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Venerdì, 28 Gennaio 2022
Cronaca

Dal sangiovese a 'e bustréng', dal dialetto alla piadina: ecco cosa significa "essere romagnolo"

Cosa vuol dire essere o sentirsi romagnolo? In un mondo sempre più globalizzato potrebbe apparire anacronistico voler puntare il dito su un'identità che non è così scontato sia condivisa da tutti.

Cosa vuol dire essere o sentirsi romagnolo? In un mondo sempre più globalizzato potrebbe apparire anacronistico voler puntare il dito su un'identità che non è così scontato sia condivisa da tutti. Ma la Fiera "Sono Romagnolo" (oggi e domani alla fiera di Pievesestina) invece di farsi questo tipo di domande, dà delle risposte. E sono risposte di base che mettono d'accordo tutti. 

Essere romagnolo significa ospitalità, perché appena si entra nella grande padiglione ad accogliere l'ospite ci sono una serie di proloco, associazioni del turismo, enti che organizzano sagre e feste popolari, c'è la Biblioteca Malatestiana, fiore all'occhiello del turismo. E poi essere romagnolo significa anche artigianato, manualità, amore e cura delle proprie tradizioni: c'è il fabbro Marco Magnani (di Panighina di Bertinoro) che ha portato un'enorme caveja, simbolo per eccellenza della Romagna, ci sono le magliette con le scritte in dialetto romagnolo, la ceramica, le tele stampate, i gioielli. Ma una forma di artigianato la fa anche chi lavora direttamente la terra, chi mette le mani in pasta tutti i giorni. 

Sono Romagnolo 2018 in Fiera a Cesena

E la Romagna è anche questo: prodotti come farine biologiche, aziende agricole come Malvezza di Castel Bolognese che fanno ancora la cotognata, coltivano frutti dimenticati. Perché la Romagna è anche riscoperta delle radici, delle vecchie buoni abitudini. E non poteva mancare il cibo con la birra artigianale, i dolci tipici, il fritto di Cesenatico, la piadina (servita e cucinata in tutti i modi), il crescione con le rosole, un buon bicchiere di Albana, il bustrengo di Rimini, la pagnotta pasquale di Mercato Saraceno. Ma che Romagna sarebbe se non ci fossero spettacoli come gli sciucaren, le recite in dialetto, la musica che mette allegria, un Paolo Cevoli che rende tutto più leggero, la casa editrice "Pontevecchio" di Cesena che in tutti questi anni ha valorizzato testi e tradizioni romagnole. Ospitalità, produttività, cibo e cultura sono di casa qui, una casa aperta a tutti.

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