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Settant'anni fa Cesena era libera e distrutta, ecco la storia della sua rinascita

Per il settantesimo anniversario della Liberazione di Cesena si è tenuto lunedì mattina un consiglio comunale aperto all'interno del teatro Bonci, il centro della cultura cittadina. Lo ha rimarcato anche l'intervento del Sindaco Paolo Lucchi

Per il settantesimo anniversario della Liberazione di Cesena si è tenuto lunedì mattina un consiglio comunale aperto all'interno del teatro Bonci, il centro della cultura cittadina. Lo ha rimarcato anche l’intervento del Sindaco Paolo Lucchi durante il Consiglio comunale aperto. Lucchi ha così ricordato il 20 ottobre di 70 anni fa, quando le truppe alleate dell’Ottava Armata ed i partigiani, entravano in città da Porta Santi, segnando così la fine di un lungo periodo tra Guerra e Fascismo.

LA LETTERA DI UN MILITARE IN FUGA. Lucchi cita una lettera di un militare in fuga: “Pochi giorni fa, quando ho ricevuto la lettera del signor Francesco Sica, di Filadelfia in provincia di Vibo Valentia. Nella sua lettera, il signor Sica ha voluto raccontarmi le traversie che nel 1943, militare sbandato in fuga dalle rappresaglie naziste, lo portarono a Cesena: “Non fui scoperto – scrive - grazie ad una donna popolana di via Savio, che mi spalancò la porta di casa senza alcuna esitazione. Un gesto d’amore materno per proteggermi dalle insidie del mio cammino, pieno di pericoli mortali e di agguati micidiali”. Un gesto – aggiungo io – semplice quanto coraggioso, compiuto da una donna di cui non sappiamo il nome. Uno dei tanti protagonisti sconosciuti di quell’epoca a cui oggi, idealmente, rendiamo omaggio”.

IL TEATRO COME LUOGO SIMBOLO. Continua Lucchi: “ Non è un caso se abbiamo scelto di celebrare l’anniversario della Liberazione della nostra città proprio nel nostro bel Teatro, simbolo culturale di Cesena e della Romagna. Nelle settimane successive anche il teatro Bonci, come altri edifici pubblici, viene requisito dagli alleati per esigenze logistiche. Ma appena se ne offre l’opportunità – 14 mesi dopo, nel gennaio del 1946 - la Giunta di Cesena (quella, guidata da Sigfrido Sozzi, uomo della Resistenza) ne chiede la “derequisizione”. Fra le ragioni che la Giunta indica per spiegare i motivi per i quali il Bonci “abbisogna al Municipio”, vi è “l’uso quasi giornaliero del teatro in questo periodo pre elettorale”. E subito dopo (il 12 febbraio 1946), la Giunta approva il primo progetto di riparazione del tetto, indicando come prioritaria “la necessità di recuperare il magnifico tempio dell’Arte (scritto con la iniziale maiuscola, nella delibera) che vanta con questo anno la sua gloriosa vita centenaria”. Ve ne rendete conto? Di fronte ad una città distrutta dalla guerra, ancora piena di sfollati e di famiglie in una situazione di grave disagio, nella quale manca tutto o quasi, la Giunta comunale (quella composta da donne ed uomini cresciuti nella lotta clandestina al fascismo e poi nella lotta armata al nazifascismo), si dà una priorità; sceglie di avviare la ricostruzione anche cominciando da quello che è uno dei simboli più illustri della cultura cittadina. E dimostra così nei fatti come la ricostruzione della comunità debba precedere quella di qualsiasi edificio”.

“A me pare che questa parte di storia del “Bonci” e della nostra città, testimoni, con la concretezza dei fatti, la forza ed i valori che animavano le donne e gli uomini usciti dalla guerra e chiamati a ricostruire il nostro Paese. Quella stessa forza, quegli stessi valori che, durante la Resistenza, hanno sorretto la scelta dei tanti che si opposero al regime nazifascista per restituire agli italiani la libertà, affrontando pericoli e sofferenze, spesso fino al sacrificio supremo della vita. Deve essere chiaro, rimanere scolpito nelle nostre menti: questi settant’anni di pace e democrazia vissuti dal nostro Paese e dalla nostra città, sono l’eredità di chi ha combattuto per esse”.

LA COSTITUZIONE. Rivolgendosi ai ragazzi, conclude Lucchi: “Mi permetto di ricordarlo soprattutto alle tante ragazze ed ai tanti ragazzi che sono qui oggi: anche se le generazioni passate non sono riuscite a portare quel programma a pieno compimento, non cadete nella tentazione di considerare la Costituzione una legge antica ed ormai poco utile. Pensate, piuttosto, come diceva ancora Calamandrei, che “Dietro ogni articolo della Costituzione, dovete vedere giovani come voi che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta”. Quei giovani sacrificarono la loro vita per consentirci le libertà che oggi abbiamo e forse sarebbe utile ricordare che la guerra e la resistenza furono combattute soprattutto da giovanissimi.

GILBERTO ZOFFOLI (LIBERA CESENA). Il capo dell'opposizione di centro-destra in Consiglio Comunale, Gilberto Zoffoli da parte sua ha aggiunto, nel suo intervento: “Il 20 ottobre infatti Cesena veniva liberata dalle truppe alleate, dall’VIIIa Armata, da quei soldati che combattendo contro il nazifascismo erano convenuti da paesi lontanissimi: dall’Australia alla Nuova Zelanda, dall’India fino ai soldati polacchi, inglesi, americani e come non ricordare i soldati della brigata ebraica che si sacrificarono per ridarci la libertà. Dobbiamo anche ricordare l’importante contributo assunto dalle formazioni partigiane composte da uomini e donne iscritte a quei partiti che formarono prima il CLN e poi le giunte locali e in seguito elessero l’Assemblea Costituente.

Furono questi uomini e queste donne che riscattarono l’Italia, che permisero al nostro Paese di essere ancora una Democrazia. Un nome fra molti, perché è certo che nella nostra terra come in altre zone, la Resistenza al nazifascismo non ha un solo volto e un solo colore, quello di Antonio Manuzzi, presidente del CLN, il cui equilibrio e la cui saggezza permise di traghettare la città dalla dittature alla democrazia, sedando gli odi e la sete di vendetta che covavano all’interno delle nostre comunità”.

“Un uomo insieme ad altri, penso a uomini come Galli, Ghirotti, Farabegoli, ma anche figure che hanno sacrificato la loro vita e a cui sono molto personalmente legato come Rino Suzzi di Calisese, Pietro Pironi di Gattolino, uomini il cui pensiero, l’azione, il coraggio, la generosità, l’impegno tenace, la dedizione agli ideali in cui ciascuno credeva, noi abbiamo il dovere di trasmettere alle nuove generazioni, perché conoscano il loro passato, il dolore e il sangue che è stato versato per garantire a loro e a tutti noi un paese libero e civile”.

AI RAGAZZI. Sempre Zoffoli: “La chiave più attuale, allora, per celebrare oggi questo anniversario è forse porsi la domanda educativa. Parliamo spesso del valore della memoria. Ma la domanda educativa interpella l'importanza di educare alla memoria, ai valori della liberazione e della repubblica. Ma cosa vuol dire in concreto trasmettere tutto ciò ai ragazzi, ai giovani, per i quali il rischio è che “discorsi”, “lezioni”, siano distanti dal loro ascolto, dalla loro vita?

Con semplicità, educare alla memoria, vuol dire prendersi cura delle cose di tutti come fossero le nostre e delle nostre come fossero per tutti. Se i giovani, questi nostri giovani, non vedono esempi di persone che mettono tutto questo prima del loro benessere, con sacrificio, passione e gratuità, avremo solo sprecato fiato! L’educazione alla memoria, di questa liberazione di Cesena in particolare, chiede a noi amministratori di essere veri, di anteporre sempre l’interesse comune e il bene di tutti”.

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