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Dante 2021, anche a Longiano una mostra per celebrare il Sommo Poeta

L'esposizione a cura della Fondazione Tito Balestra sarà dedicata alle edizioni e alle memorabilia dantesche della recente donazione ricevuta dal collezionista Giuseppe Angelucci

Giovedì 25 marzo è “Dantedì”, la Giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri, istituita nel 2020 dal Consiglio dei ministri su proposta del Ministero della Cultura. È infatti proprio il 25 marzo la data che gli studiosi riconoscono come inizio del viaggio della Divina Commedia: in questa ricorrenza viene celebrato in tutta Italia e nel mondo il genio di Dante. Anche Longiano quest’anno ricorderà Dante con una mostra.

Nel corso dell’anno dedicato al settecentenario dantesco, dunque, anche a Longiano si celebrerà il genio fiorentino, con una mostra al momento in preparazione, a cura della Fondazione Tito Balestra. Si tratta di un’esposizione dedicata alle edizioni e alle memorabilia dantesche della recente donazione ricevuta dal collezionista Giuseppe Angelucci, arricchita da preziose edizioni di opere dantesche che fanno parte dei fondi della Biblioteca Anna e Tito Balestra. Saranno visibili al pubblico, tra le altre opere, oltre trenta pubblicazioni della Divina Commedia dalla seconda metà del Cinquecento ai giorni nostri, con esemplari particolari e curiosi come l’Edizione Patriottica realizzata per i soldati al fronte nel 1918.
L’inaugurazione dell’esposizione, che assumerà un carattere permanente all’interno del Castello malatestiano di Longiano, sede della Fondazione Balestra, è prevista per metà settembre 2021.

Ma quali sono le tracce che ricordano l’Alighieri a Longiano? Innanzitutto, il primo dei Malatesti a governare e a dimorare nella residenza del Castello longianese, detto appunto Malatestiano (ben prima degli interventi quattrocenteschi che ne modificarono radicalmente la struttura e l’aspetto), fu Giovanni Malatesta, detto Gianciotto (1245ca - 1304), tristemente noto per l’uccisione del fratello Paolo e della moglie Francesca da Polenta, sorpresi assieme. La vicenda è resa immortale da Dante Alighieri nella Divina Commedia, Canto V dell’Inferno, in cui il Poeta incontra le anime dei due amanti, portate assieme dal vento, nel girone dei lussuriosi, in quello che è forse il più celebre e bello dei passi danteschi. Vi si profetizza, per bocca di Francesca, anche la pena eterna che attende l’assassino Gianciotto: finirà nella Caina, fra i traditori dei parenti, conficcato ghiaccio del Cocito, una condanna ben peggiore di quella toccata ai due innamorati.

Un’altra traccia dantesca a Longiano è la targa posta all’ingresso della Corte del Castello Malatestiano, che ricorda "Federigo Tignoso e sua brigata". Nel canto XIV del Purgatorio, Guido del Duca, a rampogna della Romagna contemporanea, rievoca con malinconia personaggi della Romagna antica, dove fioriva "amore e cortesia": tra essi, nel v. 106, figura appunto tale Federico Tignoso, nobile longianese, che nel 1199 guidò i suoi concittadini a giurare fedeltà alla città di Rimini. Da segnalare, infine, gli scritti dello studioso longianese Paolo Sambi (1794-1873), che scrisse un commento teologico-morale all’Inferno e ai primi canti del Purgatorio (Cesena 1858, Firenze 1862, 1864), nel clima romantico di rinnovato interesse per Dante.

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