Cronaca

Andamento choc del Covid in Romagna: 521 morti in soli 50 giorni, il Cesenate l'area più "graziata"

In 50 giorni il Coronavirus ha causato 521 morti in Romagna, una cifra pesantissima che si riassume in più di 10 morti in media in ogni giorno dell'ultimo mese e mezzo

In 50 giorni il Coronavirus ha causato 521 morti in Romagna, una cifra pesantissima che si riassume in più di 10 morti in media in ogni giorno dell'ultimo mese e mezzo. Il dato choc emerge da un'elaborazione sui rapporti settimanali dell'Ausl Romagna e riferiti ad un periodo di 7 settimane, dal 25 ottobre al 13 dicembre scorso, vale a dire da quando l'epidemia è ripresa con quella che viene definita la “seconda ondata”. Nelle stesse 7 settimane l'Ausl Romagna ha contato 22.764 positivi al test, di cui 10mila circa di asintomatici. Ciò significa che circa 2 romagnoli su 100 nell'ultimo mese e mezzo si sono ritrovati con un referto positivo al tampone.

Seconda ondata più dura della prima in Romagna

La seconda ondata, dal punto di vista dei decessi, si sta rivelando più drammatica della prima. In tutto quel periodo, tra marzo e maggio scorsi, la Romagna si trovò a celebrare circa 500-510 funerali causati dal Covid, meno di quelli causati dall'attuale ondata di contagi (521), che tra l'altro è ancora in corso e che purtroppo continuerà a mietere, statisticamente parlando, ulteriori vittime. A staccare i due momenti una pausa estiva che - vista con l'occhio di ora - fu un vero e proprio periodo di grazia: nei due mesi di agosto e settembre, quando già nascevano le prime polemiche e i primi effetti negativi degli assembramenti di Ferragosto, la Romagna contò appena 8 decessi. Dal 27 luglio al 27 settembre, vale a dire in due mesi, meno morti di quelli che ora avvengono in un giorno, nel medesimo territorio.

I duri numeri della mortalità

A essere drammaticamente funestata dai lutti è la provincia di Ravenna. Domenica 25 ottobre il conteggio ufficiale indicava 87 vittime, di fatto un'area solo sfiorata dall'epidemia fino a quel momento. Domenica 13 dicembre, un mese e mezzo dopo, i morti conteggiati sono 343, vale a dire 256 in più. L'autunno nero del Covid rimarrà nella storia di Lugo, che ha pianto 51 morti in un mese e mezzo, e Alfonsine, con 25 morti nello stesso periodo. Una concentrazione di decessi elevatissimo se rapportato alla popolazione residente. Segue il territorio della provincia di Rimini che schizza da 242 a 421 morti, vale a dire 179 in più in un mese e mezzo. Forlì-Cesena è, invece, la provincia meno travolta dalla seconda ondata ed in particolare il Cesenate, che riportò i dati di mortalità più “miti” la scorsa primavera, e che ora riesce a conservare questo trend. Il conteggio della seconda ondata per il Cesenate vede il passaggio da 81 decessi nelle statistiche ufficiali a 119, vale a dire 38 in più. Stesso andamento per Forlì e il suo comprensorio: al 25 ottobre, all'inizio della seconda ondata, questo territorio aveva visto 111 decessi, passati a 159 il 13 dicembre, vale a dire 48 in più in un mese e mezzo.

Si ribalta la geografia della mortalità

Rispetto alla prima ondata cambia completamente la geografia delle aree più colpite. Tra marzo e maggio scorsi, nella prima ondata, il Ravennate venne solo sfiorato, mentre l'area a maggior concentrazione di contagi e decessi era la provincia sud di Rimini, con tanto di istituzione della "zona rossa" per tenere parzialmente a riparo almeno il capoluogo dalla tsunami che si stava verificando appena qualche chilometro verso le Marche, come ad esempio a Cattolica. Accanto alla provincia di Rimini preoccupavano anche gli andamenti dei decessi delle città di Forlì e di Cesena. Ora, invece, il quadro è del tutto ribaltato: Ravenna e la Bassa Romagna nell'ultimo mese e mezzo sono state flagellate dall'epidemia addirittura in modo più crudo che l'area sud della provincia di Rimini nella prima ondata, quella che venne confinata nella "zona rossa" con tanto di blocchi stradali tra Rimini e Riccione. Quest'area, infatti, riportò 35-37 morti in comuni come Riccione e Cattolica, ora invece si contano i più di 50 morti di Lugo per la seconda ondata. In provincia di Rimini, pare esserci una vistosa tregua nell'area sud, ma il Covid sta picchiando duro a Rimini città e nell'area nord della provincia, come Santarcangelo e Bellaria. E infine, Forlì e Cesena che erano “sorvegliate speciali” nella prima ondata, ora riportano statistiche estremamente lievi nell'incremento dei decessi rispetto alla prima ondata, se rapportati a una popolazione di circa 100mila abitanti e più delle due città.

I dati mancanti delle case di riposo 

Difficile dire quanto quest'andamento a macchia di leopardo, anche in Romagna, dipenda dal rispetto delle misure anti-contagio nelle diverse aree della nostra terra. Più probabile, invece, che questa mappa geografica del Covid in Romagna dipenda da grossi focolai, specialmente nelle case di riposo della provincia di Ravenna, con cui non è possibile mettere in correlazione le statistiche per Comune in quanto l'Ausl Romagna e gli altri enti, come Regione e Prefetture, non stanno diffondendo questi drammatici numeri, che però prima o poi – volenti o nolenti – andranno resi pubblici in modo ufficiale.

I dieci Comuni romagnoli più colpiti 

C'è infine da fare una triste classifica dei dieci Comuni romagnoli più colpiti dalla carneficina causata dal Covid. In termini assoluti al primo posto c'è Ravenna con 109 morti negli ultimi 50 giorni (da 37 a 146 decessi, dal 25 ottobre al 13 dicembre), seguita da Rimini con 100 morti in più (da 98 a 198), terza in questa drammatica classifica è Lugo con 51 decessi in più (da 4 a 55 morti), al quarto posto Forlì, che vede 26 decessi in più (dai 70 morti della prima ondata ai 96 attuali), al quinto il piccolo comune di Alfonsine, che piange 25 morti in più (da 3 a 28), al sesto posto Faenza con 19 morti in più (da 15 a 34), alla pari di Santarcangelo (da 4 a 33 morti), all'ottavo posto Bellaria con 16 decessi in più (da 6 a 22), al nono posto Cesena con 14 decessi in più (da 67 a 81 morti), al decimo Riccione con 13 decessi in più (da 37 a 50 morti). Subito sotto i primi dieci, si nota l'incremento di 10 morti in 50 giorni a Bagnacavallo e Cervia.

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