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Domenica, 22 Maggio 2022
Cronaca

La diocesi boccia la mozione del Comune: "Si eviti un Ddl Zan su scala locale"

A seguito dell'adesione da parte dell'amministrazione alla rete anti discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere (Ready)

Il Consiglio pastorale diocesano e il Consiglio diocesano delle aggregazioni laicali esprimono forti perplessità e di fatto “bocciano” la scelta del consiglio comunale di Cesena di aderire alla rete Ready, volta a promuovere l’agenda Lgbt nel paese. In una nota il Consiglio pastorale e il Consiglio diocesano parlano apertamente di “fatto grave verificatosi nella città, passato sotto silenzio, le cui conseguenze sono attuali e lo saranno anche in futuro”.

La mozione approvata dal consiglio comunale di Cesena risale allo scorso 30 luglio, si tratta di un indirizzo politico di adesione a Ready

(Rete anti discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere) a cui possono aderire regioni, provincie e comuni trattando i temi del diritto del lavoro delle persone omosessuali e transessuali, e organizzando giornate tematiche ed eventi diffusi sul territorio.


“Ci preoccupano le prassi definite “buone” che l’amministrazione comunale di Cesena dovrà “impartire” ai cittadini, oltre al sostegno e all’adesione agli eventi Gay Pride, come la promozione di “progetti nelle scuole sull’identità di genere” - fanno sapere il consiglio pastorale e il consiglio diocesano -. Con tale adesione ci pare che il Comune, nei contenuti, cerchi di ottenere gli effetti che si sarebbero raggiunti con il cosiddetto Ddl Zan, imponendo a livello amministrativo quanto non ottenuto a livello nazionale”.


In merito allo stesso Disegno di legge la presidenza della Cei aveva già espresso perplessità sul testo con due note diffuse il 10 giugno 2020 e il 28 aprile 2021. Anche il vescovo di Cesena era intervenuto il 15 maggio scorso nella Lettera alla comunità diocesana “Per amore del mio popolo” ritenendo il testo fonte di perplessità e dubbi poiché volto a creare confusione antropologica, a partire dall’annullamento della differenza e complementarietà sessuale, della reciprocità uomo-donna su cui si fondano la famiglia e l’educazione a vantaggio di un’autopercezione individuale.


“Ci preoccupa la scelta di adesione alla rete Ready - conclude la nota - poiché di fatto favorirà la propaganda di teorie, come quella del gender, già definite da papa Francesco come colonizzazione ideologica dei piccoli e dei giovani. Riteniamo che gli impegni previsti nell’adesione alla rete, favorendo la cultura di indistinzione tra maschio e femmina e l’irrilevanza di padre e madre, portino a un indebolimento della famiglia, comunità naturale in cui si sperimenta la socialità umana e che contribuisce in modo unico e insostituibile al bene e al proseguimento della società”.

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