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Cronaca

Università, il Campus di Cesena perde iscritti: -1,7%

Nell'anno accademico 2015-2016 hanno registrato un aumento i Campus di Forlì (+12,8%), Ravenna (+5,3%) e Rimini (+2,7%)

Calano le immatricolazioni nella sede dell'Alma Mater di Cesena. Il Campus della città malatestiana ha fatto registrare una flessione dell'1,7%, unico segno negativo in Romagna. Nell'anno accademico 2015-2016 hanno registrato un aumento i Campus di Forlì (+12,8%), Ravenna (+5,3%) e Rimini (+2,7%). Si evidenzia inoltre anche la crescita delle lauree magistrali a Ravenna (+21,3%), a Forlì (+15,8%) e a Rimini (+10,7%), mentre le triennali crescono in particolare a Forlì (+11,3%) e a Bologna (+5,1%).

Andando poi a considerare le Scuole, crescono Scienze (+11,4%), Lettere e Beni Culturali (+10%), Economia, Management e Statistica (+9,5%), Ingegneria e Architettura (+4,7%) e Lingue, Letterature, Traduzione e Interpretazione (+1,3) mentre restano sostanzialmente stabili nelle immatricolazioni le scuole di Scienze Politiche (-0,9%), di Medicina e Chirurgia (-3,5%), di Farmacia, Biotecnologie e Scienze Motorie (-1,2%) e di Giurisprudenza (-1,1%). In calo Agraria e Medicina Veterinaria (-3,9%) e Psicologia e Scienze della Formazione (-4,6%). L’attrattività dell’Alma Mater è testimoniata anche dall’aumento delle iscrizioni ai test di accesso per i corsi a numero programmato, che crescono dell’8,6% rispetto allo scorso anno (34.671 domande di partecipazione contro le 31.919 del 2014).

A iscrizioni chiuse e al netto dei numeri legati al caso degli studenti di Medicina e di Odontoiatria che lo scorso anno si erano iscritti in seguito a ricorso al Tar, i nuovi immatricolati all’Alma Mater sono 23.793 contro i 22.906 alla stessa data dell’anno passato, facendo così segnare un incremento del 3,9% (i dati non considerano le immatricolazioni ai corsi attivati in base ad accordi internazionali per i quali gli studenti si iscrivono ad atenei partner). Gli studenti che si iscrivono all’Alma Mater sono giovani ragazze e ragazzi (nel 71,7% dei casi hanno 19 anni o meno) che sempre di più arrivano a Bologna e nei Campus della Romagna da fuori regione: se nell’anno accademico 2009/2010 gli iscritti non emiliano-romagnoli erano il 36,7%, nel 2014/2015 la percentuale è salita infatti al 44,9%. Un aumento che si fa sentire in particolar modo per le lauree magistrali: la percentuale di studenti che sceglie l’Università di Bologna dopo aver conseguito la laurea triennale in un altro ateneo è passata dal 28,6% del 2009/2010 fino al 44,4% del 2014/2015.

E crescono anche gli studenti internazionali: gli iscritti all’Università di Bologna con una cittadinanza estera erano il 5,9% del totale nel 2009/2010 e sono invece il 6,6% nel 2014/2015, con le nuove immatricolazioni internazionali passate dal 6,5% al 7,2%. Un numero che cala, invece, è quello degli immatricolati con Ofa, gli obblighi formativi aggiuntivi assegnati agli studenti non in possesso di tutte le conoscenze richieste per l'accesso. Se nel 2013/2014 a dover assolvere gli Ofa era il 25,1% degli immatricolati, nell’anno accademico 2014/2015 la percentuale è scesa al 22,4%. Dati in qualche modo speculari a quelli legati alla regolarità degli studi, che mostrano come ben l’81,4% degli iscritti ha acquisito almeno 20 crediti formativi del corso del 2014. Infine le lauree, che arrivano sempre di più nei tempi previsti (i laureati in corso sono passati dal 43% del 2009 al 58% del 2014) o poco più tardi: nel 2014 il 79% dei laureati ha conseguito il titolo entro il primo anno fuori corso, percentuale che era ferma al 70% nel 2009.

Di Maio - "Sono numeri che confermano la bontà della scelta del decentramento universitario romagnolo e che ci dicono che l'Alma Mater fa bene a rimettere al centro del proprio progetto di sviluppo le sedi decentrate - commenta il parlamentare Marco Di Maio. Fa ben sperare per il futuro la scelta del nuovo magnifico rettore, Francesco Ubertini, di tenere per sè la delega alla Romagna perchè oltre all'investimento sui muri dei campus, abbiamo bisogno di investimenti che aumentino ancor di più la qualità della didattica e di invertire definitivamente la rotta rispetto al ritorno all'accentramento su Bologna vissuto negli ultimi anni. Se qualcuno aveva dubbi sulla validità della scelta romagnola e sull'opportunità di investire sulle nostre sedi, ora sono definitivamente fugati". 

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