Cronaca

Dal passaggio di Cesare sul Rubicone all'omicidio di Stefania: il libro sulla "Cesena criminale"

Il testo conduce il lettore all'interno di una Cesena oscura, una città dal passato tenebroso e che, inaspettatamente, riserverà molte sorprese anche a chi conosce la storia della città a forma di scorpione

Crimini, misfatti, violenze ma anche fatti misteriosi, inspiegabili. E' di questo che parla il libro di Paolo Turroni dal titolo "Cesena Criminale". A volerlo è stato l'editore Marzio Casalini per chiudere, idealmente, la trilogia cesenate scritta dal professore  Turroni comprendente i testi sulla Biblioteca Malastestiana e sulla festa di San Giovanni. Mentre negli altri due libri il registro linguistico era più leggero e sereno, in questo caso, il testo conduce il lettore all'interno di una Cesena oscura, una città dal passato tenebroso e che, inaspettatamente, riserverà molte sorprese anche a chi conosce la storia della città a forma di scorpione.

"Il primo crimine di cui parlo - spiega Turroni, docente al Liceo Monti che in questi mesi, per scrivere il libro, si è dedicato a numerose ricerche storiche - è il passaggio del Rubicone. Cesare si macchiò di un delitto che ha pagato con la guerra civile. Avrebbe potuto attraversare il fiume solo da cittadino privato e senza soldati al seguito, non da capo di un esercito. In questo modo diede inizio alla fine della Repubblica. Poi si passa al Sacco dei Bretoni. In quei 4 giorni, dal 1 al 3 febbraio del 1377, Cesena ha rischiato di non esistere più. Di essere rasa al suolo per sempre e sparire. Ma i capitoli che mi hanno dato più soddisfazione - continua Turroni - sono quelli riferiti all'età umanistico-rinascimentale. A venirmi in aiuto, ovviamente, è stato il documento ricchissimo di informazioni di Giuliano Fantaguzzi. Dalle cronache fantaguzziane sono riuscito a estrapolare moltissime notizie del 500, anche perché, se diamo uno sguardo dall'alto alla storia di Cesena, alla fine l'epoca Malatestiana, di cui invece si parla sempre molto, ha una vita abbastanza breve: inizia nel 1378 e finisce nel 1465, dura 90 anni. Tutto il resto è la vita di Cesena dentro lo Stato della Chiesa, sotto il controllo del Papa Re. E proprio dal diario tenuto da Fantaguzzi emerge la durezza della vita di quel periodo. Crimini, omicidi, ma anche violenze sessuali sono all'ordine del giorno. C'è un episodio che viene registrato da Fantaguzzi con una tranquillità inquietante. Un certo Ludovico Bucci violenta una bambina di nome Francesca di 9 anni e poi scappa da Cesena. Per calmare le ire della famiglia di questa bambina paga 10 carri di vino e con questo torna la pace, senza che nessuno si scandalizzi o gridi vergogna".

Nelle 176 pagine del libro - che si trova anche nelle edicole di Cesena - Turroni scrive anche dell'inspiegabile fatto che accadde alla contessa Bandi, prozia di Pio VI. Praticamente la donna fu vittima di un'autocombustione senza che la camera venisse interessata dal fuoco. A ritrovarla la mattina fu la cameriera che spiegò di aver visto una parte di corpo intatto e l'altra completamente incenerita. Iniziarono le indagini ma non venne mai trovato il motivo che causò quella terribile morte. Oltre alla contessa viene citata anche la strana sorte de "Il dottorazzo". Si tratta di Baldassare Pedroni, un dottore che morì nel 1414 e fu sepolto nella chiesa di San Francesco dove adesso c'è la Malatestiana. Dopo anni trovarono il corpo nella tomba e stranamente si era conservato in maniera eccezionale, praticamente si era trasformato in una mummia. A un frate venne in mente di usarlo come spauracchio durante una messa all'anno per ricordare alla gente che deve morire. Il "memento mori" (in ex carne e ossa) per più di due secoli venne mostrato ai fedeli in chiesa per ricordare loro che fine avrebbero fatto. Alla fine dei ragazzi lo rubarono e lo buttarono in un giardino per spaventare una famiglia, e la mummia si ruppe per sempre. Il libro prosegue poi con alcuni capitoli dedicati alla banda di Porta Romana, agli scontri tra Repubblicani e Socialisti, alla vita fatta anche di violenze dei minatori di Formignano e, in ultimo, all'aggressione che un marito geloso mise in atto nei confronti di Renato Serra. "L'ultima riflessione - conclude Turroni - ho deciso di farla ricordando Stefania Garattoni, la 19enne uccisa con 13 coltellate dall'ex fidanzato. Sono saltato da Renato Serra a Stefania, facendo un balzo di quasi un secolo, perché, purtroppo, con quell'efferato omicidio, per Cesena, come del resto per tutta l'Italia, sono iniziati anni segnati da femminicidi. Dopo di lei molte altre donne, in città o in zona, hanno trovato la morte per mano di mariti, ex conviventi o fidanzati. Una scia di sangue tristissima e senza senso. Ma questa è un'altra storia". 

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