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Covid e disabilità, il calvario di una mamma 'attaccata' al figlio: "Tanta sofferenza ma siamo guariti"

"Quando ho saputo della positività di Nico al Covid ho pianto, temevo quello che mi aspettava, in realtà quello che mi aspettava è stato peggio di quello che temevo"

Un post su Facebook che è anche uno sfogo per una vicenda che si è fortunatamente conclusa con un lieto fine. Una mamma (Silvia Faberi) racconta la positività al Covid di un figlio disabile, il calvario che ha portato anche lei a contrarre il virus. Entrambi hanno lottato contro la subdola malattia e sono guariti. "Quando ho saputo della positività di Nico al Covid ho pianto, temevo quello che mi aspettava, in realtà quello che mi aspettava è stato peggio di quello che temevo".

La mamma ripercorre nel post su Facebook tutte le paure e le difficoltà vissute: "Inizialmente la preoccupazione era concentrata nel superare il periodo di quarantena, che per la situazione di Nico, con importanti esiti da un grave trauma cranico, è già un impresa titanica. In quel momento ero sola, onde evitare di estendere il contagio ad altri familiari, ad occuparmi di lui, 24 ore su 24. Poi via via la preoccupazione per le sue condizioni di salute sono aumentate, febbre alta e desaturazione, e considerando che non è in grado di comunicare il suo reale stato di malessere mi decido a chiamare l’ambulanza per sottoporlo ad un vero controllo".

La diagnosi è impietosa per Nico: "Polmonite bilaterale e ricovero. E qui la realtà mi si è parata davanti in tutta la sua crudezza. Da una parte la necessità di assistere un figlio che non avrebbe potuto subire un ricovero da solo, se non sedato con buona pace per le sue capacità cognitive, e dall’altra l’esigenza di proteggermi da una malattia che per età anagrafica poteva essermi letale. La preoccupazione per la sua salute, quella per la mia e il pensiero di cosa ne sarebbe stato di lui se mi fosse successo qualcosa, hanno affollato la mia mente e il mio cuore mentre difendevo il suo diritto a non essere abbandonato, quando mi è stato richiesto di lasciare il reparto covid dove stavano ricoverandolo. Ho dovuto spiegare che il mio non è solo un attaccamento di mamma (ancora una volta) ma una esigenza reale, dovuta ad una disabilità cognitiva".

La caparbietà della signora gli ha aperto le porte del reparto Covid, vicino a suo figlio: "Il fermo rifiuto ad andarmene, sostenuto per 3 lunghissime ore, e la sopravvenuta consapevolezza dei sanitari che Nico sarebbe stato ingestibile, mi hanno aperto le porte del reparto covid, anche se quelle ore terribili in cui ho dovuto lottare per la vita di mio figlio, mi hanno segnato indelebilmente. Poi mi sono ammalata anch’io e le difficoltà sono aumentate, ancora una volta eravamo noi due soli".

Una vicenda a lieto fine perchè spiega la mamma "alla fine siamo guariti". Ma resta intatto il problema che riguarda tante persone, impegnate quotidianamente nella gestione difficile di un familiare disabile: "Rimane l’amaro di sapersi sempre soli ad accudire un figlio disabile, soli durante il lockdown, soli davanti alla malattia, e il pensiero, terribile, di cosa ne sarà di lui quando non me ne potrò più occupare".
 

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