"Condotta anti-sindacale", si riaprono i giochi per circa 200 ex dipendenti Brc

Si riaprono potenzialmente i termini degli accordi del 2015 che portarono circa duecento lavoratori bancari dell'ex Banca Romagna Coperativa (Brc) in Banca Sviluppo

Si riaprono potenzialmente i termini degli accordi del 2015 che portarono circa duecento lavoratori bancari dell'ex Banca Romagna Coperativa (Brc) nel gruppo di credito cooperativo Banca Sviluppo. In tale passaggio, connesso al salvataggio della banca cesenate in crisi, i dipendenti videro tagliati  diversi  diritti contrattuali, al fine di alleggerire il costo del personale e permettere così la salvaguardia dei posti di lavoro. Tale accordo fu firmato dalle sigle sindacali dei bancari di Cgil e di Cisl, ma non dal sindacato autonomo Fabi e dalla Uil-Uilca.

Ed è stata proprio il sindacato Uil-Uilca a portare in tribunale l'ex Brc e Banca Sviluppo, lamentando il mancato rispetto della normativa che prevede obblighi di concertazione con i sindacati nelle fasi di cessione di azienda o di ramo di azienda. Dopo un primo decreto sfavorevole al sindacato, il giudice del lavoro del Tribunale di Forlì Roberta Dioguardi con una sentenza di alcuni giorni fa ha dato ragione alla Uil, rappresentata dagli avvocati Piergiovanni Alleva e Alessandra Raffi, riconoscendo la condotta antisindacale di Banca Sviluppo. 

Tale riconoscimento non annulla tout-court gli accordi del 2015, a cui seguirono – con una procedura contestata dalla stessa Uil – degli accordi individuali coi singoli lavoratori, e non collettivi, per il passaggio da Brc a Banca Sviluppo. Tuttavia il giudice con la sentenza impone la “rimozione degli effetti della cessione intervenuta il 17/5/2015 e l'avvio della procedura informativa” che, come lamentato dalla Uil, non si sarebbe tenuta correttamente all'epoca. Questo potrebbe quindi comportare una revisione della situazione contrattuale degli ex dipendenti di Brc in Banca Sviluppo, che nel frattempo sarebbero diminuiti di alcune decine rispetto ai 200 iniziali. La sentenza, chiaramente, potrà essere appellata da Banca Sviluppo, difesa dagli avvocati Felice Testa, Francesca Spirito, Benedetta Testa e Fabrizio Flamini.

“Voglio precisare che la Uil non ha mai negato la possibilità che il salvataggio dell'ex Brc potesse comportare una riduzione concordata delle condizioni contrattuali dei lavoratori, ma abbiamo sempre ritenuto che il nostro interlocutore dovesse essere Banca Sviluppo e non la banca in fase di liquidazione, con una procedura prevista per la cessione di aziende o rami d'azienda, che a nostro giudizio è stata invece bypassata. Saremmo stati cioè pronti a confrontarci su un piano industriale proposto da Banca Sviluppo”, spiega il segretario cesenate della Uil Marcello Borghetti. Sulle azioni future Borghetti va cauto: “Ci confronteremo con gli avvocati su cosa è meglio fare, ma partendo da una sentenza che a distanza di  due anni e mezzo ci dà ragione e che impone la “rimozione degli effetti” per quanto riguarda la situazione contrattuale e retributiva dei lavoratori”.

Sulla sentenza interviene anche Giuseppe Del Vecchio, Segretario Nazionale UILCA: “Al contrario di “alcune” organizzazioni sindacali che stipularono l’accordo senza rispettare gli obblighi di legge e penalizzando i dipendenti, la Uilca ravvisò da subito la necessità di un confronto preventivo, al fine di limitare le ricadute sui lavoratori per effetto della cessione dell’azienda. Per queste ragioni la Uilca è stata costretta a rivolgersi al Giudice del Lavoro. Ovviamente come Uilca siamo soddisfatti per un risultato che riteniamo nel merito e giuridicamente straordinario”.

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