Da Cesena un progetto tra produttori e negozi all’insegna dell’etica e della qualità

Da Cesena parte un progetto solidale per stringere una collaborazione tra produttori, negozi e pubblici esercizi, all'insegna dell'etica, del gusto e della qualità.

Da Cesena parte un progetto solidale per stringere una collaborazione tra produttori, negozi e pubblici esercizi, all’insegna dell’etica, del gusto e della qualità. Se ne è parlato al Festival Internazionale del Cibo di Strada, in un incontro sulla filiera del Caffè al quale erano presenti anche i presidenti nazionali della Fiepet e della Fiesa Confesercenti nazionale. Il Festival Internazionale del Cibo di Strada, organizzato da Confesercenti Cesenate, Slow Food Cesena, Conservatoire des Cuisines Mèditerranèennes ed Eventi in Itinere, appena conclusosi con successo, nella nuova location di Piazza del Popolo, a Cesena, ha visto nel proprio programma svolgersi incontri, appuntamenti, talk food con approfondimenti sulle tematiche legate allo street food. 

Particolare è stato l’incontro “Caffè con i Q'etchis”, nel quale c’è stato un dialogo, condotto dalla giornalista Elisabetta Boninsegna, con riflessioni sulla valorizzazione dell'identità e della biodiversità in un caffè buono, pulito e giusto, dalla produzione fino al mercato e alla tazzina al bar. Con Alessio Baschieri, dell’albero del Caffè, di Anzola Emilia e con Alice Fanti, del Desk America Latina-Progetto Mariposas, Cefa Onlus, si è parlato della esperienza nel Quiche, in Guatemala, dove due progetti difendono l'identità del popolo Maya e la figura della donna al centro della comunità. L’incontro è stato l’occasione per scoprire (e bere) il frutto di un lavoro di successo che unisce una produzione di caffè di qualità alla ricchezza delle tradizioni e della biodiversità della foresta. La degustazione guidata di caffè in diversi tipi di estrazione è stata curata dell’esperto Enrico Maltoni e ha introdotto il dialogo al quale hanno preso parte Esmeralda Giampaoli, presidente nazionale Fiepet-Confesercenti e Giampaolo Angelotti, presidente nazionale Fiesa-Confesercenti. 

Sulla riflessione che una maggiore coscienza alimentare dei consumatori può cambiare il nostro futuro, si è parlato dei progetti che nascono con l'obiettivo di coniugare il gusto e la ricerca della qualità in un prodotto (in questo caso nel caffè) a un alto contenuto etico, biologico e solidale. Un caffè che viene prodotto nel rispetto dell'ambiente e delle persone coinvolte nell'intero processo, dalla coltivazione alla lavorazione finale. Slow Food ha lanciato le linee guida del “buono, pulito e giusto”, cercando di dare valore a chi si occupa della produzione del cibo e di far lavorare in condizioni dignitose contadini e lavoratori, senza sfruttare pesantemente l'ambiente e il territorio. Il presidente nazionale Fiesa-Confesercenti (la federazione degli alimentaristi), Giampaolo Angelotti ha fatto cenno alla responsabilità dei consumatori che dovrebbero dirigersi, con l’aiuto dei negozianti, verso scelte più attente e sensibili, richiedendo certi prodotti al posto di altri che vengono venduti invece a prezzi bassissimi, perché non c’è una attenzione alla produzione etica e di qualità. La presidente nazionale della Fiepet-Confesercenti (la federazione dei pubblici esercizi), Esmeralda Giampaoli, ha lanciato l'idea di realizzare nei bar, in modo sperimentale, le “colazioni buone e solidali”. 

Attraverso un’alleanza con i produttori si potrebbero prevedere nei bar colazioni che vengono preparate dai baristi con prodotti (caffè, latte, farine) solidali, provenienti da produzioni senza sfruttamento, capaci di rappresentare, sia per l'ottima qualità che per etica un valore aggiunto particolare. Insomma, ci sono i presupposti per fare in modo che da queste riflessioni possa nascere un patto e una collaborazione tra pubblici esercizi, negozi e prodotti etici di qualità che rispettano l’ambiente: una rete solidale tra partner sensibili in un progetto dove gli esercenti possano incontrare e stringere accordi con i produttori, impegnandosi a proporre e valorizzare i loro prodotti. In questa maniera si potrebbero coinvolgere piccoli produttori e piccoli attività del commercio e dei pubblici esercizi, in un modello virtuoso basato sulla qualità e sulla salvaguardia di saperi tradizionali, nel rispetto dell’uomo, dell’ambiente, del territorio e della cultura.

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