza che, tra l'altro, rifarò il prossimo anno perché nel 2018 la Maratona Alzheimer l'ho vinta io e quindi l'America mi spetta in automatico".

Ti sarai trovato spesso a combattere con etiopi e somali. Cos'hanno in più degli europei?
"Beh, molti di loro nascono già a 2000 metri di altitudine e quindi sono superossigenati e poi non hanno vizi, nessun cellulare, nessuna distrazione. La corsa per loro è la vita, tutto". 
 
Anche tu sei magrissimo ed esile, struttura ideale per un corridore. Come e cosa mangi?
"Al contrario di molti io mangio molti carboidrati. Mi danno forza. Faccio una buona colazione, poi una merenda a metà mattina e corro. Dopo verso le 16 o le 17 pranzo e ceno insieme con una pasta. Faccio un pasto unico al giorno per sentirmi più libero possibile. Poche proteine, e quelle che mangio sono legumi. Carne rossa una volta al mese. Da quando sono riuscito a disintossicarmi delle tossine animali mi sento molto più forte ed energico. Quel giorno che mangio carne sudo moltissimo e faccio più fatica a correre". 

Che consigli alimentari daresti a uno che corre?
"Io vedo che molti dietologi tolgono i carboidrati e ingozzano gli sportivi di proteine. Non sono molto d'accordo. Prima bisogna regalare energia al muscolo coi carboidrati e poi ogni tanto nutrire la fibra muscolare con le proteine. Ma non è fondamentale che siano di origine animale". 

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