Comune condannato a pagare le spese a Davide Fabbri: "La legge non consentiva altre strade"

Lo sostiene una fredda comunicazione del municipio, firmata dal Segretario Comunale Manuela Lucia Mei, in risposta all'annuncio del blogger e attivista Davide Fabbri che il Comune dovrà risarcirgli 10.600 euro

Il diniego delle spese legali da parte del Comune sostenute da Davide Fabbri quando era consigliere comunale era dovuto per le norme. Lo sostiene una fredda comunicazione del municipio, firmata dal Segretario Comunale Manuela Lucia Mei, in risposta all'annuncio del blogger e attivista Davide Fabbri che il Comune dovrà risarcirgli 10.600 euro, vale a dire il doppio di quanto aveva inizialmente chiesto. “Uun diverso atteggiamento, stante le disposizioni vigenti al momento dei fatti, avrebbe potuto comportare responsabilità di vario tipo in capo ai soggetti agenti, ivi inclusa quella erariale”, spiega Mei in burocratese per indicare semplicemente che non vi era norma che permettesse di erogare quel denaro pubblico.

Spiega Mei: “La vicenda che interessa Davide Fabbri deve necessariamente essere inquadrata tenendo conto dell’arco temporale di svolgimento dei fatti che la caratterizzano. Il caso in questione risale, infatti, al 2006 e la delibera con la quale ha avuto epilogo il relativo procedimento, sotto il profilo amministrativo, è datata 22.10.2013. In tale periodo la materia oggetto della controversia era espressamente disciplinata solo per i dipendenti degli enti locali dal relativo contratto di lavoro. Solo successivamente il legislatore statale ha riconosciuto, con l’art. 7-bis del d.l. 78/2015, detto diritto anche in favore degli amministratori locali”.

Fabbri,  nel 2006, nell'esercizio della sua attività di consigliere comunale si ritrovò accusato di diffamazione, querelato da un imprenditore. Fabbri ha tuttavia avuto ragione in tribunale, ma il Comune di Cesena non ha voluto rifondergli le spese legali di 5.300 euro. Da qui una nuova vertenza civile di Fabbri contro il Comune, vinta ancora una volta dal blogger, con la cifra da riconoscergli lievitata nel frattempo a 10.600 euro.

“Per altri versi va rilevato come, in tali ipotesi, l’indirizzo della giurisprudenza contabile, nonché dello stesso Ministero dell’Interno (Ministero dell’Interno, con nota del 12 Luglio 2002 prot. 15900/10/B/I/A) ritenessero  in ogni caso necessario, ai fini della sussistenza del riconoscimento del rimborso, la presenza dell’ulteriore indispensabile requisito rappresentato dalla conclusione del processo penale con sentenza di assoluzione con formula piena rimanendo quindi escluse le spese sostenute dall’amministratore se il proscioglimento è avvenuto in fase istruttoria”, dice Mei, che rimarca poi che il caso di Fabbri “rientra in tale ultima ipotesi”.
 

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